Elisa Del Galdo, Silvia Lusuardi Siena

in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 231-143

 

Le campagne di scavo condotte tra gli anni 1981 e 1984-1991 nell’area della cattedrale di Luni (SP) [1] hanno consentito di mettere in luce quasi interamente la planimetria dell’edificio di culto e di comprendere la lunga serie di attività edilizie che l’hanno caratterizzato dalla fondazione nel V secolo d.C. [2], fino al suo abbandono dopo il trasferimento ufficiale della sede vescovile a Sarzana nel 1204[3]. La chiesa sorgeva all’interno delle mura urbiche, nel settore sud-occidentale della città, in un’area precedentemente occupata da una grande domus a sua volta connotata da più fasi di trasformazione nel corso dell’età imperiale. Oggetto di questo contributo è un primo inquadramento di sintesi finalizzato alla messa in evidenza delle principali fasi di utilizzo funerario dell’area, fondato principalmente, come vedremo, sulla sequenza relativa riscontrata nel corso delle indagini stratigrafiche. Purtroppo, infatti, da un lato gli scavi ottocenteschi condotti da Paolo Podestà negli anni tra il 1889 e 1897[4] hanno pesantemente disturbato e asportato la porzione superiore del deposito all’interno dell’edificio, causando un’ingente perdita di dati; dall’altro la sospensione delle indagini nel 1991 non ha permesso finora di avere un quadro soddisfacente dell’estensione e delle modalità di utilizzo degli spazi funerari nell’area circostante la chiesa[5].

 

La tomba privilegiata nell’area absidale e i resti di strutture funerarie indagate negli scavi ottocenteschi

Un ritrovamento significativo, purtroppo totalmente privo di documentazione grafica, avvenne ad opera di Paolo Podestà nell’area dell’abside centrale nel 1889. La descrizione che egli fornisce non permette di localizzare con sicurezza la posizione della sepoltura: «In un interstizio, formato con arte tra l’ambulacro ed il muro esterno, è praticata con regolare scomparto una cassa sepolcrale, di modo che la sua altezza superiore eguaglia il piano dell’abside, vale a dire m. 1,13 dal pavimento dell’ambulacro. La sua forma è rettangolare, e misura m. 1,80 X 0,80 X 1,10. Era chiusa alla superficie da grossi lastroni di pietra bruna del Corvo; rimossi i quali si presentò allo sguardo degli scopritori un cadavere in perfetto stato di conservazione, che in breve si decompose in minuta polvere»[6]. È possibile che il sepolcro potesse trovarsi in corrispondenza del corridoio centrale della cripta carolingia[7] quando questa perse la sua funzione originaria e venne livellata nella fase edilizia romanica. È altrettanto probabile che «l’interstizio formato con arte» sia da collocare nello spazio venutosi a creare tra l’abside centrale paleocristiana e l’abside romanica. Al momento non ci sono elementi per preferire una delle due ipotesi.

Sempre agli interventi ottocenteschi va attribuita la scoperta e l’asportazione di numerosi cunicoli con copertura voltata e sovrapposti tra di loro, ripieni di ossa. Questi si estendevano per tutta la lunghezza della chiesa fino alla facciata e quelli nella navata centrale erano orientati est-ovest, mentre nelle navatelle erano disposti nord-sud[8]. Tali cunicoli, di cui sembra si siano trovate le tracce nella navata sinistra nel 1981, potrebbero essere il risultato di una bonifica medievale dell’area funeraria circostante la chiesa, ma la questione andrà ripresa in futuro anche in relazione alla precisa localizzazione delle celle messe in luce nello scavo del 1898: «a circa 1 m. di profondità si trovarono due pareti tra loro parallele, attraversate da altre in modo da formare parecchie celle non uniformi; ma non si poté trovare traccia né d’ ingresso, né di comunicazioni tra di loro, cosicché é incerto l’uso cui furono destinate, quantunque per la presenza di molte ossa umane e di titoli sepolcrali si potrebbe argomentare fossero adibite per sepolture»[9].

 

[1] Per una bibliografia di insieme con notizie preliminari sugli scavi condotti dal Centro Studi Lunensi per conto della Soprintendenza Archeologica della Liguria, si veda da ultimo Lusuardi Siena 2007, Lusuardi Siena 2008, Lusuardi Siena – Sannazaro – Perassi 2011. La messa in fase delle sepolture  alla luce dei dati di scavo finora elaborati sono stati oggetto della tesi di laurea magistrale di Elisa Del Galdo, discussa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel novembre 2016 (Del Galdo 2015/2016).
[2] Lusuardi Siena 2007 con bibliografia precedente. Primo vescovo la cui esistenza sia documentata è Felice presente ai concili romani indetti da Papa Ilaro nel 465-466: Franchi – Lallai 2000, p. 6. Sul problema della realizzazione della prima chiesa a tre navate cfr. Lusuardi Siena – Sannazaro 1995.
[3] Il trasferimento della diocesi a Sarzana è legato all’insabbiamento del porto e alla conseguente formazione di zone paludose nell’entroterra che con tutta probabilità determinarono lo spopolamento della città. Sulla tematica, si veda Da Luni a Sarzana 2007.
[4] Podestà 1890;Podestà 1898
[5] Gli importanti risultati delle indagini effettuate nel 1889 – 1890 all’interno del luogo di culto con lo straordinario rinvenimento delle 10 basi marmoree iscritte con dedica agli imperatori, ora al Museo di La Spezia (al riguardo Marmora Lunensia Erratica 1983 e da ultimo, anche con bibliografia precedente, Cadario 2015) indussero il marchese Gropallo, proprietario del terreno, ad avviare nuovi scavi che Paolo Podestà condusse nel 1897 in un’area non ben localizzabile «alla distanza di 15 m dai ruderi della chiesa, nella direzione est» (Podestà 1898, p. 180).
[6] Podestà 1898, p. 180
[7] Si tratta di una cripta semianulare, impostata sull’ambulacro bizantino che rimase ancora in uso, come piano pavimentale, nella fase carolingia; rimangono evidenti tracce nei due corpi a mezzaluna e nei resti scultorei delle fenestellae confessionis. Per ulteriori dati e le ipotesi ricostruttive della struttura  realizzate da Paola Piva si veda in particolare MANCUSO 1996; LUSUARDI SIENA 2008.
[8] Podestà 1890, pp. 377, 384-385; Lusuardi Siena 1976, p. 38.
[9] Podestà 1898, p. 180.

In foto: Cattedrale di Luni, area a sud del perimetrale meridionale.

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