INDAGINI SULLA FIRENZE LONGOBARDA

 

 

Alice Mussini

 

 

 

 

Premessa

 

Ancora oggi, poche sono le informazioni in nostro possesso circa l'assetto della città di Firenze durante i secoli della dominazione longobarda in Italia. Lo studio del periodo romano di Firenze (o Florentia) può quindi essere preso in considerazione all’interno di questo scritto in funzione chiarificatrice dello sviluppo urbanistico nelle epoche successive. I ritrovamenti di epoca romana non costituiranno, come è stato per la ricerca archeologica fiorentina [1] a partire dalla seconda metà del XIX secolo, il fulcro centrale del discorso, ma le sue fondamenta. Esse, combinate con gli elementi di età longobarda che questo studio si propone di mettere in luce, costituiscono un vero e proprio insieme di indizi che porteranno in futuro maggiori chiarimenti sul dominio longobardo nella città toscana.

 

 

 

1. Florentia: dalla fondazione nel periodo romano al primo periodo medievale

 

Il ritrovamento di sigillate italiche (appoggiate in strati presso le fondamenta delle mura di cinta nelle vicinanze dell’odierna via Proconsolo) permettono di datare i primi insediamenti romani nell’area tra il 30 e il 15 a. C. La scelta potrebbe essere stata dovuta alla posizione favorevole occupata dalla piana per l’impostazione di una rete stradale tra nord e sud, dovuta soprattutto alla facilità di discesa a valle [2].

Per ricostruire l’urbanistica di una città è necessario conoscere le abitudini costruttive e abitative del popolo che l’abitava. Come riscontrabile nella maggioranza delle città nate in epoca romana, Firenze era circondata da mura in laterizio con quattro porte, aveva strade regolari dotate di fognature che la suddividevano in insulae con domus residenziali e il foro e il tempio capitolino si stagliavano al centro; al contrario mancava, almeno agli inizi, di tre strutture tipiche romane quali le terme, il teatro e l’acquedotto, costruiti tra I e II sec. d. C.

Le acque, che defluivano lungo il naturale pendio, venivano raccolte in cisterne site dove ora sorge la Villa Medicea di Castello; da qui la struttura entrava in città raggiungendo l’attuale via delle Terme, che prende il nome dagli edifici che tuttora ospita. Purtroppo oggi dei sedici chilometri del percorso delle acque rimangono solo le indicazioni toponomastiche.

Come si può vedere dalla pianta, l’espansione della città oltre le difese si produsse lungo le principali vie di comunicazione, occupando spesso aree in precedenza adibite a necropoli; a ciò si unì col tempo una serie di investimenti atti ad accrescerne la monumentalità e le infrastrutture. Secondo Emiliano Scampoli [3] Firenze era difatti divenuta fondamentale punto d’interesse politico, data la sua opposizione a Fiesole, la quale proprio in quegli anni si ritrovò coinvolta nei fatti della congiura di Catilina. Rispetto al vicino insediamento d’origine etrusca, Firenze era più facilmente raggiungibile oltre che meglio strutturata e ciò avrebbe comportato un miglioramento nella rete commerciale e quindi un maggiore sviluppo economico, tanto che tra la fine del III e l’avanzata metà del IV secolo Florentia divenne la capitale della Regio Tuscia et Umbriae nonché sede del relativo governatore (Codex Theodosianus IX, 1, 8, a.a. 366) [4].

Al 313 d. C. risale la prima attestazione di un vescovo cristiano a Firenze; l’affermazione del Cattolicesimo come religione di Stato comportò la costruzione di nuovi edifici di carattere religioso sia dentro che fuori le mura cittadine. Il giorno di Pasqua del 394 d. C. si ebbe la consacrazione della prima chiesa fiorentina, intitolata a San Lorenzo da parte di Ambrogio vescovo di Milano [5].

Seguì un lungo periodo di silenzio da parte delle fonti che si interruppe solo con le guerre greco-gotiche (535-552 d. C.), durante le quali la città subì numerosi assedi da entrambi gli schieramenti. Davidson sottolinea come la situazione, già particolarmente drammatica, venne peggiorata dai continui saccheggi oltre che dal susseguirsi di catastrofi, carestie ed epidemie (si segnalano vaiolo e dissenteria del 570, la peste bubbonica del 571 e l’alluvione del 589 d. C.) che comportarono il progressivo abbandono della zona urbana e il suo conseguente degrado.

In questo momento così instabile si colloca l’arrivo dei Longobardi nella Tuscia Annonaria, come veniva denominata la zona settentrionale della regione.

 

 

 

2. I Longobardi

 

Appartenente al novero delle genti provenienti dal nord Europa, il popolo dei Longobardi ha origini nella Bassa Sassonia. Tra le fonti antiche è Strabone a specificare la loro provenienza dalle rive del fiume Elba, descrivendone lo stile di vita tipicamente nomade:

«[…] e al presente questi ultimi, almeno, sono stati scacciati nel territorio posto sul lato estremo del fiume. È caratteristica comune di tutti i popoli di questa parte di mondo, che essi si spostino con estrema facilità, a causa della scarsità dei mezzi di sussistenza, e perché essi non coltivano il suolo, e neppure fanno provvista di cibo, ma vivono in piccole capanne che sono in pratica soltanto abitazioni temporanee; traggono sostentamento, per la massima parte, dai loro greggi, come fanno i nomadi, cosicché […] essi caricano le loro masserizie su carri e, con le loro bestie, si dirigono ovunque ritengano sia meglio andare […] [6].»

È Tacito invece a scrivere circa l’abilità dei Longobardi come guerrieri:

 

«[…] Il numero esiguo nobilita, all'opposto, i Longobardi: pur circondati da numerosi e valenti popoli, trovano la loro sicurezza non nella sottomissione, bensì nei rischi delle battaglie […] [7].»

 

La loro natura peregrina li portò prima a scontrarsi e poi ad allearsi con l’Impero d’Oriente, fino alla conquista della penisola italica che, con le sue ricche terre e città (benché non fossero più ai livelli dei fasti passati) non poteva non attirare un popolo di razziatori. Gli stessi Longobardi ci hanno lasciato fonti relative alla loro storia, la più antica delle quali è l’Origo genti Langobardorum che descrive così la repentinità dell’invasione:

 

«[…] A Pasqua nella prima indizione Alboino stesso guidò i Longobardi dalla Pannonia in Italia. Nella seconda essi cominciarono a invadere la penisola, ma dalla terza ne erano diventati i padroni […] [8].»

 

L’unica fonte approfondita sulla storia del popolo longobardo è l’Historia Langobardorum [9] di Paolo Diacono [10]; composta alla fine dell’VIII secolo, ma dimostrante anch’essa numerosi limiti nelle informazioni di carattere geografico, dato che si concentra sull’area nord-orientale e Benevento, sedi dei maggiori centri governativi della penisola.

L’arrivo dei Longobardi sul territorio italico è attestato generalmente nel 568 d. C. sotto la guida di re Alboino [11]. La conquista fu inesorabile: Cividale del Friuli (Forum Iulii), in cui Alboino instaurò suo nipote come duca della regione, cadde rapidamente, seguita da Verona, Vicenza e buona parte del Veneto; nel settembre 569 entrarono a Milano; Pavia che fu l’unico centro a resistere a questa prima ondata, cedette solo dopo tre anni d’assedio (572 d. C.), durante i quali l’esercito longobardo dividendo le sue truppe iniziò a sferrare attacchi in Toscana (571 d. C).

 

«[…] In quel tempo la città di Ticinum (Pavia), sostenendo l’assedio per più di tre anni, resisteva con valore, mentre l’esercito longobardo era accampato non lontano da essa, dalla parte occidentale. Intanto, cacciati i soldati imperiali, Alboino occupò tutto il territorio fino alla Tuscia […] [12].»

 

 

 

3. I Longobardi a Firenze

 

Nell’organizzazione degli insediamenti del regno longobardo in Italia è indubbia la fascinazione che le antiche città esercitarono fin da subito su duchi e re, privilegiando quelle più ricche di tradizione; esse diventavano spesso sedi di ducati, centri del potere politico e amministrativo oltre che religioso, come attestato dalla presenza di vescovi.

Tale scelta non ricadde probabilmente mai su Firenze che conobbe un periodo di crisi [13] (pare che Lucca ottenne il ruolo di principale ducato della regione e sede di una delle più produttive zecche [14]). Il VII secolo rimane tra i più oscuri nella storia cittadina; alcuni storici, tra cui Giovanni Villani nella sua Chronica, arrivarono addirittura a ritenere che Firenze fosse divenuta una rovina [15], sebbene sia più accettabile la teoria secondo la quale essa divenne un sobborgo di Fiesole, poiché altrimenti non si spiegherebbero le numerose chiese la cui dedicazione è direttamente afferente alla tradizione longobarda [16].

Nella ricostruzione della città tra la metà del VI e l'VIII secolo d. C. intendo soffermarmi su quegli edifici religiosi che videro la luce o la cui storia subì una svolta rilevante in quel periodo. Un primo dato assai rilevante è costituito dal perimetro delle mura cittadine; purtroppo al momento non è possibile stabilire con certezza la sua ampiezza sotto il dominio longobardo. In mancanza di scavi specifici, un metodo di studio può essere dato dal semplice confronto tra le mura romane e quelle carolinge, il cui dominio fu cronologicamente successivo a quello longobardo. Come si può facilmente immaginare le prime sono decisamente più estese, mentre le seconde non racchiudono nemmeno l’area tra il fiume Arno e l’attuale piazza del Duomo. Ciononostante sono attestate costruzioni anche extra moenia, come già riscontrato in epoca romana; andrò ora ad esaminarle specificatamente, riferendomi solo al periodo d’interesse.

 

 

 

SAN LORENZO

 

Ben poco si sa dei luoghi di culto cristiani prima dell’affermazione del Cristianesimo come religione di Stato sotto Costantino (Editto di Milano, 313 d. C.), e sicuramente due dei suoi protagonisti furono Ambrogio [17], vescovo di Milano, e Zanobi [18], vescovo di Firenze.

Nel 394 d. C. Ambrogio, durante un viaggio che aveva lo scopo di affermare la diffusione dell’ortodossia contro l’arianesimo, consacrò la basilica di San Lorenzo, posta a pochi metri dalla porta settentrionale delle mura. Dell’antico edificio paleocristiano non rimane nulla in elevato a causa dei rifacimenti subiti in epoca romanica (XI secolo) e rinascimentale secondo il progetto di Brunelleschi.

Nel 1966, a seguito dell’alluvione, fu asportato il pavimento per risanare la chiesa e vennero rilevate molte strutture che tuttora non è possibile datare in mancanza di uno scavo archeologico.

Certa è tuttavia la presenza di una zona cimiteriale nei suoi immediati pressi.

 

 

 

SANTA FELICITA

 

Il ritrovamento di epigrafi e sepolture tardoantiche ha reso possibile collocare questa chiesa tra le prime istituite a Firenze.

Allo svuotamento delle camere sepolcrali (1933) vennero alla luce tombe alla cappuccina oltre ai resti di un ambiente absidato pavimentato; ciò è molto curioso, in quanto sepolture dello stesso tipo si trovano all’interno della chiesa di San Felice a Pavia, la quale fu molto rimaneggiata in epoca altomedievale.

Quando nel 1944 i bombardamenti dei tedeschi distrussero i lungarni le indagini furono riprese dal Maetzke [19]. Nello scavo effettuato nell’adiacente piazza sono state ritrovate tombe impostate sotto la basilica paleocristiana, esempio chiaro dell’abitudine medievale a edificare nei pressi delle necropoli romane.

 

 

 

BASILICA DI PIAZZA DELLA SIGNORIA (SANTA CECILIA)

 

Dagli scavi degli anni ottanta in piazza della Signoria emerse l’abside di una grande basilica a tre navate pavimentate a cocciopesto e sede della cattedrale vescovile. A pochi metri di distanza è stato ritrovato un edificio a pianta centrale con una vasca al suo interno, forse un battistero. Questo fatto, insieme al ritrovamento della cattedra vescovile, fa supporre che si trattasse di una basilica ariana. Distrutta da un incendio tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo d. C., al suo posto venne edificata la chiesa di minori dimensioni, dedicata a Santa Cecilia (IX-X sec.), posta esattamente sopra la parte absidale della vecchia basilica.

 

 

 

SAN SALVATORE (SANTA REPARATA)

 

Riportata alla luce da uno scavo durato nove anni senza un effettivo esame stratigrafico, la basilica di San Salvatore (ora nominata Santa Reparata) ha origini tardoantiche; ristrutturata varie volte, è stata rasa al suolo nel XV secolo.

Dell'epoca paleocristiana mantiene tutt'oggi l'impostazione a tre navate e il mosaico pavimentale.

 

 

 

BATTISTERO DI SAN GIOVANNI

 

Arriviamo ora a quello che può essere considerato il caso più curioso; la datazione del battistero di San Giovanni. Si tratta difatti di un vero scandalo storiografico a causa dell’impossibilità dovuta anche alla mancanza di analisi stratigrafiche, di stabilirla con certezza; essa varia infatti tra il IV e il XII secolo d. C. Non sono presenti dati inconfutabili, ma solo ipotesi: una di queste ne colloca le origini al VII secolo, cioè sotto il dominio longobardo. Rientrerebbe in tal caso nel novero delle fondazioni ecclesiastiche regie o nobiliari dedicate al Battista [20] all’interno dell’impero longobardo, tra cui si ricorda anche la chiesa di San Giovanni Domnarum a Pavia, per poi essere rimaneggiato fortemente tra XI e XIII secolo.

 

 

 

 

 

1 Per ulteriori approfondimenti si consultino: G. Maetzke, Florentia (Firenze): Regio VII - Etruria, Istituto di Studi Romani, Roma 1941; M. Lopes Pegna, Firenze dalle origini al Medioevo, Del Re, Firenze 1962.

2 E. Scampoli, Firenze, archeologia di una città (secoli I a. C. - XIII d. C.), Firenze University Press, Firenze 2010, p. 11.

3 Cfr. n. 2, p. 12.

4 C. Citter - E. Vaccaro, Le costanti dell’urbanesimo altomedievale in Toscana (secoli IV-VIII), in «III Congresso nazionale di archeologia medievale» (Salerno 2-5 ottobre 2003), All’insegna del giglio, Firenze 2003, pp. 309-313.

5 R. Davidsohn - E. Sestan, Storia di Firenze, vol. VIII, I, Sansoni, Firenze 1968, pp. 55 e succ.

6 Strabone, Geografia. L’Italia, Libro VII, 1.3.291, Rizzoli, Milano 1944.

7 P. C. Tacito, Germania, XV, a c. di L. Canali, Studio Tesi, Milano1991.

8 Edictus Rothari: Origo gentis Langobardorum, V, a c. di G. Waitz, MGH, Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum, saec. VI-IX, Hannover 1878.

9 P. Diacono, Historia Langobardorum, a c. di L. Capo, Mondadori, Milano 1998.

10 Paolo Diacono, in latino Paulus Diaconus, pseudonimo di Paul Warnefried o anche Paolo di Varnefrido (Cividale del Friuli, 720 – Montecassino, 799) è stato un monaco, storico, poeta e scrittore longobardo di espressione latina. Fu molto attivo alla corte di Carlo Magno.

11 Alboino (530 circa – Verona, 28 giugno 572) fu re dei Longobardi dal 560 circa e re d'Italia dal 568 al 572. Nel 568 guidò il suo popolo alla conquista dell'Italia. Riuscito nell'impresa che tutti i Germani avevano sognato, divenne un personaggio leggendario.

12 Cfr. n. 9, II, p. 26.

13 AA. VV., La storia di Firenze tra tarda antichità e medioevo. Nuovi dati dallo scavo di via de’ Castellani, in «Annali di Storia di Firenze», II, Firenze University Press, Firenze 2007, p. 12.

14 Cfr. n. 2, p. 43.

15 G. Villani, Cronica, v. III.I, a c. di G. Porta, Fondazione Pietro Bembo/Guanda, Parma 1991, pp. 1204-1210.

16 Cfr. n. 5, pp. 94, 107-109.

17 Aurelio Ambrogio (Aurelius Ambrosius), meglio conosciuto come sant'Ambrogio (Treviri, incerto 339-340 – Milano, 397 d. C.) è stato un vescovo di Milano (374-397 d. C.), scrittore e santo romano, una delle personalità più importanti nella Chiesa del IV secolo. È patrono della città di Milano.

18 San Zanobi (26 gennaio IV secolo – 417-429 d. C.) è stato vescovo di Firenze ed è venerato come santo dalla Chiesa cattolica; è il patrono principale dell'arcidiocesi fiorentina.

19 G. Maetzke, Resti di basilica cimiteriale sotto Santa Felicita, in «Notizie degli Scavi», Firenze 1957, pp. 282-324.

20 Cfr. n. 5, p. 105.

 

 

 

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Commenti: 3
  • #1

    elisa (sabato, 26 novembre 2016 12:50)

    che programma usate per i modelli 3D ?

  • #2

    NUME (sabato, 26 novembre 2016 15:45)

    Buonasera, i modelli sono realizzati con Sketchup 2016, e poi caricati sulla piattaforma Sketchfab per la condivisione.

  • #3

    elisa (sabato, 26 novembre 2016 23:03)

    Grazie! E complimenti