Iolanda Donnarumma

(titolo originale: Un impianto metallurgico del IX secolo dalla Rasola 1 del castello del Monte a Montella: la trincea 5/87, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 265-277)

Inquadramento storico-topografico

Tra VIII e IX secolo in Campania è documentata la fondazione di numerosi centri la cui natura di civitates, oppida, castra o castella non è facilmente individuabile in ragione della loro diversità e specificità (1). Ciononostante fonti scritte e materiali (2) testimoniano la coesistenza di villaggi rurali – sorti talvolta su fattorie romane di VI-VII secolo (3) – e numerosi insediamenti fortificati (4) che modificarono profondamente la struttura del territorio antico. La nascita di questo modello insediativo è da rapportarsi allo sviluppo di poteri locali originatisi in seguito all’istituzione dei gastaldati, distretti territoriali controllati da funzionari regi ai quali era garantita una discreta autonomia nei confronti dell’apparato statale. Il radicamento del potere gastaldale sul territorio è testimoniato da una serie di strutture fortificate sorte in punti strategici. È il caso, ad esempio, di Rota, sede di un gastaldato che controllava l’accesso dalla costa tirrenica all’avellinese e al beneventano, oltre che all’agro nocerino sarnese (5); un contratto dell’892 testimonia l’esistenza ad Ariano Irpino di un fortilizio sorto a difesa del territorio beneventano contro i bizantini e i saraceni di Puglia (6); una dinamica simile è stata rilevata a proposito del castello Candriano a Torella dei Lombardi (7) nel gastaldato di Conza (8). Lungo la strada che da Battipaglia conduceva alla valle del Calore e a Benevento, si sviluppava Montella, sito nel quale le ricerche archeologiche guidate dal prof. Marcello Rotili tra il 1983 e il 1992 (9) hanno consentito di ricostruire le fasi di vita dell’abitato, dalla sua formazione nel VI-VII secolo fino al definitivo abbandono determinatosi a seguito alla spedizione di Lautrec del 1528. Nell’area sud-ovest dell’insediamento, su una superficie di circa tre ettari strutturata tra XII e XIV secolo come parco per gli svaghi e gli ozi signorili (10), furono realizzate le rasole (11), ampie terrazze dotate di muri di sostruzione e attraversate da due acquedotti, già indicate nella settecentesca Dichiarazione della […] Pianta di tutto il Monistero de P. Riformati sotto il titolo di S. Maria del Monte (12). Emblematica delle trasformazioni del sito è la rasola 1 (2265 mq circa) (13), area di servizio variamente articolata in ragione della sua continuità d’impiego dal VI-VII al XX secolo, delimitata a ovest dal ridotto difensivo del castello e definita a sud dal perimetrale esterno 8050 in pietre calcaree appena squadrate, a est dal muro di sostruzione 8052 e a nord da un muro allineato con l’ingresso del fortilizio.

Analisi stratigrafica

All’estremità nord-orientale della rasola 1 nel 1987 è stata perimetrata la trincea denominata 5. Delimitata a nord e a est dal muro di contenimento 8052 e dalla roccia naturale a ovest (uuss 2, 16, 22 e 34), è stata rinvenuta una forgia (usm 8) impiantata su un battuto pavimentale (us 37). Si tratta di una struttura in bozze e malta a pianta subcircolare (Ø 320-300 cm internamente; Ø 430-370 cm esternamente), al cui interno si evidenzia un crollo (us 9) e terra bruciata (us 18) (= uuss 4, 7), mista a scorie metalliche e ceramica, che sigilla uno strato di terra poco compatta (us 25) depositatosi sopra il piano interno della forgia (us 26). In ragione della conformazione del suolo, sui fronti est e sud si riscontra un dislivello per la cui compensazione sono stati deposti tre strati di riempimento (uuss 41, 51, 55). A sud della vasca, la forgia presenta un’apertura (largh. 40 cm), il cui prolungamento ovest non trova specularità a oriente, dove si conserva, invece, un bancone (usm 20) con una cavità rettangolare, utilizzato con ogni probabilità per le attività di lavorazione lontano dal fuoco. L’elevato della forgia doveva essere verosimilmente costituito da un corpo dotato di un’apertura sulla sommità atta al tiraggio dei fumi; lo stato con cui ci è pervenuta la struttura non consente di appurare se si trattasse di una domed furnace, con sagoma bassa e ampia, ovvero di una shaft furnace, con elevato di forma cilindrica, più slanciato ed alto. Il rinvenimento nei livelli di riempimento della forgia di scorie metalliche (infra par. 4) consente di identificare la struttura montellese come un basso forno per la lavorazione dei metalli, i cui prodotti presentavano una purezza assai scarsa per la presenza di scorie e cenere unitesi alla bluma durante il ciclo di riduzione. Una volta ottenuto il prodotto, il manufatto veniva lavorato lontano dal fuoco mediante azioni meccaniche, come la martellatura ad esempio, e trattamenti termici, tra cui la tempra o la cementazione. Queste attività potevano svolgersi in una struttura adiacente alla forgia, da riconoscersi verosimilmente negli ambienti emersi dallo scavo della vicina trincea 2/88-92 (S16) della rasola 1. Si tratta di due spazi – A e B – tra loro comunicanti: il vano A, posto a nord e sul quale in età angioina fu impiantata una struttura idraulica (uussmm 3315, 3317, 3319), utilizza come perimetrale orientale un tratto della fortificazione di IX secolo (usm 8245=8222). La struttura reca un ingresso a nord (usm 8237; largh. max. 200 cm), la cui maggiore ampiezza rispetto al varco d’accesso all’ambiente B (usm 8205; largh. 115 cm), lascia intravedere la possibilità che quest’ultimo individuasse un vano secondario. L’accesso, in asse con quello dell’ambiente A, risulta ricavato in una struttura in opera incerta (uussmm 8203 e 8209), alla quale si lega il perimetrale ovest (usm 8224=8226) che, insieme a un un tratto della recinzione (usm 8206) impiegato come da perimetrale orientale, delimita il piano pavimentale. Quest’ultimo era costituito da malta giallognola molto compatta digradante verso est (usr 95), mista a grossi frammenti calcarei, stesa livellando strati di sedimentazione geologica (uuss 89 e 94) in cui si riconosce una buca di forma quadrangolare (usn 100), funzionale all’alloggiamento di un palo per il sostegno del tetto. All’interno dell’ambiente B è stato individuato, inoltre, un focolare a calotta rovesciata (usn 99) ricavato nella roccia, delimitato da pietre calcaree di grandi dimensioni disposte a semicerchio entro il quale erano presenti terreno grigio-nero misto a cenere (us 91) e argilla concotta (us 92). In una fase successiva, l’ambiente B parzialmente distrutto venne risistemato, come attesta la realizzazione del piano pavimentale in malta (usr 83) e dei banconi d’appoggio (uussmm 8218 e 8210=8234), realizzati con conci calcarei di medie e grandi dimensioni legati da malta grigia; in particolare nel bancone orientale (usm 8218) si aprono tre fori quadrangolari (uuss 8215, 8216 e 8217) destinati all’alloggiamento dei pali di sostegno del tetto poggiato sul lato opposto al muro perimetrale.

 

*Per la disponibilità e i suggerimenti desidero ringraziare il prof. Marcello Rotili che ha guidato l’équipe di scavo dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (1980-1983) e del Dipartimento di Discipline Storiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II (1985-1992), d’intesa con la Soprintendenza Archeologica di Salerno-Avellino e Benevento, con la Soprintendenza ai B.A.A.A.S. di Salerno e Avellino e il Comune di Montella.
(1) Licinio R. 1994, Castelli medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo d’Angiò, Bari.
(2) Martin J. M. 1990, Città e campagna: economia e società (secc. VII-XIII), in Galasso G.-Romeo R. (a cura di) 1990, Storia del Mezzogiorno, III, Napoli, p. 267.
(3) Peduto P. 1990, Insediamenti longobardi nel ducato di Benevento (secc. VI-VIII), in Gasparri S.-Cammarosano P. (a cura di) 1990, Langobardia, Udine, pp. 336-337, 344, 349-351.
(4) La difesa del territorio era assicurata da vari castelli, alcuni dei quali anteriori alla divisio ducatus. Verso il territorio beneventano vi erano il castello e l’oppidum di Nusco e i fortilizi di Baiano e Cassano. Sul confine sud-est dell’Ofanto sorgeva il castello di Oppido, mentre a controllo della strada che collegava Montella a Montecorvino Rovella si ergevano i castelli di Bagnoli e della Rotonda. Presso le sorgenti del Sabato, infine, fu eretto il recinto fortificato di Civita d’Ogliara, lungo circa 2 km e munito di 5 torri quadrangolari (Rotili M. 1989, Ricerche archeologiche nel “Castello del Monte” di Montella. Primo bilancio, in Restauri a Montella. Il complesso conventuale del Monte, Avellino, 1989, p. 41.
(5) Peduto P. 1990, Insediamenti longobardi nel ducato di Benevento (secc. VI-VIII), in Gasparri S.-Cammarosano P. (a cura di) 1990, Langobardia, Udine, pp. 326, 349; Peduto P. 1988, Dalla città di Rota al castello dei Sanseverino: un progetto di scavo territoriale, in Rassegna Storica Salernitana, 9, pp. 155-168.
(6) Rotili M. 1988, Ricerche archeologiche nel castello di Ariano Irpino: primo bilancio, Ariano Irpino.
Rotili M. 1994-95, Ricerche archeologiche in alta Irpinia: testimonianze di età romano-barbarica, in Romanobarbarica, 13, pp. 297-324; Rotili M.-Busino N. 2010, Castello di Ariano Irpino. Ricerche Archeologiche 1988-94, 2008, in Patitucci Uggeri S. (a cura di) 2010, Archeologia castellana nell’Italia meridionale: bilanci e aggiornamenti. IV Conferenza italiana di archeologia medievale, Roma, CNR, 27-28 novembre 2008, Palermo, pp. 139-166.
(7) Rotili M. (a cura di) 1997, Archeologia postclassica a Torella dei Lombardi. Ricerche nel castello Candriano (1993-97), Napoli.
(8) Acocella V. 1927, Il Gastaldato e la contea fino alla caduta della monarchia sveva Benevento, in Storia di Conza, I, Benevento.
(9) Rotili M. 1989, Ricerche archeologiche nel “Castello del Monte” di Montella. Primo bilancio, in Restauri a Montella. Il complesso conventuale del Monte, Avellino, pp. 59-69; Rotili M. 1999, Archeologia del Donjon di Montella, Napoli; Rotili M. 2011, Le ricerche nel castello e nell’area murata del Monte (1980-92, 2005-07), in Rotili M. (a cura di) 2011, Montella: ricerche archeologiche nel donjon e nell’area murata (1980-92, 2005-07), Napoli, p. 65.
(10) Rotili M. (a cura di) 1999, Memoria del passato, urgenza del futuro. Il mondo romano fra V e VII secolo, Atti delle VI Giornate di studio sull’età romanobarbarica, Benevento 18-20 giugno 1998, Napoli, pp. 39-41.
(11) Arnaldi F.-Turriani P.-Smiraglia M. 1970, Latinitatis Italicae Medii Aevi lexicon imperfectum, Torino, p. 12.
(12) Archivio della Collegiata di Montella.
(13) Rotili M. 2011, Terrazzamenti, acquedotti e strade, in Rotili M. (a cura di) 2011, Montella: ricerche archeologiche nel donjon e nell’area murata (1980-92, 2005-07), Napoli, pp. 169-208.

In foto: Area del Castel del Monte a Montella (Archivio Rotili)

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