LE ARCHITETTURE MONASTICHE DELLE DAMIANITE NEL LAZIO TRA XIII E XIV SECOLO

Assisi, S. Damiano, facciata della chiesa (Wiki Commons License)
Assisi, S. Damiano, facciata della chiesa (Wiki Commons License)

Valeria Danesi

 

(titolo originale: Le architetture monastiche dell’ordine delle Damianite, poi Clarisse, nel Lazio tra XIII e XIV secolo. Alcuni esempi, in "II Ciclo di Studi Medievali", Atti del Convegno, Firenze 27-28 Maggio 2017, pp. 399-412)

 

Nei primi anni del XIII secolo il monachesimo maschile viveva una nuova stagione, inaugurata con l’avvento degli ordini mendicanti, caratterizzata da una maggiore apertura verso la comunità dei fedeli, mentre quello femminile restava ancorato alla tipica dimensione claustrale di matrice benedettina. Grazie, però, a questo rinnovamento, e sull’ondata pauperistica che si andava diffondendo in Europa, nacquero, soprattutto nell’Italia centrale, diverse comunità femminili indipendenti. Donne libere che, rifiutando l’accoglimento di canoniche regole monastiche, avevano come unico obiettivo il perseguimento della totale povertà terrena [1]. 

Papa Innocenzo III (1198-1216), preoccupato dalla diffusione di questo fenomeno privo di controllo, cercò di porvi rimedio attraverso alcune disposizioni redatte ad hoc durante il Concilio Lateranense IV del 1215 [2]. Sotto la guida del cardinale Ugolino dei conti di Segni, futuro papa Gregorio IX (1227-1241), fu stabilito che chi avesse voluto fondare una nuova casa religiosa, un monastero o una congregazione avrebbe dovuto accettare come forma di vita una delle regole istituzionali già approvate dalla Chiesa. Il cardinale si adoperò, inoltre, per creare una struttura organizzata che permettesse a queste donne indipendenti di entrare a pieno negli ordinamenti ecclesiastici secondo le direttive lateranensi. Nel 1219, quindi, fondò un nuovo ordine e redasse una regola ispirata a quella benedettina, con i tre voti di obbedienza, povertà e castità insieme all’imposizione più notevole: una rigidissima clausura che vietava qualsiasi contatto con il mondo esterno[3].

L’azione del cardinale, che non s’interruppe nemmeno dopo la salita al soglio pontificio, si scontrò con l’altra grande protagonista di quegli anni, santa Chiara di Assisi (1193 ca.-1253). Nel 1212, ancora giovinetta e affascinata dall’esempio di san Francesco di cui voleva esserne l’alter ego femminile, fondò l’ordine delle Povere Dame, conosciute anche col nome di Damianite e poi Clarisse, che, oltre a rifiutare la tradizionale vita monasteriale, credeva nella predicazione e nell’assistenza diretta delle fasce più deboli della società [4].

Papa e santa, quindi, furono impegnati in un duro scontro che vide quest’ultima cedere, nel 1228, all’imposizione della clausura ottenendo in cambio, però, per la sua comunità il Privilegium paupertatis, necessario alla tutela della dimensione ‘povera’, che escludeva la possibilità di possedere beni materiali immobili e mobili e le conseguenti rendite economiche [5].

L’azione normalizzatrice compiuta da Gregorio IX, e perseguita anche dai suoi successori, oltre a stravolgere spiritualmente l’universo religioso femminile, ebbe notevoli conseguenze anche sull’organizzazione architettonica dei conventi coevi. Questi, a eccezione dei grandi e tardi complessi rappresentativi, in linea con i dettami francescani presentavano, solitamente, uno sviluppo modesto ed erano organizzati intorno allo spazio quadrangolare del chiostro. Nei primi decenni di vita dell’ordine s’intervenne su strutture preesistenti con la chiesa inserita completamente, in pianta e in alzato, nel blocco degli edifici originari senza però raggiungere dimensioni eccessive, grazie all’impiego della navata unica priva di transetto e cappelle orientali. Inoltre, a differenza dei cenobi maschili mancava una vera e propria sala capitolare e lo spazio che magari originariamente era stato previsto tese nel tempo a trasformarsi in un luogo destinato al lavoro comune o dove comunicare le istruzioni quotidiane [6].

[1] Per approfondimento di natura storica sulla nascita degli ordini mendicanti maschili e femminili cfr. il saggio, e il ricco apparato bibliografico, di H. Grundmann, Movimenti religiosi nel medioevo, Bologna 1980, pp. 169-192.

[2] A. García, Les constituciones del concilio IV Lateranense de 1215, in Innocenzo III. Urbs et orbis, Atti del Congresso internazionale, Roma, 1998, Roma 2003, pp. 200-224.

[3] L’ordine fondato da Ugolino prese il nome di Pauperes dominae de valle Spoletana sive Tuscia, e raggruppava i monasteri femminili da lui riformati nei primi anni del secondo decennio del XIII secolo: S. Maria al Santo Sepolcro di Monticelli a Firenze, S. Maria fuori Porta Camollia a Siena, S. Maria di Gattaiola a Lucca e il Monteluce a Perugia. Sull’argomento cfr. I. Omaechevarría, Escritos de Santa Clara y documentos contemporáneos, Madrid 1970, pp. 210-232; A. Pecorini Cignoni, Gregorio IX e il francescanesimo femminile: il monastero di Ognissanti in Pisa, in Studi francescani, 95, 1998, pp. 383-406; M. Sensi, Storie di Bizzoche tra Umbria e Marche, Roma 1995, pp. 5-9; H. Grundmann, Movimenti religiosi… cit., pp. 126-127; M. P. Alberzoni, Le congregazioni monastiche: le Damianite, in Dove va la storiografia monastica in Europa? Temi e metodi di ricerca per lo studio della vita monastica e regolare in età medievale alle soglie del terzo millenio. Atti del Convegno internazionale, Brescia-Rodengo, 2000, Milano 2001, pp. 379-401.

[4] Per la biografia di santa Chiara e per un quadro storico della nascita del suo ordine cfr. M. Bartoli, Chiara d’Assisi, Roma 1989, pp. 31-178; M. P. Alberzoni, Chiara d’Assisi e il francescanesimo femminile, in Francesco d’Assisi e il primo secolo di storia francescana, Torino 1997, pp. 204-208; J. Dalarun, Claire d’Assise et le mouvement féminin contemporain, in Clara claris praeclara. Atti del Convegno internazionale l’esperienza cristiana e la memoria di Chiara d’Assisi in occasione del 750° anniversario della morte, Assisi, 2003, Assisi 2004, pp. 381-401; G. Casagrande, Intorno a Chiara. Il tempo della svolta: le compagne, i monasteri, la devozione, Assisi 2011, pp. 28-44; L. S. Knox, Creating Clare of Assisi. Female franciscan identities in later medieval Italy, Leiden/Boston 2008, pp. 27-29. Sulla trasformazione dell’ordine delle Damianite in quello delle Clarisse cfr. G. Andenna, Urbano IV e l’ordine delle clarisse, in Chiara e la diffusione delle Clarisse nel secolo XIII. Convegno di studi organizzato in occasione dell’VIII centenario della nascita di Santa Chiara, Manduria, 1994, Galatina 1998, 195-218; C. A. Lainati, La cloture de Ste Claire et despremières Clarisses dans la législation canonique et dans la pratique, in  Laurentianum, 13, 1973, pp. 223-259; R. Manselli, La chiesa e il francescanesimo femminile, in Movimento religioso femminile e Francescanesimo del secolo XIII, Atti del convegno, Assisi, 1979, Assisi 1980, pp. 239-261.

[5] Per un’analisi del rapporto tra Chiara e il papato si guardi a M. P. Alberzoni, Chiara e il papato, Milano 1995, pp. 9-114; B. Roest, Order and disorder. The Poor Clares between foundation and Reform, Leiden/Boston 2013, p. 33. Gregorio IX stabilì che il movimento nato per volontà di santa Chiara sarebbe dovuto confluire in quello fondato da lui a cui cambiò il nome in Ordo Sancti Damiani senza effettuare alcun tipo di cambio normativo: Regola e Costituzioni rimasero quelle ideate da Gregorio e solo il monastero di S. Damiano, dove Chiara risiedeva, ottenne il Privilegium paupertatis A tal proposito si veda A. Marini, Varietà e complessità delle normative relative ai monasteri femminili di tradizione damianita-clariana nei secoli XIII-XIV, in M. Bartoli, L. Pellegrini, D. Solvi (a cura di), La lettera e lo spirito. Studi di cultura e vita religiosa (secc. XII-XV) per Edith Pásztor, Milano 2016, pp. 181-188.

[6] M. L. de Sanctis, s. v., Clarisse, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, IV, Roma 1992, pp. 91-102; M. A. Filipiak, The plans of the Poor Clares convents in Central Italy: from the Thirteenth through the Fifteenth Century, Ann Arbor 1983, p. 23.

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