IL SEPRIO NEL MEDIOEVO. LONGOBARDI NELLA LOMBARDIA SETTENTRIONALE (SECC. VI-XIII)

Redazione

 

 

Segnaliamo oggi il volume "Il Seprio nel Medioevo. Longobardi nella Lombardia Settentrionale (secc.VI-XIII)"

a cura di Elena Percivaldi

 

Contributi di Elena Percivaldi, Paola Marina De Marchi, Diego Dalla Gasperina, Cristiano Brandolini, Maddalena Pizzo

Il Cerchio Iniziative Editoriali, Rimini

pp. 104, euro 18,00

 

 

Il volume raccoglie gli Atti del convegno svoltosi a Morazzone (Va) nell'aprile 2010, uscito in corrispondenza dell'ingresso di Castelseprio e Torba (giugno 2011) nella World Heritage List dell'Unesco come parte integrante del sito seriale “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” .

 

Il libro inizia con un affresco, curato dalla medievista Elena Percivaldi - curatrice anche del volume - che ripercorre le vicende del Seprio dal periodo tardo-antico fino all'età di Federico Barbarossa. Il capoluogo del territorio era Castelseprio, Sibrium, luogo abitato sin dalla protostoria e divenuto celeberrimo grazie agli studi di G.P. Bognetti. Attraversato dalle strade, di antica origine, che da Como giungevano a Milano e a Novara, il Seprio era collegato alla grande via d'acqua del Verbano e ai valichi del Gottardo, del Lucomagno, del S. Bernardino e dunque era nodo cruciale lungo la direttrice che da Milano conduceva merci e uomini all'Europa centrale. L'intera zona, per via della posizione strategica, fu dunque in età tardoantica costellata di torri di segnalazione che si spingevano fino oltre la Valle d'Intelvi: un sistema completato a nord dalle flotte bizantine stanziate sul Lario e sul Verbano. Questo sistema di fortificazioni, o chiuse, che costituivano il cosiddetto «tractus Italiae circa Alpes», furono costruite (o ricostruite) durante il IV secolo nel quadro della rinnovata strategia difensiva dell’impero contro i barbari ed erano utilizzate anche come barriere fiscali e doganali. Non si trattava di roccaforti impenetrabili, ma di sbarramenti congegnati in modo da rallentare l'avanzata dei nemici: mentre questi ultimi erano impegnati nell'assedio, si aveva il tempo di radunare le forze e contrattaccare fermando le invasioni.

Con la fine della guerra greco gotica (553) e l'arrivo dei Longobardi (568) il Seprio fu riorganizzato in Iudiciaria retta da uno iudex (duca o gastaldo), che amministrava la giustizia per conto del re oltre ad essere capo degli uomini liberi (exercitales o arimanni) che portavano le armi. La vicina Arsago era probabilmente sede di una delle arimannie più importanti come testimonia la necropoli parzialmente scavata e la ricchezza dei corredi contenuti, che possono essere ammirati nel locale museo. La crucialità del Seprio, area fiscale sottoposta quindi al governo diretto di funzionari di nomina regia, è inoltre dettata dalla presenza di fare (unità militari e familiari) che controllavano le vie di comunicazione e di due zecche: una a Castelnovate e una a Castelseprio.

Nel 774 Carlo Magno conquistò il regno longobardo. I Franchi sostituirono la vecchia classe dirigente con nuovi funzionari che subentrarono nel possesso patrimoniale ai loro predecessori e trasformarono la Iudiciaria in Comitatus. Il Seprio iniziò a subire una crescente attrazione gravitazionale nei confronti di Milano. La grande crisi del potere centrale che seguì lo smembramento dell'Impero carolingio e la conseguente situazione di precariato spinse infatti l'aristocrazia locale a cedere progressivamente i propri beni mentre l'arcivescovo di Milano (da cui il Seprio ecclesiasticamente dipendeva) concedeva beni pievani situati a Varese alle famiglie nobiliari milanesi.

L'occasione di una rivalsa nei confronti di Milano si presentò nel 1158, quando l’imperatore Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa, assediò per la prima volta la città per riportarla all'obbedienza. In questa occasione i nobili del Seprio si recarono a Monza per giurargli fedeltà in cambio di una cospicua somma di denaro. Il Barbarossa diede l'investitura a conte del Seprio a Gozwin di Heinsberg. Le alterne vicende delle lotte tra imperatore e Comuni lombardi videro il territorio schierato dalla parte imperiale fino al 1168, dopo cioè la battaglia di Legnano, quando il Seprio e Varese aderirono alla Lega. Da quel momento in poi, e rapidamente, l’autonomia sepriese si ridusse sempre di più a vantaggio sia dell'arcivescovo (che estese progressivamente la sua ingerenza sulle pievi), sia del comune di Milano. A conflitto terminato, il Barbarossa sancì il definitivo passaggio del Seprio sotto Milano insieme ad altri contadi (pace di Costanza, 1183) e poco dopo (1185, Trattato di Reggio) le regalie che l'impero ancora deteneva sul territorio. Da quel momento in poi il Seprio, ormai in orbita milanese, avrebbe seguito le sorti – in particolare dopo la distruzione di Castelseprio da parte di Ottone Visconti nel 1287 - con i Visconti e poi gli Sforza. Ma questa è un'altra storia.

 

Gli altri saggi raccolti nel volume analizzano singoli aspetti della storia e dei luoghi del Seprio. Paola Marina De Marchi, funzionario della Soprintendenza Archeologica della Lombardia ed ex direttrice del Parco Archeologico di Castelseprio, ha ricostruito le varie fasi dell'abitato di Sibrium fornendo un'accuratissima e fondamentale sintesi degli scavi archeologici che si sono susseguiti nel tempo nonché dei materiali restituiti. Diego Dalla Gasperina ha invece focalizzato l'attenzione sulla cittadina di Morazzone, ricostruendone le vicende - nonostante la penuria di documentazione – fino alle soglie dell'età moderna. Cristiano Brandolini presenta il resoconto dettagliato sugli scavi svolti nella chiesetta della Maddalena. Completa il testo una disamina del Sistema museale archeologico della Provincia di Varese (SiMArch) condotta da Maddalena Pizzo. 

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