Lester Lonardo

(titolo originale, Castella et casalia. Insediamenti fortificati e rurali nella bassa valle del Calore: evidenze materiali e documentarie, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 307-325)

 

La bassa valle del Calore rappresenta uno dei pochi corridoi naturali di collegamento tra le aree vallive del comparto territoriale basso laziale e campano ed il settore appenninico. Come in passato funge altresì da raccordo tra i percorsi che mettevano in comunicazione i contesti del versante tirrenico con quelli del litorale adriatico. La peculiarità geografica di tale territorio, contraddistinto dalla presenza del bacino idrografico del fiume e dei suoi numerosi affluenti, ha giocato un ruolo fondamentale nell’ambito delle dinamiche insediative sin dalla preistoria come sembrerebbero testimoniare i numerosi siti e manufatti rinvenuti sulle terrazze di matrice alluvionale prospicienti il corso del Calore. In particolar modo, il settore ubicato tra Telese e Benevento, oggetto di questo contributo[1], si contraddistingueva per favorevoli caratteristiche ambientali dovute non solo alla presenza di numerosi corsi d’acqua, terreni fertili, aree destinate al pascolo e zone boschive, ma altresì per la possibilità di stanziamento e di arroccamento sulle alture che influì ed evidentemente condizionò l’insediamento antropico in questa porzione di territorio.
Dal punta di vista strategico essa è, tra l’altro, un interessante comparto territoriale per la presenza di un importante collettore viario, la Teanum-Beneventum, di primaria importanza per i collegamenti tra il versante tirrenico e quello adriatico[2]. Inconfutabile pertanto l’importanza storica dell’area che sin dall’età romana fungeva da territorio di confine: il settore era difatti posto tra l’ager Telesinus e l’ager Beneventanus ricadente dal punto di vista amministrativo tra le regiones prima (Campania) e secunda (Apulia et Calabria) e, dalla metà del IV secolo, tra la Campania e la nuova provincia autonoma del Samnium (regio quarta)[3]. Incardinata nel Ducato longobardo di Benevento e nel territorio di pertinenza del gastaldato di Telese, tale area del basso Calore, nella strutturazione del Regno normanno voluta da Ruggero II, entrò a far parte dei territori del Principatus Capuae (contea di Telese) posti al confine con il Ducatus Apuliae. Tale divisione verrà meno con la nuova ripartizione posta in essere con l’istituzione dei giustizierati di età sveva: il comparto territoriale verrà a trovarsi diviso tra i territori delle circoscrizioni amministrative di Justitiaratus Molisii et Terre Laboris e di Principatus et Terre Beneventane[4], situazione che grosso modo rimarrà invariata anche in età angioina ed aragonese.

Oltre al fiume Calore, navigabile almeno fino alla seconda metà del XIX secolo[5], elemento generatore dell’insediamento sin dall’età arcaica fu la via Teanum-Allifae-Telesia-Beneventum, strada che costituiva una delle diramazioni della via Latina, dalla quale ha preso per traslato il nome nella tradizione antiquaria locale[6], che si staccavano dal tracciato principale per raggiungere le aree interne.
Benché non fosse stata menzionata dall’Anonimo Ravennate e nella Geographica di Guidone[7] e fosse in atto a partire dal V secolo un progressivo declino della rete stradale[8], il tracciato viario, insieme alla via Appia, ricordata come l’itinerario più comune in un’epistola di Gregorio Magno del 601[9], costituì per la tarda antichità e tutto il medioevo, con una netta prevalenza dall’VIII secolo sulla Regina Viarum, la principale strada che da Roma conduceva ai porti pugliesi e, di conseguenza, all’Oriente[10].
Calcata da gruppi sempre più numerosi di pellegrini e da contingenti militari[11] in tragitto da e per Benevento, la via Teanum-Beneventum divenne sempre più impiegata per la scorrevolezza e la linearità del tracciato ma soprattutto per la presenza di importanti luoghi di culto e di centri culturali e politici lungo il suo percorso[12].
Il tracciato beneventano, trait d’union tra Roma, Montecassino[13] e Benevento era inoltre costellato da piccoli luoghi di culto e di assistenza che costituivano i tasselli di una più ampia rete di strutture cultuali e ricettive impiantata e sviluppata, grazie altresì all’iniziativa monastica, in stretta connessione con l’arteria viaria ed i suoi diverticoli diretti verso le aree interne[14]. La fondazione di edifici di culto e di cenobi in luoghi strategici del territorio[15] e la loro funzione di centri di riorganizzazione territoriale ed insediativa favorita dalle signorie ecclesiastiche e dai duchi longobardi è molto attestata in questo comparto territoriale caratterizzato altresì dalla presenza di un’ottima viabilità secondaria sia terrestre che fluviale. Viabilità secondaria che in taluni casi fungeva da raccordo tra gli assi principali della rete viaria del comprensorio[16] e da collegamento tra gli insediamenti sorti sulle alture e l’area valliva mai del tutto abbandonata tra la tarda antichità ed il medioevo. Tali diverticoli erano parte integrante di una complessa rete, non esclusivamente gravitante sulla viabilità pregressa, sviluppatasi in seguito alla formazione di nuovi central places nonché per ragioni economiche.
In età tardoantica tale rete viaria era strettamente legata alla trama dei piccoli insediamenti produttivi e delle ville extraurbane che erano parte di un più articolato quadro insediativo caratterizzato per l’appunto da un popolamento capillare nel fondovalle e lungo i corsi d’acqua, mentre sui rilievi di bassa e media collina da piccoli nuclei rurali, quali piccole fattorie o case coloniche.
La Teanum-Beneventum giocò pertanto un ruolo fondamentale nelle dinamiche insediative del comparto territoriale nella tarda antichità; i siti di età imperiale e di fondazione tardoantica si orientarono secondo l’asse dell’arteria stradale e andarono a rimodularsi proprio in funzione del passaggio e dell’importanza del tracciato viario.
Non mancavano inoltre strutture e nuclei insediativi sorti in rapporto alla viabilità: limitate indagini archeologiche svolte alla fine degli anni Settanta del secolo scorso nei pressi del monastero di S. Maria la Strada, complesso religioso dal titulus significativo, hanno evidenziato strutture e resti di sepolture interpretati come le tracce della presenza di un vicus posto a metà strada tra Telesia e Beneventum con una continuità di vita dall’età tardo repubblicana fino alla fine del VI secolo[17]. L’estensione della dispersione del materiale archeologico, abbondante sia sul lato destro sia sulla riva sinistra del torrente Ianare, superato attraverso un piccolo ponte con arcata in sesquipedales[18], indicherebbe un agglomerato di più strutture, probabilmente originatesi da una villa che si sviluppò nei pressi del corso d’acqua sí da formare una nuova entità con diverse e molteplici funzioni. Data la contiguità topografica con l’asse viario è ipotizzabile che l’insediamento, oltre a mantenere le funzioni di sito di produzione e di stoccaggio di olio o vino, funzionasse come luogo di sosta fra le civitates di Telesia e di Beneventum.

 

* Mi preme ringraziare il Prof. Marcello Rotili, mio tutor negli anni del Dottorato, per i costanti e preziosi suggerimenti profusi nel corso della mia ricerca.
[1] Il presente lavoro scaturisce da una ricerca, in corso di pubblicazione, inerente le dinamiche insediative tra tarda antichità e medioevo nella bassa valle del Calore ed inserita nel programma di ricerche, ormai trentennale, sugli insediamenti e sul territorio in età medievale della Campania interna condotto dalla Cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” sotto la direzione di Marcello Rotili. Per una sintesi sulle indagini si veda M. Rotili, M.R. Cataldo, N. Busino, Fasi insediative tardoantiche e altomedievali nei castelli della Campania interna: il caso di Circello, in Territorio, insediamenti e necropoli fra tarda antichità e alto medioevo. Territorio e insediamenti fra tarda antichità a alto medioevo. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 13-14 giugno 2013) – Luoghi di culto, necropoli e prassi funeraria fra tarda antichità e medioevo. Atti del Convegno Internazionale di Studi (Cimitile-Santa Maria Capua Vetere, 19-20 giugno 2014), a cura di C. Ebanista e M. Rotili, Tavolario Edizioni, Napoli 2016, pp. 237-269.
[2] Per una sintesi cfr. L. Lonardo, Insediamenti di età medievale nella bassa Valle del Calore, in Per la conoscenza dei Beni Culturali. V. Ricerche del Dottorato in Metodologie Conoscitive per la Conservazione e la Valorizzazione dei Beni Culturali 2011-2014, Edizioni Spartaco, Manocalzati 2014, pp. 107-122.
[3] E. Savino, Campania tardoantica (284-604 d.C.), Edipuglia, Bari 2005, pp. 299-305; I. Iasiello, Samnium. Aspetti e trasformazioni di una provincia dell’Italia tardoantica, Edipuglia, Bari 2007, pp. 39-43.
[4] Il Principatus fu suddiviso nel 1284 in Principatus ultra serras Montorii e Principatus citra serras Montorii: S. Morelli, Per conservare la pace. I giustizieri del regno di Sicilia da Carlo I a Carlo II d’Angiò, Liguori, Napoli 2012, p. 49 nota 19.
[5] Il tratto beneventano del fiume Calore era navigabile ed era sfruttato come via di trasporto almeno dall’età romana, come testimoniano le strutture di una banchina in muratura con andamento lineare venuta alla luce lungo la riva orientale del fiume a ridosso del perimetro urbano di Beneventum: in proposito cfr. M. Rotili, L’assetto urbanistico di Benevento tardoantica, in Archeologia del paesaggio medievale. Studi in onore di Riccardo Francovich, a cura di S. Patitucci Uggeri, All’Insegna del Giglio, Firenze 2007, p. 151.
[6] G.F. Trutta, Dissertazioni istoriche delle antichità alifane, Napoli 1776, p. 246; G. Renda, Il territorio tra monte Monaco e il fiume Calore. Lettura topografica dei dati archeologici, in Carta archeologica e ricerche in Campania, fascicolo 4: comuni di Amorosi, Faicchio, Puglianello, San Salvatore Telesino, Telese Terme, Atlante Tematico di Topografia Antica, supplemento XV, a cura di L. Quilici e S. Quilici Gigli, L’Erma di Bretschneider, Roma 2010, p. 302.
[7] Non segnalata nel V segmento della Tabula Peutingeriana e nell’Itinerarium Burdigalense, la diramazione viene invece indicata nell’Itinerarium Antonini nel percorso «a Terracina Benevento» (percorrendo la via Appia fino a Minturnae) e come parte dei percorsi della via Labicana e della Prenestina: Itinerarium Antonini Augusti, in Itinerarium Antonini Augusti et Hierosolymitanum, ed. G. Parthey et M. Pinder, Impensis Friderici Nicolai, Berolini 1848, 121 8, 302 2, 306 2.
[8] L. Quilici, La viabilità dell’Italia tardoantica tra continuità e discontinuità, in Memoria del passato, urgenza del futuro. Il mondo romano fra V e VII secolo. Atti delle VI giornate di studio sull’età romanobarbarica (Benevento, 18-20 giugno 1998), a cura di M. Rotili, Arte Tipografica, Napoli 1999, pp. 176-177.
[9] Gregorii I Papae Registrum Epistolarum, in MGH, Epistolarum, ed. P. Ewald et L.M. Hartmann, Weidmannos, Berolini 1887-1893, XI, 27.
[10] P. Dalena, Vie di pellegrinaggio nel Sud Italia verso Gerusalemme nel Medioevo, in Roma-Gerusalemme. Lungo le vie Francigene del Sud, Associazione Civita, Roma 2008, pp. 40-45.
[11] Il segmento campano e in particolar modo quello ricadente nelle valli del Calore e del Volturno fu utilizzato da eserciti e fu teatro di operazioni militari: durante la Guerra greco-gotica fu attraversato da contingenti bizantini (Procopio di Cesarea, La guerra gotica, a cura di E. Bartolini, D. Comparetti e G. Cresci Marrone, Garzanti, Milano 2005, I, XIV; II, V; M. Rotili, I Longobardi: migrazioni, etnogenesi, insediamento, in I Longobardi del Sud, a cura di G. Roma, G. Bretschneider, Roma 2010, p. 34), mentre nel 663 (Pauli Diaconi Historia Langobardorum, in MGH, Scriptores Rerum Langobardicarum et Italicarum saec. VI-IX, ed. L. Bertmann et G. Waitz, Impensis Bibliopolii Hahniani, Hannoverae 1878, V, 9; S. Gasparri, Il ducato e il principato di Benevento, in Storia del Mezzogiorno, diretta da G. Galasso e R. Romeo, Il Medioevo, vol. II, Edizioni del Sole, Napoli 1988, p. 102) vi fu uno scontro militare tra l’esercito bizantino di Costante II e le truppe del conte di Capua Mitola nella località Pugna, toponimo ancora in uso nell’XI secolo e localizzato nel territorio contermine il monastero di S. Maria la Strada, in comune di S. Lorenzo Maggiore (L.R. Cielo, «Per hanc cartulam offero. Una donazione di Baldovino di Ponte a Montecassino nel 1089», in Campania Sacra, XXXV (2004), pp. 121-136: 125-128). Lo stesso diverticolo fu attraversato dal duca beneventano Gisulfo I durante la sua spedizione in area laziale (tra il 701 ed il 705), territorio che in quell’occasione fu devastato con la conquista di alcuni insediamenti (Pauli Diaconi Historia Langobardorum, cit., VI, 26; S. Gasparri, I duchi longobardi, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Roma 1978, p. 91; S. Gasparri, Il ducato, cit., p. 88; M. Rotili, I Longobardi, cit., p. 34).
[12] Il diverticolo fu altresì percorso da diversi pontefici (Pasquale II, Callisto II, Innocenzo II, Alessandro III) diretti verso le diocesi pugliesi e lucane o verso il santuario micaelico del Gargano soprattutto a partire dall’XI secolo in poi (M. Rotili, Benevento, in Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normanno-svevo. Atti delle decime giornate normanno-sveve (Bari, 21-24 ottobre 1991), a cura di G. Musca, Dedalo, Bari 1993, p. 302), periodo in cui si assiste alla ridefinizione da parte della Santa Sede degli assetti diocesani nei contesti meridionali (G. Vitolo, Vescovi e Diocesi, in Storia del Mezzogiorno, diretta da G. Galasso e R. Romeo, Alto Medioevo, vol. III, Edizioni del Sole, Napoli 1990, pp. 126-127, 140).
[13] Centro attrattore e punto obbligato fu proprio il monastero di S. Benedetto a Montecassino, tappa di sosta e di pellegrinaggio già dal VI secolo: nel 528 san Sabino, per raggiungere Roma da Canosa in seguito alla convocazione di papa Felice IV, percorse la via Traiana fino a Benevento e successivamente imboccò la via Latina; il vescovo canosino impiegò lo stesso tracciato nel viaggio di ritorno, sostando come ospite di S. Benedetto presso Montecassino: cfr. P. Dalena, Vie di pellegrinaggio, cit., p. 40).
[14] La medesima dinamica è stata altresì riscontrata in altri contesti italiani; in proposito cfr. S. Patitucci Uggeri, La viabilità di terra e d’acqua nell’Italia medievale, in La viabilità medievale in Italia. Contributo alla carta archeologica medievale, Quaderni di Archeologia medievale, IV, a cura di S. Patitucci Uggeri, All’Insegna del Giglio, Firenze 2002, pp. 8-9.
[15] Tale prassi, già consolidata in età tardoantica, è attestata in diversi contesti dell’Italia centrale e settentrionale: si veda G.P. Brogiolo, A. Chavarria Arnau, Aristocrazie e campagne nell’Occidente da Costantino a Carlo Magno, All’Insegna del Giglio, Borgo San Lorenzo 2007, pp. 127-128; A. Chavarria Arnau, Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno Mille, Carocci editore, Roma 2010, pp. 160-161.
[16] Gli assi principali del comprensorio erano costituiti dalla Teanum-Beneventum e da un percorso viario che proveniva dalla piana casertana e, intersecando la diramazione summenzionata della via Latina in prossimità di Telesia, proseguiva con un tragitto pedemontano attraverso gli odierni territori comunali di Casalduni e Pontelandolfo fino ad arrivare a Sirpium, antico insediamento citato negli itineraria nell’ambito della via dell’alto Sannio (G. Radke, Viae publicae romanae, Cappelli, Bologna 1981, p. 156; M. Caroccia, Strade ed insediamenti nel Sannio in epoca romana nel segmento V della Tabula Peutingeriana, Ind. Grafica Cassinate, Campobasso 1989). Tale arteria stradale continuò certamente ad essere utilizzata nel corso dell’alto e del bassomedioevo, data la presenza di insediamenti sorti lungo il suo percorso, e successivamente, in età moderna, rientrò nei principali tracciati viari, tra Napoli e Campobasso, utilizzati dal servizio di trasporto della posta (il procaccio) del Regno, tanto da lasciare un ricordo nella toponomastica e nella cartografia di XVIII-XIX secolo.
[17] La locale Soprintendenza tra il 1977 ed il 1978 intervenne in seguito a scassi agricoli per la piantumazione di un vigneto che portarono in superficie abbondante materiale archeologico; furono pertanto effettuati limitati saggi di scavo nell’area (i cui risultati non sono stati tuttora pubblicati). Le strutture ed i materiali rinvenuti hanno portato gli archeologi ad ipotizzare l’esistenza di un vicus posto a metà strada tra Telesia e Beneventum con una continuità di vita dall’età tardo repubblicana fino al III secolo d.C. L’indagine autoptica sul terreno, condotta da chi scrive, ha rilevato la presenza di ceramica di età imperiale, tardo imperiale e altresì un buon quantitativo di fittili tardoantichi databili fino al VI secolo d.C.: questi ultimi consentono di postdatare la fine dell’insediamento tre secoli dopo rispetto a quanto ipotizzato in precedenza.
[18] Sul ponte si veda L. Lonardo, Insediamenti, cit., p. 114 nota 36.

In  foto: Castello di Casalduni (BN)