SAN BARTOLOMEO IN PANTANO: UN CICLO SCULTOREO POCO NOTO DELLA PISTOIA MEDIEVALE

Uno dei capitelli in San Bartolomeo in Pantano, XII secolo (ph. Giovanni Martellucci).
Uno dei capitelli in San Bartolomeo in Pantano, XII secolo (ph. Giovanni Martellucci).

 

Anna Sgarrella

 

 

 

Fra le chiese romaniche pistoiesi San Bartolomeo in Pantano è quella che al suo interno presenta il più interessante ciclo di capitelli  colpiti. La storiografia si è soffermata in particolar modo sul pulpito realizzato nel XIII secolo da Guido Bigarelli e sulla decorazione del portale centrale in facciata con l’architrave scolpito con il tema della Missio Apostolorum. Rare sono state le menzioni e le illustrazioni fotografiche riservate invece ai capitelli in pietra arenaria grigia posti all’interno dell’edificio sulle colonne e i pilastri che separano la navata centrale dalle laterali.

I capitelli riccamente decorati possono essere distinti in tre tipologie. La prima, vegetale, la si rintraccia su tutto il colonnato di sinistra, sui pilastri e sui semipilastri a destra e a sinistra. Essa si distingue per la duplice corona di foglie di acanto spinoso intervallate da caulicoli che si spingono fino alle volute angolari. Su alcuni dei capitelli i caulicoli sono lisci, su altri sono decorati da solchi e da testine animali o umane collocate nel punto in cui dallo stelo si sviluppano le foglie. Questo elemento ornamentale è diffuso su vari capitelli nonché all’esterno in facciata, sempre su capitelli o su fregi marcapiano. Sempre all’interno di questa tipologia si riconosce un esemplare che all’altezza dell’abaco, al centro, presenta una foglia arrotondata, pure ricorrente sulla facciata. Un’eccezione è rappresentata da un capitello privo di caulicoli, con abaco ornato da ovuli e dentelli e volute angolari contenenti fiori a cinque petali.

Le altre due tipologie si concentrano invece sul colonnato destro e vedono accanto alla decorazione vegetale la presenza di motivi figurati. Di questi un gruppo presenta una doppia corona di foglie d’acanto e caulicoli molto folti di tipo classico; in corrispondenza degli angoli e delle facce Nord e Ovest si incontrano minute figure animali – uccellini e aquile – o volti umani. Un solo capitello si distingue per una decorazione esclusivamente vegetale che vede in corrispondenza di ciascun lato un fiore o un ramoscello fogliaceo nel punto in cui negli altri casi si trova una figura.

Gli esemplari di questo secondo gruppo si collocano sulle prime tre colonne prossime alla controfacciata e sulla colonna che si incontra prima del pilastro se ci si muove dall’ingresso verso l’altare. Questa colonna nel Medioevo segnava l’inizio della recinzione presbiteriale e ad essa si addossava il pulpito. In relazione alla posizione occupata va letta la decorazione scultorea del capitello corrispondente, che sul lato Nord vede protagonista un volto privo di elementi particolari che lo rendano riconoscibile, e sul lato Ovest un aspide e un basilisco carichi di significato negativo e al contempo motivo di speranza se interpretati come rimando al salmo 90.13.

La terza tipologia è quella più interessante in cui l’elemento figurato è prioritario a discapito di quello vegetale. Ad essa appartiene il capitello che precede il pulpito, che rappresenta un richiamo alla liturgia della lettura per la figura di profeta con rotulo e libro aperto sul lato Ovest. Concentrato sulle colonne più prossime all’abside, questo gruppo ha il suo esemplare iconograficamente più rilevante in corrispondenza della colonna prossima all’altare. Su di esso è scolpito il re David tra i leoni che allude alla stirpe da cui nascerà il Messia, la vite che rimanda al sacrificio eucaristico e alla nascita della Chiesa, simboleggiata nella sua continuità temporale da un Vescovo; rivolto verso Est è un nido con uccelli che rinvia invece alla chiesa e al suo altare come nido presso il quale trovare rifugio.

Ad un’analisi d'insieme emerge una collocazione dei capitelli tutt’altro che casuale, bensì programmata, intesa ad individuare la gerarchia degli spazi interni: il fedele entrando dal portale centrale e procedendo verso l’abside veniva attratto dai capitelli del colonnato destro figurati sui lati Nord e Ovest, ovvero i lati più visibili dalla sua posizione. Il suo sguardo veniva dunque accompagnato fino al pulpito – dal quale si leggevano i testi sacri – e all’area presbiteriale, gli spazi più importanti dell’edificio per lo svolgimento delle funzioni liturgiche.

Relativamente al significato iconografico complessivo si può immaginare che i capitelli vegetali volessero rimandare ad una foresta quale metafora della vita in cui si nascondono varie insidie (a cui alludono le protomi umane e animali). Tuttavia il profeta, il gruppo dell’aspide e del basilisco e i riferimenti alla Chiesa invitano alla speranza nella Salvezza eterna e suggeriscono al fedele di fare della Chiesa la propria casa, il proprio nido similmente agli uccelli dell’ultimo capitello.

Ragioni stilistiche consentono di riferire questi capitelli agli stessi scultori responsabili della decorazione della facciata, ovvero una maestranza di origine pisana probabilmente giunta a Pistoia al seguito di Guglielmo. Il maestro era stato incaricato di realizzare il pulpito e la recinzione del Duomo cittadino e del suo gruppo di collaboratori dovevano far parte anche Gruamonte, Adeodato ed Enrico, scultori poi firmatari nel 1166 della facciata della chiesa pistoiese di Sant’Andrea. Questi scultori furono particolarmente apprezzati a Pistoia tanto da ricevere ben altri due incarichi negli anni sessanta: il portale e probabilmente l’intero fianco Nord della chiesa di San Giovanni Fuorcivitas e poi l’intera decorazione scultorea di San Bartolomeo in Pantano.

 

L’argomento qui illustrato in sintesi è stato discusso in occasione di DIVINA GRAZIA, evento organizzato dal Gruppo NUME presso la chiesa di San Bartolomeo in Pantano il 22 agosto 2017; per una trattazione più ampia e corredata da un ampio repertorio fotografico si rimanda all’articolo pubblicato sulla rivista “Commentari d’arte. Saggi di critica e storia dell’arte”, De Luca Editori, n.61/62, 2015, pp.5-17. È possibile acquistare la rivista online cliccando qui:

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