IL PROGETTO "CARE" E GLI EDIFICI DI CULTO DELLA PROVINCIA DI AVELLINO (IV-X SECOLO)

Battistero, Basilica paleocristiana, Mirabella Eclano (AV)
Battistero, Basilica paleocristiana, Mirabella Eclano (AV)

Consuelo Capolupo

 

(titolo originale: Gli edifici di culto della provincia di Avellino tra IV e X secolo. Il progetto CARE (Corpus Architecturae Religiosae Europeae): metodologia, applicazione e risultati, in "II Ciclo di Studi Medievali", Atti del Convegno, Firenze 27-28 Maggio 2017, pp. 217-238)

 

 

L’architettura religiosa altomedievale, oltre ad avere una notevole ed intrinseca valenza storico-artistica ed essere un importante ambito di studio per approfondire l’analisi delle tecniche edilizie e del cantiere di costruzione, è, o meglio potrebbe essere, se adeguatamente studiata, una chiave per agevolare la comprensione delle dinamiche insediative e di popolamento e, quindi, per capire i cambiamenti che, con modalità e tempi diversi, si sono succeduti nel corso dei secoli sull’intero continente europeo. L’edilizia cristiana, inoltre, se indagata insieme al suo contesto, potrebbe essere letta come una testimonianza concreta di credenze, ideologie e gerarchie dei gruppi sociali e dell’universo intangibile legato, indissolubilmente, alle strutture.

La necessità di un suo studio accurato e sistematico che tenga conto sia delle evidenze tuttora visibili, ma anche di quelle, purtroppo, scomparse, si è avvertita già da svariati decenni ed è alla base della nascita nel 2001 del progetto CARE (Corpus Architecturae Religiosae Europeae), in occasione dell’annuale convegno promosso dall’IRCLAMA (International Research Centre for Late Antiquity and Middle Ages) svoltosi a Poreč in Croazia. Il comitato scientifico, formatosi a distanza di un anno e composto da membri di varie nazionalità (tra i quali ricordiamo, a titolo meramente esemplificativo, M. Jurković, G. P. Brogiolo, N. Duval, Chr. Sapin e G. Ripoll), si è impegnato, appunto, nella creazione di un Corpus, sia cartaceo che digitale, dell’architettura religiosa altomedievale europea. Primo passo è stata la definizione delle coordinate geografiche e cronologiche dei siti da censire. Per queste ultime il termine iniziale è stato fissato, seguendo le osservazioni di Duval, al IV secolo, mentre il X secolo è stato scelto come riferimento finale (sebbene nello spoglio delle fonti si proceda almeno fino al 1030-1040). I limiti territoriali, invece, sono quelli delle attuali regioni amministrative: preferenza resasi necessaria per evitare i problemi derivanti dai mutamenti dei confini delle diocesi nel corso dei secoli.

 

L’intensa attività degli anni successivi (2002-2006), articolatasi in incontri, seminari e colloqui, ha permesso di elaborare la struttura del catalogo e dei suoi volumi, stabilire i criteri di standardizzazione della documentazione grafica ed, infine, aumentare notevolmente il numero degli Stati partecipanti al progetto.

 

Le prime nazioni ad aderire al CARE, già dalla sua fase embrionale, sono state, infatti, l’Italia, la Spagna, la Francia e la Croazia: i paesi europei con la più alta densità di edifici religiosi databili al I millennio, seguiti, nel 2002, dalla Repubblica Ceca e dalla Slovacchia. Nel 2010 hanno aderito Irlanda, Belgio, Olanda e Lussemburgo, seguiti l’anno successivo da Austria, Germania, Svizzera e Slovenia (unicamente per la versione on-line) e, nel 2012, dalla Serbia.

 

Il Corpus è stato immaginato, fin dalla sua nascita, come un catalogo articolato in schede standardizzate le cui voci sono state stabilite nel corso di svariati incontri succedutisi dal 2004 al 2006: un lungo processo dovuto alla formazione multidisciplinare dei membri dei gruppi di lavoro ed alle differenze terminologiche delle diverse lingue. Il formato proposto dall’équipe italiana è stato, infine, accettato per la versione cartacea, nonostante alcune leggere differenze nazionali e continue modifiche nel corso degli anni. Ad un variegato team di specialisti francesi è stato affidato il compito di progettare e sviluppare il database informatico per la fruizione on-line del CARE, la cui struttura, presentata nel 2009, è stata accettata definitivamente nel 2011. La piattaforma realizzata, dal nome WikiBridge, si basa su una interfaccia wiki associata ad un database, rispondendo così alle richieste del Web Semantico (RDF, OWL, SPARQL). Molto complessa è la spiegazione della strutturazione delle informazioni e delle funzioni del WikiBridge, per il cui approfondimento rimandiamo alla bibliografia dedicata. Importante, invece, è sapere che il Corpus on-line, oltre a presentare l’intera messe dei dati elaborati dalle Unità di Ricerca, rappresenta uno degli aspetti di maggiore innovazione dell’intero progetto CARE, avendo il vantaggio di poter essere continuamente aggiornato ed implementato, al contrario della versione cartacea per la quale sarebbe necessaria una riedizione dei testi. L’interfaccia grafica, semplice e di impatto, fornisce agli utenti una serie di strumenti utili all’identificazione ed alla descrizione degli edifici, permettendo agevoli confronti e, soprattutto, la ricerca attraverso parole chiave. L’intero sistema, noto anche come WikiCARE, è attualmente consultabile alla pagina http://care.huma-num.fr (i database dei singoli paesi, se disponibili, possono essere aperti cliccando sul logo del CARE posizionato all’interno dei confini nazionali). L’utilizzo di tale piattaforma, infatti, agevolerà notevolmente le sintesi interpretative, i confronti e le ricerche, sia a livello nazionale che europeo, ponendosi come uno dei più importanti punti di forza dell’intero progetto. Si permetterà, inoltre, di studiare il fenomeno dell’edilizia religiosa tra il IV ed il X secolo su una scala molto più ampia dell’attuale: passando dal locale al globale, dalla chiesa vista solo come architettura al suo contesto.

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