II CICLO DI STUDI MEDIEVALI, UN BILANCIO

Redazione

 

 

Si è concluso domenica 28 Maggio il nostro II ciclo di conferenze dedicate agli studi medievali.

Professori, dottori e dottorandi hanno portato da tutta Italia il proprio contributo, costituendo un coro di voci diverse ma consonanti, ed aprendo ad un confronto che, consapevole della necessità di una sempre crescente interdisciplinarità degli studi medievistici, è stato senza dubbio ricco e stimolante.

 

Da questo confronto è emerso un panorama di studi italiani composito, vivo: le esposizioni hanno ora mostrato i risultati di un lungo lavoro di ricerca, ora illustrato le fasi preliminari di studi che promettono interessanti sviluppi. Ogni contributo si è distinto, nella sua specifica sessione, per pregevolezza dei contenuti, rigore metodologico e carattere inedito: si segnala con particolare piacere lo studio del dottor Collamati, che ha affrontato il tema (ad oggi poco indagato) dell'espressione del potere politico altomedievale nelle aree spagnole e inglesi, le cui monarchie, a fronte di una situazione geopolitica spesso frammentaria, hanno risposto con quell'espediente che in ambito anglosassone viene definito di overlordship, e di cui il dottor Collamati ha esaminato con grande chiarezza struttura e funzioni.

All'interno della stessa sessione segnaliamo l'intervento del dottor Del Gusto, che si è distinto per un approccio metodologico interdisciplinare spesso inviso alla ricerca italiana, volto ad una comprensione ad ampio raggio degli effetti geoculturali della presenza normanna nel meridione italiano, segnatamente in area abruzzese.

 

Per la sessione archeologica (in questo ciclo ridotta, ma che sarà ripresa ed ampliata considerevolmente nel prossimo ciclo di settembre), segnaliamo la relazione della dottoressa Capolupo che, oltre a portare all'attenzione i risultati a livello internazionale raggiunti dal progetto CARE, ha posto l'accento sui dati emersi dall'analisi di un territorio, quello avellinese, spesso ed erroneamente considerato marginale. La ricca presentazione quantitativa e tipologica degli edifici di culto, schedati e connessi a puntuali carte tematiche, ha sottolineato il proposito fondamentale di questo lavoro: la messa a fuoco delle dinamiche diffusive del cristianesimo nell'area in oggetto.

Per la sessione dedicata al Vicino Oriente, guardiamo con attenzione agli sviluppi degli studi della dottoressa Mattiazzo, che sta lavorando sul patrimonio codicologico della Biblioteca generale della Custodia di Terra Santa, a Gerusalemme, segnatamente su alcuni misconosciuti manoscritti del fondo latino antico che, diversamente dagli altri prodotti in Europa e portati in Oriente quale bagaglio culturale dei frati missionari, furono invece creati in loco, quasi sempre con una qualità tecnica, esecutiva ed artistica che nulla aveva da invidiare ai grandi centri europei di produzione libraria.

Efficace, lucidissimo l'intervento della dottoressa Ottria, che ha messo in luce il carattere quasi paradigmatico della tradizione letteraria ovidiana all'interno del repertorio allegorico-morale della cultura medievale, ed in particolare all'interno della Divina Commedia dantesca, concentrandosi sulla potenza evocativa delle immagini ovidiane ed il loro uso per esprimere concetti cardine del messaggio dottrinale all'interno della terza cantica (parte, questa, in cui la presenza di Ovidio era stata finora meno esaminata dalla critica). Il contributo si è inserito in una ricca e bella sessione dedicata alla letteratura medievale, segnatamente alle tre Corone fiorentine: la ricezione in ambito inglese di Petrarca e la relazione tra immagine e testo in alcuni codici contenenti sue opere, ed ancora l'analisi di una novella boccacciana alla luce del suo modello provenzale, con tutte le implicazioni lessicali, topiche e tematiche che tale relazione determina; tutte queste sono state le questioni al centro degli studi dei dottori Bolpagni e Fracasso, della dottoressa Guerini e del professor Khalaf.

 

La sessione che ha chiuso i lavori, dedicata al fenomeno del monachesimo (con particolare riferimento a quello femminile), si è distinta per una grande coerenza tematica: i dottori Tramarin e Danesi, e la professoressa Bondi hanno affrontano da diverse prospettive le dinamiche insediative e le relazioni dei complessi monastici con il tessuto urbano in area centrale e nordorientale italiana, senza tralasciare sviluppo e funzioni di particolari elementi architettonici in relazione agli scopi fondamentali (preghiera, proselitismo, assistenzialismo e così via) degli ordini monastici.

 

Non ci è possibile riassumere in questo breve bilancio tutti i dati emersi dalle relazioni occorse: per questo, rimandiamo al volume degli Atti del Convegno. Qui possiamo soltanto aggiungere che il nostro proposito di selezionare soltanto contributi che avessero chiari caratteri di interesse, qualità e originalità ha dato i suoi frutti, e che il nostro desiderio è fare di questo livello di competenza il nostro standard.

 

Grazie, con sincero affetto, a tutti i partecipanti.

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