Elena Dellù, Federica Matteoni, Silvia Lusuardi Siena

(titolo originale: Il sepolcreto nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo di Nocetum (MI): dinamiche deposizionali tra altomedioevo ed età moderna, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 245-263

Premessa

Nell’ambito delle indagini archeologiche condotte nel 2013 all’interno della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo di Nosedo (MI), ubicata nella periferia sud di Milano vicino a Chiaravalle, è stato riportato alla luce un sepolcreto in uso tra la metà del XV e gli inizi del XVII secolo, sviluppatosi attorno ad una tomba assai più antica. Lo scavo stratigrafico, svolto in accordo tra la Soprintendenza Archeologia della Lombardia e l’Università Cattolica del Sacro Cuore[1], ha riguardato unicamente l’aula della piccola chiesa, che si estende per 9x5 m, per una profondità di circa 70 cm, senza esaurire il deposito archeologico che, nella porzione indagata, copre un ampio arco cronologico, dall’epoca tardo antica-altomedievale fino all’età moderna. Sono stati recuperati, in giacitura secondaria, frammenti ceramici e monete[2] di epoca romana-imperiale[3] che attestano la frequentazione del sito anche prima della costruzione dell’edificio religioso medievale, per il quale non sono stati riconosciuti depositi orizzontali in fase.

Le evidenze tardoantiche-altomedievali

Durante lo scavo sono emerse delle strutture preesistenti alla costruzione della chiesa medievale attestata nelle fonti documentarie dal 1251[4], la cui datazione è stata confermata dall’analisi di una trave lignea originaria conservata nel perimetrale sud dell’aula e inquadrata tra 1210 e 1310[5], stabilendo quindi la costruzione o ricostruzione dell’edificio prima della metà del XIII secolo[6].

Le preesistenze consistono in una struttura muraria (US 41, larga m 0,60 circa e visibile per una lunghezza massima di 2,40 m) con andamento NE/SO distante 2,58 m dalla controfacciata, realizzata da frammenti laterizi legati da malta; questo setto, successivamente inglobato nella facciata della prima chiesa, ne ha condizionato l’orientamento che è rimasto inalterato nel tempo. Questa muratura fu successivamente inglobata nella fondazione US 145 a questa ortogonale e con sviluppo est-ovest poco più a sud, costruita in casseforme, come visibile nel prospetto sud durante lo scavo stratigrafico[7]. Tali strutture in fondazioni potrebbero essere messe in fase con il pilastrino quadrangolare US 6, messo in luce nel saggio 1 all’esterno del perimetrale nord della chiesa, definendo, in questo modo, un’aula più antica, forse dedicata all’Angelo, ovvero all’Arcangelo Michele che compare al primo posto, accanto a Giacomo e Filippo, nella più antica citazione finora nota dell’edificio[8].

Attorno e dentro questo primitivo luogo di culto sono state deposte tombe in cassa laterizia, attribuite alla stessa fase cimiteriale in base alla tecnica costruttiva: due di esse, infatti, sorgevano all’esterno dell’ambiente (tb 1 a nord-ovest e US 82 a est), mentre la tb 2, l’unica indagata durante le campagne di scavi, era posizionata all’interno dell’aula nei pressi della controfacciata ed era originariamente coperta da due lastre litiche in serizzo, di cui una rimossa parzialmente in epoca moderna (vedi infra). Anche la tb1 era originariamente coperta da lastre litiche, asportate già al momento della costruzione dei pilastri dell’atrio (XVI secolo) le cui fondazioni furono infatti realizzate in addosso (US 5) e in parte sopra (US 11) la cassa laterizia. Per la tomba rinvenuta ad est, di cui è visibile solamente un tratto di spalletta perimetrale della cassa (US 82), si hanno meno informazioni, anche se si può ipotizzare una copertura strutturata anche per questa per analogia con le altre tombe in cassa laterizia. Le lastre in serizzo utilizzate nella pavimentazione degli spazi esterni dell’attuale fabbricato dell’Associazione Nocetum, lasciano immaginare che siano state recuperate in loco nel corso dei lavori di ristrutturazione dei fabbricati, ma che in origine appartenessero ad antiche tombe[9].

La tb 2 all’interno dell’aula più antica e con il medesimo orientamento è l’unica ad essere stata indagata tra le tombe con cassa in laterizi: questa struttura, certamente la più monumentale tra quelle esplorate e ancora oggi musealizzata all’interno della chiesa, si estende per 2 m di lunghezza (misura interna 1,80 m), 0,80 m di larghezza (misura interna 0,56 m) per una profondità massima di 42 cm. La sepoltura era originariamente chiusa da una lastra rettangolare in serizzo (misure 1,47x0,27x0,05 m) che copriva buona parte della superficie tombale, appoggiandosi sulla testata a ovest e sulle spallette nord e sud della tomba, mentre più ad est si giustapponeva un’altra lastra di forma quadrangolare, successivamente spostata in occasione della riapertura della deposizione alla metà del XVI secolo (vedi infra). I perimetrali della tomba sono realizzati con laterizi di pezzatura disomogenea impiegati prevalentemente di testa, legati da sedimento a matrice limo-sabbioso bruno scuro. Le spallette sud e ovest della tomba sono conservate ancora sostanzialmente integre, per 5 corsi di laterizi pari a 42 cm di altezza, mentre le spallette nord e est sono state asportate in occasione di successive deposizioni che hanno parzialmente intaccato la struttura tombale. Il fondo della sepoltura è costituito da laterizi (dal modulo 40x30 cm) integri e in frammenti giustapposti e intervallati da scaglie di laterizi negli spazi di risulta. Questi mattoni sono di reimpiego poiché presentano tracce di malta bianca nelle facce a vista, legante differente rispetto a quello usato per la posa in opera della tomba stessa.

La tb 2 accoglieva all’interno un corpo in connessione anatomica deposto supino, con il capo leggermente sollevato forse per la presenza di un cuscino in materiale deperibile, con le braccia distese lungo i fianchi e gli arti inferiori tesi con i piedi sovrapposti. Lo studio antropologico ha identificato una donna di circa 70 anni d’età, sul cui corpo sono stati riscontrati segni di artrosi, edentulia e usura dentaria, e una placca pleurica calcificata, probabile risultato della malattia, forse mesotelioma da asbestosi, che ne provocò la morte[10]. Le analisi al 14C dei resti scheletrici hanno proposto datazioni non univoche, e per le quali ci riproponiamo di indagare ulteriormente: una prima analisi ha avuto come esito il range 340 – 425 d.C. con intersezione tra datazione al radiocarbonio e curva di calibrazione al 400 d.C.; la seconda il range 892-1020 d.C.[11].

Tali analisi archeometriche, pur nella loro diversità di esito, in ogni caso attestano la preesistenza di diversi secoli della tb 2 alla chiesa di epoca medievale: il posizionamento della struttura tombale, coperta da due lastre litiche giustapposte, e ubicata a circa 35 cm dal fronte dell’aula e dunque in una zona ben visibile dall’ingresso al luogo sacro, lascia intendere infatti che vi era necessariamente memoria di questa donna sepolta, che presumibilmente doveva rivestire un importante ruolo per la comunità di Nosedo, che doveva nutrire nei suoi confronti una particolare devozione[12].

 

[1] Lo scavo si è svolto con la direzione scientifica della Dott.ssa Anna Maria Fedeli dell’allora Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia d’intesa con la Prof.ssa Silvia Lusuardi Siena dell’Università Cattolica di Milano. La direzione tecnica di scavo è stata condotta da Federica Matteoni, con la collaborazione di Elena Dellù e Elisa Grassi; allo scavo e all’analisi dei reperti e dei risultati hanno collaborato studenti di archeologia della laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’arte e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università Cattolica di Milano: Alessandro Bona, Chiara Bozzi, Gian Battista Garbarino, Silvia Gazzoli, Sara Loreto e Ricky Radaelli. Le indagini sul campo e le ricerche che ne sono seguite nel 2014 sono state possibili grazie a finanziamenti di un bando con Fondazione Telecom Italia e un bando con Fondazione Cariplo ottenuti dall’Associazione Nocetum. L’analisi antropologica e i restauri dei reperti hanno utilizzato i finanziamenti ottenuti da Regione Lombardia per il progetto Il patrimonio archeologico dell’antica Chiesetta dei SS. Filippo e Giacomo torna a vivere per la città di Milanoin vista di EXPO 2015nell’ambito del bando per la promozione di interventi di valorizzazione del patrimonio archeologici e dei siti UNESCO lombardi anno 2013. I restauri dei reperti bronzei sono stati condotti da Annalisa Gasparetto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e da Marianna Cappellina di Strati Snc. di Milano. Le fotografie sono fornite su gentile concessione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Milano.
[2] Radaelli – Grassi – Airoldi 2017, pp. 13-16.
[3] Facchinetti 2017, pp. 49-53.
[4] In un documento che regola il passaggio di terre tra gli abitanti di Nosedo e la chiesa di San Donato in Strada viene menzionata una ecclesie Sancti Angelli sive Sancti Iacobi et Feripi de loco Noxeda (cfr. Del Bo 2012, p. 80, e nota 7, dove correttamente si argomenta perché leggere ecclesia).
[5] Greppi 2012, pp. 177-183.
[6] Lusuardi Siena – Matteoni 2017, pp. 34-37.
[7] Sul prospetto nord di US 145 durante lo scavo sono stati messi in luce alcuni laterizi, probabilmente di reimpiego, con tracce di intonaco dipinto di cui ancora oggi resta dubbio l’inquadramento cronologico. Se si riuscisse ad accertare che i mattoni sono da riferire ad una fase edilizia precedente della chiesa medievale, si potrebbe confermare l’esistenza di una più antica aula cultuale.
[8] Lusuardi Siena 2012, p. 20; Lusuardi Siena – Matteoni 2015, pp. 17-33.
[9] Certamente anche la tb 1 era originariamente coperta da lastre litiche, asportate già al momento della costruzione dei pilastri dell’atrio (XVI secolo) le cui fondazioni furono infatti realizzate in addosso (US 5) e in parte al di sopra (US 11) della cassa laterizia. Meno informazioni si hanno circa la tomba rinvenuta a est, di cui è stato messo in luce nel saggio 3 solo un tratto di spalletta (US 82). L’aspetto e le dimensioni delle lastre in serizzo utilizzate nella pavimentazione di spazi esterni dell’attuale fabbricato dell’Associazione Nocetum, lasciano supporre che queste siano state recuperate localmente durante i lavori di ristrutturazione delle case, ma che appartenessero in origine ad antiche tombe (Lusuardi Siena 2012, p. 20).
[10] Sguazza – Gibelli – Poppa – De Angelis – Cattaneo 2017, pp. 55-60.
[11] Il campionamento dei resti scheletrici è stato effettuato dal LABANOF; la prima analisi è stata condotta dal Beta Analytic Radiocarbon Dating Laboratory di Miami; la seconda analisi è stata condotta dal CEDAD (Centro di Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento, Prof. Calcagnile); per ulteriori riflessioni sull’esito di queste analisi si veda Lusuardi – Matteoni 2017, pp. 33-34.
[12] Se si fa risalire la deposizione del corpo al V secolo d.C. dovrebbe certamente essere rivalutato il ritrovamento dell’iscrizione cristiana del 536 d.C. durante gli scavi ottocenteschi e ritenuta, in via ipotetica, come proveniente dalla chiesa di San Giorgio, dove viene posta, da  una autorevole fonte dell’XI secolo, la sepoltura del vescovo di Milano Onorato (VI secolo); Lusuardi Siena 2012, p. 21; Radaelli – Grassi – Airoldi 2017, pp. 19-21.

In foto: Porzione centro-occidentale del sepolcreto interno, chiesa dei SS. Filippo e Giacomo

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.

Pin It on Pinterest