"LE CHIESE DEL TERREMOTO" #7

Per la sua settima tappa, NUME propone la piccola chiesa rurale di Santa Maria in Pantano a Montegallo (AP), già gravemente danneggiata dal sisma di agosto, poi rasa completamente al suolo dalle scosse di ottobre 2016.

 

Abbiamo poche notizie delle sue origini. La notizia della fondazione per opera del vescovo ascolano Audere o Auclere (745-780) non è suffragata né dalla documentazione né dalla tradizione storiografica. Il Capponi (1898) che per primo l’ha avanzata non porta infatti alcun elemento a sostegno delle sue convinzioni. La più antica attestazione di S. Maria in Pantano resta dunque la conferma della giurisdizione sulla granciam de Pantano presente nel diploma concesso da Federico II nel 1223 a Margherita badessa del monastero ascolano dei SS. Matteo ed Antonio di Campo Parignano. Vista l’unicità del toponimo nel territorio di Ascoli e nelle zone limitrofe, la grangia di Pantano può essere riferita al luogo in esame. La chiesa risulterebbe così parte integrante di una realtà insediativa tipica del movimento cistercense.

 

Ancora ai principi del secolo erano osservabili i ruderi dei fabbricati che completavano la chiesa superstite nel costituire un tale prezioso ruolo di riferimento per l'area. Isolata entro una corolla i boschi e di monti, Santa Maria costituiva una meta di gran suggestione. La posizione solitaria ad una notevole altitudine e la mancanza di collegamenti stradali di rilievo può trarre in inganno circa il ruolo e il significato di una tale costruzione, ed è dunque necessario evidenziare la presenza di una rigogliosa fonte di acqua sorgiva da cui trae origine il caratteristico toponimo “in Pantano”, e occorre ricordare che per lungo tempo la chiesa ha fatto da scenario ad una fiera che richiamava l’attenzione delle popolazioni limitrofe. Di fatto, la chiesa di Santa Maria in Pantano individua uno dei valichi storici transappenninici del territorio piceno, e costituiva dunque una meta privilegiata e un punto di riferimento obbligato per pellegrini, semplici viandanti, braccianti, pastori e mercanti.

 

L’alta qualità e singolarità degli affreschi di Martino Bonfini, sulle pareti dell'area presbiteriale, può solo riconfermare il forte valore simbolico goduto dalla Chiesa non solo per la sua felice collocazione geostorica ma anche per il rapporto che essa aveva stabilito con un forte tessuto di credenze e tradizione, ben vive nell’area dei Sibillini almeno sin dal XV secolo.

Da sinistra, gli affreschi del Bonfini (XVI secolo), la chiesa prima del terremoto e le tragiche condizioni attuali.

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Commenti: 1
  • #1

    anto91 (martedì, 29 novembre 2016 13:07)

    Un ottimo lavoro