Sabina Giuliano

(titolo originale, Il castello di Rocca Cilento (SA) nel circuito difensivo del territorio cilentano. Dall’indagine archeologica alla valorizzazione: prospettive di sviluppo, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 297-305)

 

Il castello di Rocca Cilento si erge maestoso su uno dei contrafforti dei monti cilentani a 635 metri s.l.m. dominato dal Monte Stella.
Il castello ha da sempre assunto un ruolo strategico nel sistema difensivo del territorio in stretto rapporto visivo con gli insediamenti fortificati di Castelnuovo, Gioi, Roccadaspide, Capaccio, Agropoli, Castellabate e in collegamento ottico con le numerose torri di guardia presenti sulla costa cilentana.
Frequenti sono i riferimenti ad esso nei documenti, soprattutto in relazione al castello di Agropoli e Castellabate, a sottolineare la presenza di un sistema difensivo articolato a controllo sia del mare che delle vie di penetrazione interne di un territorio che ancora oggi conserva il toponimo di Cilento.
Il Cilento, situato all’estremità meridionale del golfo di Salerno, si presenta come un promontorio di forma pressoché trapezoidale che occupa un territorio di quasi tremila kmq, delimitato dal  fiume Sele a nord, confine  riconosciuto con certezza sin dall’antichità, il Vallo di Diano ad oriente, il Golfo di Policastro a sud, con i fiumi Casaletto e Bussento, e il mare Tirreno ad occidente[1].
L’originario Cilento è indubbiamente caratterizzato da alcune particolarità geofisiche che lo rendono una subregione a sé, ben distinta dal territorio circostante.
Si tratta di un paesaggio accidentato composto da una successione di rilievi montuosi di complessa formazione geologica, degradanti dagli Alburni verso il mare, culminanti nelle vette del monte Stella, del Gelbison, del Cervati e del Bulgheria e solcato dal tracciato spesso tortuoso di numerosi corsi d’acqua: l’Alento, il Calore, il Lambro, il Mingardo, il Bussento[2].
Da un punto di vista geomorfologico, il Cilento, si presenta come un massiccio isolato da cui sporge ad occidente il celebre promontorio di Licosa con l’omonima isola che chiude a sud il Golfo di Salerno.
A quale area geografica si riferisse il toponimo è stato oggetto di un intenso dibattito tra gli storici[3], sicuramente qualunque sia l’origine del nome, oggi  il Cilento comprende una vasta area pari ad un quinto del territorio dell’intera Campania e corrispondente alla parte più antica di questa regione.
Al centro di questa zona, il Monte Stella si presenta come un grosso tavolato orientato da nord-ovest a sud-est dai fianchi più scoscesi nella parte settentrionale, frazionati invece, in una serie di dorsali inclinate in quella  meridionale.
Per Cilento, quindi, si indica quella subregione montuosa che, con una superficie di circa 2400 kmq, si protende, come una penisola, tra i golfi di Salerno e di Policastro.

“Tra il mare, il Solofrone e l’Alento è il vero e proprio Cilento dominato dalla vetta del Monte Stella dalla quale partono numerose vallate a raggiera, con le morbide colline su cui si ergono Agropoli, Eredita, Ogliastro e con quella un po’ più elevata quasi a picco sul mare del Monte Tresino con le assolate piane di S. Maria di Castellabate e S. Marco e più giù con la leggendaria Licosa”[4].

Per molto tempo quest’area è stata considerata una terra montuosa, aspra, le poche scoperte effettuate sono state spesso ritenute episodi sporadici e privi di rilevanza archeologica, poichè le indagini si sono a lungo concentrate su i due centri principali della fascia costiera tirrenica: Elea/Velia a sud e Poseidonia/Paestum a nord.
Negli ultimi decenni, tuttavia, le strategie della ricerca archeologica sono notevolmente cambiate e maggiore attenzione è stata rivolta anche all’interno di questo territorio.
Infatti, in quest’area la realtà antica si presenta quanto mai diversificata e complessa, tutt’altro che marginale o isolata, con insediamenti indigeni, fattorie, santuari, castelli, vie di transito che fanno del Cilento interno un comprensorio ricco di evidenze archeologiche e storiche che permettono di delineare un quadro insediativo che dalla preistoria al medioevo riporta a realtà adattatesi alla conformazione geografica dei luoghi, ma che allo stesso tempo presentano un’omogeneità culturale giustificata proprio dalle ampie vallate fluviali che, rappresentando facili vie di comunicazione, hanno contribuito ad una mobilità e ad un interscambio ben visibile nella cultura materiale[5].
L’origine del toponimo Cilento è stata a lungo oggetto di dibattito tra gli storici, nel Codex Diplomaticus Cavensis, all’anno 963, si ritrova per la prima volta la citazione del toponimo ed il riferimento al fatto che sul Monte della Stella già a partire dai secoli X e XI ci fosse un centro abitato ed un distretto con potere giurisdizionale ed amministrativo coesistente all’antico distretto di Lucania. Infatti si ritrova spesso il riferimento ad Actus Cilenti per indicare proprio il centro amministrativo compreso tra mar Tirreno, fiume Solofrone ad ovest ed il fiume Alento ad est, zona questa che costituì il vero e proprio Cilento.
Il toponimo Rocca invece, lo si ritrova per la prima volta in un documento del 1110 in riferimento a un piccolo centro abitato così definito per la sua posizione sopraelevata e non in riferimento alla funzione di fortificazione, che non è attestata prima del 1185. Nel terzo quarto del XII secolo infatti la sede principale della Baronia del Cilento[6] fu trasferita a Rocca al tempo di Guglielmo I Sanseverino, che per motivi strategici preferì impiantare in questa località un centro di controllo del feudo, procedendo all’incastellamento del vertice della collina su cui già insisteva il piccolo centro abitato[7].
Il luogo, dalla posizione geografica favorevole, permetteva infatti un diretto controllo di due nodi viari interni, la via di Laureana e la via di S. Arcangelo menzionate negli anni 994 e 1058.

 

[1] Indelli G. 1994, p. 13 -19.
[2] P.S.E. Comunità Montana Alento –Montestella, p. 53.
[3] La definizione di Cilento come derivante dal  latino cis Alentum  ossia “al di qua dell’Alento” è spesso contestata dallo storico G.B. Pacicchelli che considera la parola Cilento una corruzione del termine Salento, ovvero “il paese chiuso tra i fiumi Silari e Vento, chiamati oggi Sele e Alento”. Il geografo L. Giustiniani invece, propende per  circum  Alentum, vale a dire “territorio posto intorno al fiume Alento”, interpretazione accettata anche dallo storico Pietro Ebner.
[4] Franciosa L.  1950, p. 23.
[5] Johannowsky W. 1987, p. 11.
[6] La Baronia del Cilento fu un feudo costituito in età normanna dal territorio dell’Actus Cilenti, una delle due circoscrizioni amministrative in cui era stato diviso il gastaldato longobardo di lucania nel 1034. Verso la fine del dell’XI secolo il feudo fu concesso da Ruggero Borsa  a Torgisio II e Ruggiero Sanseverino ingrandendosi nella prima metà del XII secolo fino a comprendere tutti i territori tra il fiume Alento e il Solofrone. Successivamente Enrico I, nipote di Torgisio II, trasferì tutti i possedimenti a suo figlio Guglielmo I il quale spostò la sede del feudo dal vecchio centro del Castellum Cilenti sul monte della Stella, a Rocca Cilento organizzandolo come fortezza. Da allora fino al 1552 con alterne vicende, la Baronia del Cilento fu in possesso dei Sanseverino.
[7] Cantalupo P. 2004, pp. 131-137.

In foto: Veduta del Castello di Rocca Cilento (SA)

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