IL PECCATO E LA GRAZIA NEL TRISTANO DI BEROUL

Anacleto Sabbadin

 

in Tristan et Yseut, ou l’Eternel retour, in "Actes du colloque international des 6, 7 et 8 mars 2013", Universitè de Picardie 2013, Médiévales 56, pp. 279-289.

 

 

 

 

 

 

Il filtro è causa dell'amore di Tristano e Isotta, e la volontà assoluta di Dio ha dato spazio alla sua azione. L’amore è considerato come irrazionale e carico di sofferenza; infatti Ogrino lo definisce pechié (v. 1390), folie (v. 2297) e così pure Isotta (vv. 2264, 2323). Il richiamo paolino del peccato della carne e la risposta a Ogrino di Isotta: "et il en but; ce fu pechiez" (v.1415, egli ne bevve e fu peccato) paiono esserne conferma, rinviando con icastica efficacia al secondo emistichio di Jeu d’Adam al verso 840: "de ço fis folonie", di ciò feci tradimento, vero peccato con Dio di Eva.

Vi sono altri punti di legame sorprendenti nel dramma del Jeu d’Adam; il Morrois è l’esilio dal regno di Dio dei nostri antenati, di cui Tristano e Isotta sono una ricreazione. Dopo il filtro essi perdono la grazia di Dio, come Adamo ed Eva, e devono vivere nell'amarezza una vita aspre et dure (v. 1364). Le loro vesti lacerate sono segno di una morte fisica e spirituale. L’incoscienza dell’amore-passione è una follia che proviene dal peccato e dalla perdita di grazia, e tuttavia i protagonisti sperano in una riconciliazione con Dio. C’è una predestinazione sovrumana su Tristano e Isotta, che però non è né il fato dei greci e neppure il Dio cristiano; è una colpa-passione che va al di là della fine dell'azione del filtro. Tristano non può con la sua compagna vincere la grande sofferenza del peccato, poiché l’amore lo domina nella sua indistruttibile potenza. L’adulterio, l’astuzia, l’inganno e le minacce di morte dunque spezzano il rapporto con le istituzioni.

Si può giudicare il ruolo del senso irrazionale di Béroul considerando come probabile la sua eco su Dante nel canto V della Commedia, che rappresenta Paolo e Francesca nelle pene infernali. La dimensione dell’amore in Francesca ha la sua genesi nelle “Arthuri regis ambages pulcerrime” (De Vulg. Eloq. I, 10, 2), ove non è impossibile immaginare che Dante si riferisca alle parole ambigue e segrete dei romanzi di Lancillotto, ma anche di Tristano. I richiami di Béroul Seigneurs (v. 1775) e Apprenez (v. 1656) contemplano una situazione meta-narrativa quale appare in Dante; l’ “Ecce lector” (De Vulg. Eloq. I, 7, 3; II, 6, 7; 7, 3; 10, 5) può segnalare che la tradizione narrativa del Tristano porta Dante ad apprezzare la lingua d’Oïl come “faciliorem ac delectabiliorem vulgaritatem” (De Vulg. Eloq. I, 10, 2), mentre Brunetto Latini e Martino da Canal la definiscono come “delectable”.

L’aspirazione di superare la violenza del destino e della magia è assai difficile per Tristano e Isotta, legati come sono all'avventura e all'occasione fatale e distruttiva del loro amore. La passione e non la ragione domina i due amanti, donde il senso di tragedia anti-cortese del romanzo.

È Isotta stessa che esige la prova del suo diritto e vuol fare giuramento d’innocenza contro i calunniatori. Tutti sono convocati e la regina suggerisce che sia confiscata l’eredità di tutti gli assenti alla Blanche Lande ove ci sarà come giudice Re Artù. Questa è la scena dell'escondit o giuramento, con un prologo nella festa fatta a Isotta, accolta dalla gente con spettacolari sensazioni; la chiesa scoppia di colori e di lussuose vesti e la regina pone sull'altare una preziosa tunica intessuta d’oro.L’escondit di Isotta è conseguenza della suggestione di Ogrin a mentire; ella sa che Dio non può impedire la giustizia e la verità del suo amore innocente, ma colpevole solo per i felloni; ancora vuol dar prova della fiducia in Dio di Tristano, ma la salvezza pare frutto più del caso che della protezione divina.

Resta a noi uno sconcerto per la scena del giuramento; Béroul vuole descrivere la parodia-menzogna del linguaggio che non è simbolo dell’innocenza di Isotta e Tristano, ma testimonia la relatività e il fallimento della verità. Dunque non c’è peccato e nemmeno grazia nel romanzo di Béroul. La falsità turba il sentimento d’amore e il filtro resta

“immagine pura e semplice della passione stessa. Tristano e Isotta sono nello stesso tempo innocenti e colpevoli perché sono, nelle proporzioni che male si colgono, agenti e agiti simultaneamente o alternativamente, irresponsabili e responsabili […] sono delle vittime, esseri vulnerabili, alle prese col loro destino, stretti nelle condizioni limiti della condizione umana […]”.

Nel confronto diretto con Dio, tra coscienza morale e destino ultraterreno si gioca il dramma della misericordia e della grazia. Tutto il romanzo è, però, la trascrizione del tormento dubbioso dell’autore sulla possibilità vera che Tristano e Isotta siano peccatori e non piuttosto vittime di un destino assurdo e fatale.

Su Béroul indico in conclusione una via tematica essenziale per la comprensione del suo poema, ma ce ne sono altre, per esempio la questione della lingua e la storia del manoscritto (ancora oggi illeggibile, come affermava nella sua edizione Ernest Muret) e a tal riguardo sono d’accordo con Alberto Varvaro quando auspica un approfondimento della filologia materiale circa la condizione del ms 2171 della Biblioteca Nazionale Francese.

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Commenti: 4
  • #1

    Elisa (venerdì, 23 dicembre 2016 10:32)

    è possibile avere una bibliografia in merito? Mi piacerebbe poter approfondire. Vi lascio la mia mail: elirum91@hotmail.com
    Grazie!

  • #2

    NUME (venerdì, 23 dicembre 2016 10:33)

    Cara Elisa,

    giro la sua richiesta direttamente al dottor Sabbadin,
    un cordiale saluto

  • #3

    anto91 (venerdì, 23 dicembre 2016 11:34)

    contributo interessante

  • #4

    anacleto sabbadin (domenica, 15 gennaio 2017 15:11)

    Frutto di un lungo lavoro di ricerca.