AUTOGRAFIA D’ARTISTA NEL TARDO MEDIOEVO

Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi Firenze, Archivio di Stato, Mediceo Avanti il Principato, filza 2, doc. 201
Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi Firenze, Archivio di Stato, Mediceo Avanti il Principato, filza 2, doc. 201

Chiara Baldestein

 

in "III Ciclo di Studi Medievali", Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 15-22

 

«Diversi nella loro formazione, i vari stati europei a partire dal Trecento dovettero far fronte a necessità comuni: la presenza al loro interno di potere eterogenei e contraddittori; l’ascesa di nuove élite sociali, in particolare nelle città; ricorrenti crisi economiche, inaspettate crisi dinastiche»[1].

 

In questo periodo l'Italia viveva un’elevata frammentazione territoriale: nel Quattrocento si formarono alcuni stati regionali, i quali però, nel tentativo di ottenere ognuno l’egemonia, di fatto si immobilizzarono a vicenda, creando un equilibrio precario e destinato ad indebolire tutta la Penisola.

La situazione era resa precaria anche dal fatto che questi regimi regionali si fondavano non su una politica di dominio ben articolata, ma sul carisma e sulle capacità di governo di un solo leader, morto il quale spesso si ripiombava in un periodo di sconvolgimenti a raggio più o meno ampio.

Alla fine del XIV secolo «non è dato di scorgere neppure una delle condizioni atte a far considerare come una comunità, sia pur nel senso più vago, i vari popoli della terra. Continenti interi pressoché privi di rapporti con gli altri, immense plaghe sfuggono persino alla conoscenza di coloro che abitano in contrade diverse. Una zona del globo si avviava bensì a proiettarsi sull’intera superficie di esso: intorno al 1400, tuttavia, ne era ancora molto lontana e soprattutto quanto mai inconsapevole. La parte occidentale dell’Europa costituiva un agglomerato di domini di tutti i tipi. Sola cosa ad essi comune: la religione, che vi si era diffusa e impiantata da un millennio all’incirca»[2].

La caratteristica degli stati europei del XV secolo stava proprio nella neonata capacità di creare una comunità basata sul coinvolgimento di masse di popolazione sempre più numerosa alla vita dello stato, attuato attraverso una maggiore consapevolezza della loro appartenenza ad esso.

La popolazione, che durante il XIV secolo aveva subito una drastica diminuzione, visse agli inizi del ‘400 un periodo di stagnazione, causata da una fragilità delle strutture demografiche e denotata dalla permanenza di un’alta mortalità infantile, ma si avviò durante il secolo ad una netta risalita che ebbe come effetto un pesante inurbamento.

Questa crescita demografica con successiva urbanizzazione portò altresì alla creazione di una borghesia imprenditoriale tenace e desiderosa di arricchirsi. Lo studio della contabilità privata e pubblica, ora molto più articolata, ci mostra il nascere di un nuovo sistema finanziario il quale condusse alla ribalta figure capaci di gestire molto bene il denaro, spostarlo, investirlo, farlo fruttare. I cosiddetti manieurs d’argent al di là del mero arricchimento aspirarono in questo secolo a raggiungere una fascia sociale superiore.

Borghesia e aristocrazia si avvicinarono fino quasi a confondersi a causa dell’avanzata dell’una e del ripiegamento dell’altra, per ragioni economiche ma anche politiche e militari.

Anche in campagna, dove la crisi della fine del ‘300 aveva reso le condizioni di vita molto dure, lo sfaldamento delle grandi proprietà diede la possibilità a piccoli braccianti di farsi avanti per tentare, con un po’ di astuzia, di acquistarne terreni e iniziare così la scalata sociale.

Quindi, in ultima analisi, a distinguere la società del Quattrocento dalla precedente è proprio questa eccezionale fluidità dell’organismo sociale, dove i confini tra una classe e l’altra sono decisamente più labili.

 Tuttavia, la società del XV secolo fu caratterizzata più di ogni altra cosa da un rinnovamento culturale che portò alla nascita dell’Umanesimo, ovvero di un’antropocentrica visione del mondo, che accompagnò l’Italia e l’Europa nel Rinascimento, trainandole verso una nuova era. Si può quindi affermare che «i due fenomeni che caratterizzano maggiormente il rinnovamento del sapere occidentale ad alto livello in questo periodo sono da un lato l’umanesimo e dall’altro l’osservazione scientifica»[3].

 Il primo fu messo in atto dagli uomini di lettere. Il letterato umanista mise da parte la scolastica e la rigida morale medievale per riallacciarsi ai classici, in maniera a volte estremamente produttiva a volte quasi soffocante, ma questa volontà di unire tradizione e innovazione creò un ambiente inedito, che pur non rinnegando la religione la mise da parte, concentrandosi maggiormente su un’idea di Natura, molto più vicina all’uomo di quanto non lo sia l'idea Dio.

[1] M. Montanari, Storia Medievale, Bari, Laterza, 2007, pag. 257.

[2] R. Romano, A. Tenenti, Il Rinascimento e la Riforma (1378-1598). La nascita della civiltà moderna, Storia universale dei popoli e delle civiltà, Vol. 9\2, Torino, Utet, 1972, pag. 3.

[3] Ibidem, p. 345.

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