LA CERAMICA ISLAMICA IN TUNISIA: ANATOMIA DELLE PRODUZIONI DI RAQQĀDA (IX-X SEC.)

Maria Paola Bulla

 

in "II Ciclo di Studi Medievali, Atti del Convegno", Firenze 27-28 Maggio 2017, Monza 2017, pp. 293-305.

 

 

1. Raqqāda: note storiche e scavi archeologici

 

La città di Raqqāda fu fondata nell'876 dall’emiro aghlabide Ibrahim II (875-902) (GUICHARD 2005, p. 144). Questi vi fece edificare un maestoso palazzo chiamato Qasr al-Fath (Palazzo della Vittoria); le fonti epigrafiche attestano inoltre la presenza di altri palazzi: il Qasr al-Sahn (il palazzo della corte), il Qasr al-Bahr (il palazzo del mare o del lago) e il Qasr Bagdad. Vi furono inoltre costruiti: una grande moschea, delle terme, dei caravanserragli e dei souk. Dopo la fondazione della città di Mahdiya (nel 921), la città perse ogni importanza economica e politica divenendo una sorta di quartiere residenziale. Nel 1060 la città venne completamente devastata e saccheggiata dalle invasioni hilāliane (RAMMAH 1994, p. 92).

Gli scavi archeologici cominciarono sul sito a partire dal 1962 con una campagna annuale di 2-3 mesi fino al 1988 (BEN AMARA et Alii 2005, p. 36) sotto la direzione dell’archeologo M. M. Chabbi, portarono alla luce le vestigia di un palazzo e un bacino idrico di epoca aghlabide (CHABBI 1967-1968, pag. 349). Il palazzo, probabilmente il Qasr al-Sahn, possiede una pianta pressoché quadrata (104x102 m) ed è fiancheggiato lungo le mura esteriori da sette torri a pianta semi-cilindrica equidistanti tra loro (RAMMAH 1994, p. 92).

Tra i reperti rinvenuti quelli ceramici sono i più numerosi. Accanto a serie di ceramica comune, priva di rivestimento, vennero alla luce delle serie di ceramica con decorazione in verde e bruno applicata su fondo bianco o giallo o più raramente su fondo giallo e verde (GRAGUEB 2011, pp. 181-195), delle ceramiche e delle piastrelle a lustro metallico e delle piastrelle monocrome rivestite da uno smalto verde (LOUHICHI 1992-1993, pag. 261).

E’ presente sul sito anche della  sigillata chiara che unitamente al ritrovamento di  mosaici e di una necropoli di epoca romana (datata al II-III secolo) conferma l’ipotesi che la città sia stata installata sui resti di un agglomerato urbano di età romana (RAMMAH 1994, p. 92).

Gli scavi non hanno messo in luce le strutture di un quartiere di ceramisti, ma la città è ritenuta dagli archeologi un centro di produzione, soprattutto per il reperimento di migliaia di frammenti della ceramica a fondo giallo, sopra citata, designata comunemente "jaune de Raqqāda" (giallo di Raqqāda) (BEN AMARA et Alii 2005, p. 36).

 

 

2. La ceramica priva di rivestimento

 

Gli scavi sul sito di Raqqāda hanno restituito un’importante serie di ceramica comune (350 individui in ottimo stato di conservazione e per la maggior parte completi). Questa classe ceramica, spesso trascurata dagli studiosi, è stata oggetto di studio da parte di S. Gragueb (membro associato del Laboratoire d'archéologie médiévale et moderne en Méditerranée, Aix-Marseille Université) la quale ha cercato di ovviare alla mancanza di riferimenti stratigrafici basandosi su criteri di confronto e ha potuto ricostruire delle serie di riferimento (GRAGUEB 2009, p. 340).

Le prive di rivestimento rinvenute nel sito presentano omogeneità morfologica permettendo così ipotizzare che si tratti di una produzione in serie. Le datazioni di queste ceramiche, ritenute tra l’876 e il 909 (limiti cronologici riconosciuti per l’occupazione del sito), non possono per il momento essere messe in discussione a causa dello stato della collezione e dell’assenza di un contesto archeologico. Si ipotizza che le ceramiche di Raqqāda anticipino, data la grande somiglianza, le forme utilizzate in Spagna e Sicilia tra il X e il XII secolo (GRAGUEB 2009, p. 352).

Oltre il vasellame sembra che la città producesse anche due tipi di mattoni cotti, uno di colore crema e di notevoli dimensioni (47 × 21 cm) e l’altro più piccolo (22 × 11 cm) (RAMMAH 1994, p. 94).

 

 

3. “Jaune de Raqqāda”

 

Gli scavi hanno permesso di rinvenire numerosissimi frammenti di una tipologia ceramica, denominata “jaune de Raqqāda”, in cui il giallo, il marrone e il verde sono i colori più usati. Il giallo ocra costituisce il fondo, il marrone delinea i contorni della decorazione e il verde riempie il motivo, le decorazioni risultano forti e vivaci (RAMMAH 1994, p. 93). Una prova del fatto che questo tipo di ceramiche sia stato prodotto a Raqqāda è data dalle notizie dell’orientalista francese Marçais sullo scavo della vicina al-‛Abbassiyya (fondata nell’800), egli rimarca l’assenza del giallo tra i frammenti ceramici da lui rinvenuti sul sito, l’uso di questo colore sembra difatti fare la sua comparsa solo dopo la fondazione di Raqqāda nel secondo quarto del IX secolo (DAOULATLI 1994, nota 1, p. 96; MARÇAIS 1925, p. 305).

La vetrina piombifera di colore giallo riveste entrambe le superfici dei manufatti, la decorazione in verde e bruno (geometrica, vegetale, zoomorfa o epigrafica) può essere sulla superficie interna o su entrambe le superfici (BEN AMARA et Alii 2005, p. 37).

Ciò che caratterizza questo tipo di ceramica, oltre alla tipica colorazione, è l’ordine della decorazione e l’utilizzo di motivi di probabile tradizione berbera, soprattutto figure zoomorfe (DAOULATLI 1994, p. 95; DAOULATLI 1995a, p. 192). Tipica è la decorazione “a oiseaux” in cui sono rappresentati degli uccelli stilizzati, la cui apparizione nel IX secolo sembra dovuta a influenze berbere (DAOULATLI 1995a, p. 192; DAOULATLI 1995b, p. 72), difatti gli stessi motivi si incontrano nei tatuaggi e nei tessuti berberi (DAOULATLI 1979, p. 17).

Si ipotizza che la produzione di questa ceramica sia terminata agli inizi del X secolo, con l’arrivo dei Fatimidi (909-973), soppiantata da ceramiche più lussuose quali i lustri metallici e le ceramiche decorate in verde, giallo e bruno su smalto stannifero bianco (DAOULATLI 1994, p. 96).

 

 

 

BEN AMARA A., 2005, SCHVOERER M., THIERRIN-MICHAEL G. e RAMMAH M., Distinction de céramiques glaçurées aghlabides ou fatimides (IXe- XIe siècles, Ifriqiya) par la mise en évidence de différences de texture au niveau de l'interface glaçure - terre cuite, in “ArchéoSciences” (rivista in linea), 29. URL : http://archeosciences.revues.org/index458.html.

CHABBI M. M., 1967-1968, Raqqāda (résumé), in “Africa”, 2, p. 349-352.  

DAOULATLI A., 1979, Poteries et céramiques tunisiennes, Tunis.

DAOULATLI A., 1980, La céramique ifriquiyenne du IXe au XVe siècle, in “La Céramique Médiévale en Méditerranée occidentale. Xe-XVe siècles. Valbonne, 1978”, Paris, CNRS.

DAOULATLI A., 1994, Le IXe siècle : le jaune de Raqqāda, in Couleurs de Tunisie : 25 siècles de céramique, Paris, Institut du monde arabe, pp. 95-96.

DAOULATLI A., 1995a, La céramique médiévale en Tunisie: état de la recherche (IXe-Xe siècles), in “Africa”, 13, p. 189-204.

 

DAOULATLI A., 1995b, La production vert et brun en Tunisie du IXe au XIIe siècle : étude historique et stylistique, Le Vert & le brun : de Kairouan à Avignon, céramiques du Xe au XVe siècle, Marseille, Musées de Marseille, pp. 69-76.

GUICHARD P., 2005, La conquête arabe de l’Espagne au miroir des teste, in “CEHM”, n. 28, pp. 377- 389.

GRAGUEB S., 2011, La ceramique vert et bruna fond blanc de Raqqāda, in CRESSIER P. e FENTRESS E., La céramique maghrébine du haut Moyen âge (VIIIe-Xe siècle): état des recherches, problèmes et perspectives, Rome, École française de Rome, pp. 181-195.

LOUHICHI A., 1992-1993, Un échantillonnage de céramique d'époque médiévale de Qairawan, exemple d'application de recherches archéologiques et de laboratoire, in “Africa”,  11-12, p. 258-363.

RAMMAH M., 1994, La céramique de Raqqāda : IXe-Xe siècle, in Couleurs de Tunisie : 25 siècles de céramique, Paris, Institut du monde arabe, pp. 92-94.

 

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