"WOMEN'S LITERARY CULTURE AND THE MEDIEVAL CANON", BERGEN 2017

ENG

 

 

 

The Leverhulme International Network “Women’s Literary Culture and the Medieval Canon” announces its conference in Bergen 22-24 June 2017.

 

This international conference is organized by Professor Diane Watt and Dr Laura Saetveit Miles as part of the Leverhulme International Network, ‘Women’s Literary Culture and the Medieval Canon’, led by the University of Surrey, in collaboration with the Universities of Bangor, Bergen, Boston, Durham, Lausanne, Swansea, and Texas A&M.

 

Over the last three decades medieval women's writing has become a significant focus of innovative research. Yet, despite this wealth of ground-breaking scholarship, the established canon of medieval literature has remained fundamentally unchallenged. This conference will explore the importance of considering women's engagement with textual culture in understanding the medieval literary canon. While the network has hitherto focused largely on English texts and traditions, we welcome papers that focus on European sources.

Themes that will be explored in the conference include:

 

- Women as authors

- Women as translators

- Women as patrons

- Women readers

- Book ownership in the household

- Book ownership in women’s religious communities

- Anonymous texts

- Manuscript production

- Genre and gender

- Literary influence

- Literary reception

- Collaboration

 

NUME takes part in the conference with the contribution “NEW THEORIES ABOUT LITERARY SOURCES OF THE LIBER MANUALIS BY DHUODA”, by Dr Roberto Del Monte.

By the cross analysis of the three manuscripts known today (the ones from Paris, Nîmes and Barcelona), the contribution aims to deepen the knowledge of the human and cultural profile of the aristocrat Dhuoda, wife of Bernard, duke of Septimania, who, between 841 and 843 A.D., addressed a pedagogical handbook to his son William, for his moral education.

Throughout the analysis of the original texts and their confrontation with historical and philological acquisitions by scholars like Riché and Vernet, this dissertation hopes to identify the literary sources which Dhuoda used to compose her brief Speculum principis, which is not only an indispensable record of the historical era in which she lived (after the death of Ludwig the Pious), but also a source of information about the literary culture of a woman in the IX century (an aristocrat of course, but still a woman). 

Despite her Latin production isn’t always impeccable (though still in average at the level of her contemporaries), Dhuoda proves to know many works by grammarians, poets, commentators and philosophers; she has a marked sense of rhythm and stylistic refinement, she loves puns and wordplay, and she knows how to use figures of speech properly. With the support of her several sources, Dhuoda tries to pass to her firstborn those values of the Gefolgschaft that she considers essential to becoming a man and a warrior of her time: faith in God, love and veneration for his father, the fight against vices and the pursuit of virtue, the respect due to the king and the clergy. Seeing as how the quotes that Dhuoda inserts in her text almost always lack clear references, it is possible to formulate new hypothesis about Dhuoda's specific literary knowledge, and that has still not been identified to this day.


ITA

 

 

 

La Rete Internazionale Leverhulme Women’s Literary Culture and the Medieval Canon” organizza la sua conferenza annuale a Bergen dal 22 al 24 Giugno 2017.

 

Questa conferenza internazionale è organizzata dalla prof.ssa Diane Watt e dalla dott.ssa Laura Saetveit Miles come parte della Rete Internazionale Leverhulme “Women’s Literary Culture and the Medieval Canon”, portata avanti dalla University of Surrey, in collaborazione con le università di Bangor, Bergen, Boston, Durham, Lausanne, Swansea, e Texas A&M.

 

Nel corso degli ultimi tre decenni la produzione scritta delle donne medievali è diventata un centro importante di ricerca innovativa. Eppure, nonostante la ricchezza di questi studi d'avanguardia, il canone stabilito per la letteratura medievale è rimasto sostanzialmente incontestato. Questa conferenza esplorerà l'importanza di considerare l'impegno delle donne nella cultura testuale per la comprensione del canone letterario medievale. Mentre la rete di studi si è finora concentrata in gran parte sui testi e tradizioni inglesi, la conferenza di Bergen accoglierà con favore i documenti che si concentrano sulle fonti europee.

I temi che saranno esplorati includono:

 

- Donne come autrici

- Donne come traduttrici

- Donne come mecenati

- Donne lettrici

- Collezioni private di libri

- Collezioni di libri in comunità religiose

- Testi anonimi

- Produzione di manoscritti

- Genere e sesso

- Influenze letterarie

- Ricezione

- Collaborazioni

 

NUME prende parte alla conferenza con il contributo NEW THEORIES ABOUT LITERARY SOURCES OF THE LIBER MANUALIS BY DHUODA” del dottor Roberto Del Monte. 

Dall'analisi incrociata dei tre manoscritti del Liber Manualis fino ad oggi conosciuti (quello di Parigi, di Nîmes e di Barcellona), il contributo si propone di approfondire la conoscenza del profilo umano e culturale dell'aristocratica Dhuoda, moglie del duca di Settimania Bernardo, che tra l'841 e l'843 d.C. indirizza al figlio Guglielmo un manuale pedagogico teso alla sua formazione morale.

Attraverso l'analisi dei testi originali e del confronto con le acquisizioni storiche e filologiche di studiosi come Riché e Vernet, questo intervento spera di gettare nuova luce sulle fonti letterarie che Dhuoda utilizza per comporre il suo piccolo Speculum, che non è solo una testimonianza imprescindibile del periodo storico nel quale ella vive (siamo all'indomani della morte di Ludovico il Pio), ma che ci informa anche della cultura letteraria di una donna del IX secolo (aristocratica certo, ma pur sempre donna).

Sebbene il suo latino non sia sempre impeccabile (ma comunque in linea con il livello dei suoi contemporanei), Dhuoda dimostra di conoscere numerose opere di grammatici, poeti, esegeti e filosofi; ha un senso spiccato del ritmo e della raffinatezza stilistica, ama i giochi di parole e sa utilizzare le figure retoriche. Con il sostegno delle sue numerose fonti, Dhuoda cerca di trasmettere al figlio primogenito quei valori della Gefolgschaft che lei ritiene essenziali per diventare un uomo ed un guerriero del suo tempo: la fede in Dio, l'amore e la venerazione verso il padre, la lotta ai vizi ed il perseguimento delle virtù, il rispetto dovuto al re ed al clero. Dal momento che le citazioni che Dhuoda inserisce nel testo mancano quasi sempre di riferimenti esatti, è possibile formulare nuove ipotesi circa specifiche conoscenze letterarie di Dhuoda che fino ad oggi non sono ancora state rilevate.


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