Antonio Alfano

(titolo originale: Il Castellazzo di Federico II a Monte Iato ed il paesaggio culturale tra i fiume Jato e Belìce Destro nel Medioevo, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 145-157)

 

Il contributo intende presentare i risultati delle ultime campagne di scavo presso la fortezza ossidionale del Castellazzo di Monte Iato fatto edificare da Federico II contro parte della popolazione musulmana residua di Sicilia, assediata nel centro fortificato di Giato. Gli assedi avvennero tra gli anni 1223-1226 e nel 1246. L’esistenza di questo accampamento fortificato è attestata da una serie di documenti di Federico II dati in castris in obsidione Iati fra 1222 e 1224 e da un passo di una cronaca, per quanto riguarda l’assedio finale del 1246. Le stutture cingono un pianoro posto a quota 700 m s.l.m. con una muro a doppio paramento in pietre legate con malta di terra argillosa. In modo alternato dalla cinta si aggettano delle torri rettangolari mentre gli ambienti finora rintracciati risultano addossati alla cinta muraria. Alcuni, di forma quadrata hanno carattere squisitamente militare mentre altri, rettangolari, sono stati interpretati con funzione  ludico-ricreativa. Sono stati rinvenuti manufatti dal carattere militare (punte di freccia, quadrelle di balestra, coltelli) e anche dadi in avorio, fermagli e monete. Unico ingresso ancora noto è una postierla sul lato nord che conserva gli stipiti, il blocco con il cardine per la porta e parte della pavimentazione originaria costituita da lastre irregolari allettate rilavorando il piano roccioso naturale. Insieme allo studio per il sito del Castellazzo è stata portata avanti una ricerca sul territorio circostante per la definizione delle realtà archeologiche e monumentali ancora esistenti. Sono state censite più di 240 UT (Unità Topografiche) con documenti archeologici che vanno dal Paleolitico Superiore al Basso Medioevo, a significare la ricchezza storica oltreché paesaggistica dei luoghi.

Monte Iato è una grande e lunga montagna calcarea che si erge, sovrastando le aree collinari circostanti di 300-500 m., fino a m 852 s.l.m. Dista da Palermo, nei cui confini provinciali ricade, solo una trentina di km in direzione sud-ovest. Sui versanti N, W e S il monte è completamente isolato, congiungendosi soltanto sul lato orientale alla catena montuosa di Piana degli Albanesi. Il monte si estende per circa 3 Km in direzione est-ovest. Dal versante settentrionale Monte Iato sovrasta la valle del fiume omonimo e l’abitato di San Giuseppe Jato, di fondazione settecentesca. Alle sue falde W e SW si è poi sviluppato l’altro comune di San Cipirello, ancor più recente del primo, nato per una frana che costrinse parte della popolazione di San Giuseppe a spostarsi in luogo più sicuro. Gran parte di Monte Iato ed in particolare l’area archeologica rientrano nei limiti comunali di San Cipirello. Monte Iato è agevolmente raggiungibile da Palermo percorrendo la strada a scorrimento veloce 624 che dalla capitale isolana porta a Sciacca e imboccando l’uscita di San Cipirello. Da lì, proseguendo in direzione e di Piana degli Albanesi per quattro km circa, occorre imboccare sulla sinistra una strada con apposita segnaletica. Si raggiunge un’area di parcheggio con l’edificio di custodia e poi occorre procedere a piedi per circa 1,5 km fino all’area archeologica. Su Monte Iato, da oltre 40 anni, svolge ricerche archeologiche l’Istituto di Archeologia dell’Università di Zurigo. Grazie a queste indagini, sappiamo che la presenza umana sul monte iniziò già forse 1000 anni prima di Cristo con un villaggio o con vari agglomerati di capanne. Gli abitanti indigeni cominciarono ad avere rapporti con i greci delle colonie siciliane verso la fine del VII secolo, come testimoniano le importazioni di ceramiche da varie zone del mondo greco. Dopo una fase di abbandono nel V secolo, la città venne in pratica rifondata verso il 300 a. C. secondo i canoni dell’urbanistica e dell’architettura ellenistica, con la realizzazione di un ampia agorà, di un pretenzioso teatro e di grandi e ricche dimore private, alcune delle quali sono state completamente scavate dalla missione svizzera. Questa fase fu la più significativa della storia di Iato nell’antichità. Poi la presenza umana si affievolì, pur non spegnendosi del tutto. La città risulta in decadenza fin dalla prima età imperiale romana, così come altri centri d’altura siciliani. Alla metà del V secolo d. C. crollò il tetto di una casa edificata nell’angolo nord-ovest della stoà che fiancheggiava l’agorà ellenistica. Forse Iato, o ciò che di essa rimaneva, venne saccheggiata dai vandali verso la metà del V secolo d. C. Pochi ritrovamenti archeologici attestano una presenza anche di età bizantina e islamica prenormanna: allora, verosimilmente, l’area abitata si era contratta nella zona più occidentale del monte, ancora non toccata dagli scavi archeologici.

Dalla morte di Guglielmo II nel 1189 al 1246 la Sicilia, ed in particolare la parte occidentale dell’isola, fu interessata e a più riprese sconvolta da una grande ribellione della superstite popolazione musulmana e di lingua araba e berbera. La fine della dinastia normanna degli Altavilla determinò il crollo quasi repentino di un modello di convivenza che aveva visto dalla fine della conquista una sostanziale pacifica convivenza, seppure interrotta da episodi brutali di aggressione ai danni dei saraceni, come accaduto nel 1161. L’impronta araba e islamica aveva largamente influenzato la Sicilia normanna, a partire dalla concezione e dalle liturgie del potere alle manifestazioni artistiche, prima di tutte l’architettura. La morte di Guglielmo II, il breve e convulso regno di Tancredi, nemico storico dei musulmani di Sicilia, la conquista sveva ed il vuoto di potere seguito alla morte di Enrico VI e Costanza, la  minorità di Federico II, costituirono lo scenario in cui crebbe e si rafforzò una vera e propria secessione che vide la costituzione di uno stato islamico ribelle, un “emirato sulle montagne” della Sicilia occidentale, quasi fin alle porte di Palermo. Tale stato di cose non poteva di certo essere sopportato da Federico II al suo ritorno nel regno meridionale e nell’isola, dopo l’incoronazione imperiale del 1220. Dal 1221 Federico II si impegnò nel reprimere la rivolta musulmana, inizialmente in modo diplomatico ma, davanti all’irreversibilità della situazione, l’unica opzione possibile fu la prova di forza. Inizio così la guerra fra le montagne della Sicilia occidentale, in particolare sotto ed attorno Monte Iato, principale roccaforte della ribellione musulmana e sede dell’emiro Muhammed ibn Abbad. A partire dal 2011 si sono svolte annualmente campagne di scavo, arrivate alla decima nell’estate del 2017, presso il sito del Castellazzo di Monte Iato, grazie ad una convenzione fra il Parco Archeologico di  Iato e i Gruppi Archeologici d’Italia, sede “Valle dello Jato”. Le attività dei volontari, sotto la direzione scientifica del professore Ferdinando Maurici, hanno permesso di riconoscere le strutture superstiti di quello che fu il grande accampamento fortificato fatto edificare da Federico II contro Iato. Tale accampamento fortificato, in condizioni certamente migliori di quelle attuali, fu visto alla metà del XVI secolo dallo storico Tommaso Fazello. Allo stato attuale non è semplice distinguere fra la fase relativa al primo e quella relativa al secondo assedio anche per la presenza, negli stessi strati indagati, di monete databili ad entrambi i periodi, separati solo da una ventina d’anni durante i quali non sappiamo quale fu il destino del sito. É ipotizzabile che il grosso della struttura fortificata non abbia subito cambiamenti di grande rilievo fra i due assedi.

In foto: Il Pianoro del Castellazzo con le strutture rinvenute (a sinistra) ed un ortofotomasaico dello scavo

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