Vito Ricci

in Studi bitontini, 89/2010, pp. 49-61

 

Nel Medioevo, il territorio di Giovinazzo – come quello della vicina Molfetta – conobbe, all’interno della Puglia, crocevia tra Occidente e Terrasanta, un notevole passaggio di pellegrini e crociati. Una delle testimonianze è fornita dall’attestazione degli hospitales [1] nell’area geografica in esame e negli immediati dintorni. Ad esempio, a Molfetta, ancora prima dell’inizio del fenomeno crociato, nel 1095 il normanno Ruggiero, secondogenito di Roberto il Guiscardo, fece costruire due ospedali [2], di cui uno solo è giunto in parte ai nostri giorni. Funzione principale dell’ospedale, ubicato sulla via litoranea, era quella di accogliere i pellegrini che si recavano presso i grandi santuari della Puglia – San Michele Arcangelo e San Nicola –, per poi imbarcarsi e raggiungere la Terrasanta. Accanto all’ospedale, dal 1162 sorse la chiesa che ne assicurava l’assistenza spirituale nota come Madonna dei Martiri. Un ospedale di San Primo è attestato nel 1176 [3], nell’omonimo casale situato verso Bisceglie, mentre uno intitolato a San Giacomo, non lontano da Molfetta, fondato nel 1173 [4], è ricordato nel 1180 [5] in un atto di conferma dei possessi della Badia della Trinità di Cava de’ Tirreni a Molfetta, effettuato da Roberto II, conte palatino di Loretello e Conversano e signore di Molfetta, al quale l’ospedale risulta appartenere: «[…] hospitali nostro sancti Iacobi non longe a civitate nostra Melficte sito ». A Terlizzi, accanto alla chiesa di Sovereto [6], esisteva l’hospitale gestito dall’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, mentre all’episcopio di quella città apparteneva un « hospitalis Sancte Lucie » citato in documento del 1160 [7]. Anche nell’agro di Giovinazzo, il Marziani attesta un ospedale annesso alla chiesa di San Pietro di Rubissano [8]. Altra traccia del passaggio dei crociati nel territorio di Giovinazzo è quella legata all’icona della Madonna di Corsignano. Nel 1187, i crociati furono sconfitti dai musulmani e Gerusalemme fu presa da Saladino il 2 ottobre: molti cristiani fuggirono, portando con sé molte sacre reliquie e devote immagini. Tra i fuggiti di Terrasanta – per quanto tramandato dalla tradizione popolare – vi fu un crociato francese di nome Gereteo Alesboysne, il quale, di ritorno dalla Terrasanta, dopo un lungo viaggio per mare, sbarcò a Brindisi. Proseguendo il suo viaggio per terra per tornare in patria, si ammalò e si fermò nel casale di Corsignano [9] e narrò l’immane scempio che i musulmani avevano fatto deicristiani. Il crociato aveva portato con sé un dipinto della Vergine realizzato suuna tavola di cedro – secondo la tradizione, trafugato dalla chiesa dei monaci basiliani di Edessa, nelle vicinanze di Salonicco, in Grecia – e, una volta guarito, prima di ripartire per la Francia ne fece dono al sacerdote di Corsignano che lo aveva curato nella malattia [10]. Da quest’episodio la chiesa del casale di Corsignano prese il nome di ‘Santa Maria’.

 

1 Gli hospitia, le domus hospitalis, gli xenodochia, noti prima del XIII secolo, erano dei rifugi per gli stranieri (hospites, xenoi), i viaggiatori, i pellegrini e i poveri girovaghi che erano molto numerosi nel Medioevo.
2 F. Sammarelli, Il tempio dei crociati a Molfetta dalle origini ad oggi, s.l. 1936.
Codice Diplomatico Barese (di seguito CDB), VII, Le carte di Molfetta (1076-1309), a cura di F. Carabellese, Bari 1912, doc. n. 56.
4 L’ospedale, con l’annessa chiesa dedicata a San Giacomo, fu fatto costruire a sue spese da Roberto II nelle vicinanze del porto di Molfetta («  prope portu[…] Melficte ») situato su una cala a ponente della città: M.I. De Santis, La chiesa di S. Giacomo di Molfetta in due visite pastorali tra ‘600 e ‘700, in Archivio storico Pugliese 37, 1984, 161-183, in particolare 161-162.
5 CDB VII, doc. n. 62.
6 G. Valente, Feudalesimo e feudatari in sette secoli di storia di un comune pugliese (Terlizzi 1073-1779). Periodo svevo (1194-1261), II, Molfetta 1983, 67-127.
7 CDB III, Le pergamene della Cattedrale di Terlizzi (971-1300), a cura di F. Carabellese, Bari 1899, doc. n. 85.
8 L. Marziani, Istorie della città di Giovinazzo, I, Bari 1878, 245.
9 La sua ubicazione è a mezzogiorno della contrada Padre Eterno: M. I. De Santis, Toponimi predialinegli agri Rubustinus e Butuntinus, Molfetta 1986, 28-29. Era un casale di Giovinazzo sorto verosimilmente nell’area di un prediale romano di Cursinius. Le più antiche citazioni risalgono al 1130: CDB ,II,Le pergamene del Duomo di Bari (1266-1309); in Appendice: Le pergamene di Giovinazzo, Canosa e Putignano sino al 1266, a cura di G.B. Nitto De Rossi, F. Nitti, Trani 1899, doc. n. 2 dell’Appendice, al 1131 (CDB II, doc. n. 3), al 1154 (CDB II, 177) e al 1172 (CDB II, doc. n. 19); M. Bonserio, La chiesa di S. Maria di Corsignano e del Padre Eterno, Giovinazzo 1990.
10 Secondo gli studiosi locali, a Corsignano esisteva dal XI secolo un ospedale per lebbrosi e dal XII secolo un ricovero per infermi e viaggiatori: Bonserio,La chiesa… cit., passim.

In foto: Veduta della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Giovinazzo (XII-XIII secolo)

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.

Pin It on Pinterest