ARCHEOLOGIA DI UN SEGNO, ALLE ORIGINI DEL DRAGO CRISTIANO

Redazione

 

 

Segnaliamo con piacere il volume, edito dalla Phasar edizioni, del dott. Leonardo Marchetti (Università degli Studi di Firenze) "Archeologia di un segno, alle origini del drago cristiano - Epica Etica Estetica", che sarà presentato al pubblico il 15 febbraio alle ore 17.00, presso l'Accademia Toscana di Scienze e Lettere "La Colombaria" (via S. Egidio 23, Firenze), introdotto dalla professoressa Anna Benvenuti, docente di Storia Medievale all'Università degli Studi di Firenze.

  

Il terrificante drago apocalittico di Ap 12,3, rosso persecutore della virgo amicta solis e del figlio di lei, viene identificato fin dalle prime testimonianze cristiane con Satana, il nemico per antonomasia del genere umano: l’uno (il drago) come l’altro (il ‘Diavolo’) segno belluino della permanenza dei molti mali nel mondo, oltreché simbolo zoologicamente indefinito, anche se principalmente serpentiforme, di ogni ‘mostro’ e di ogni cataclisma, l’orrida immagine dell’impotenza dell’uomo di fronte alla vita inghiottita dagli avversari di lei: la morte, la malattia, gli agenti atmosferici etc. Una figura dell’immaginario, il drago, che deriva le sue caratteristiche connotanti dal combinarsi in esso della composita cultura mitico-naturalistica di matrice greco-ellenistico-romana (sintesi a sua volta dell’universo vicino-orientale e indo-iranico) con la riflessione condotta dai primi ‘cristiani’ e poi dai Padri su alcuni passaggi tratti dalla Bibbia, l’ebraica e soprattutto la greca (la LXX), oltreché dai libri dell’apocalittica giudaica in relazione all’esperienza gesuana.

Testi, parole e immagini, in una parola fonti, della più varia natura, sovente di difficile accesso e interpretazione che questo studio tenta di sottoporre al vaglio della tradizione degli studi storici, archeologici, glottologico-filologico-linguistici, iconologici e antropologici in relazione al complesso e vasto contesto antico vicino-orientale senza trascurare l’apporto greco e greco-ellenistico. Un milieu fascinoso, il mosaico levantino tra III millennio a.C. e I sec. d.C., dal quale emergono sinuose immagini ‘squamose’ in movimento attraverso i millenni tra i Monti Zagros e le coste mediterranee orientali, tra l’Anatolia e il Nilo, tra le terre dei Greci e quelle meso-potamos, tra le pieghe delle tradizioni culturali semitico-occidentali e mesopotamico-sumero-accadiche. Tessere o particelle che, combinatesi come fili di una rete dalla trama irregolare instancabilmente scomposta e ricomposta secondo modalità dettate ogni volta da contingenze sempre nuove e dagli effetti altrettanto unici e inediti nel significato, nella forma, nelle finalità, hanno generato miti che questo studio tenta di volta in volta di circoscrivere quanto a natura, caratteri e funzioni, nel tentativo di delineare quel processo tematico e metodologico sviluppatosi su molteplici piani e a differenti livelli al termine (provvisorio) del quale, sornione, terribile e temibile attende il drago.

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Commenti: 2
  • #1

    Marc83 (lunedì, 13 febbraio 2017 12:18)

    Spero di riuscire ad esserci

  • #2

    anna (martedì, 14 febbraio 2017 09:06)

    Sono molto interessata alla rappresentazione del drago nelle opere di Gioacchino da Fiore, qui se ne parla?