Federica Matteoni [1]

(titolo originale, Edilizia storica nella Provincia di Bergamo: considerazioni preliminari sulle tecniche costruttive, le dinamiche insediative e sociali, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 327-340)

 

La provincia orientale di Bergamo è un contesto privilegiato per lo studio dell’edilizia storica bassomedievale, perché presenta, in buono stato di conservazione e quasi integralmente inediti, numerosi edifici civili, fortificati e religiosi, le cui limitate modifiche strutturali nel corso del tempo hanno consentito di ricavare importanti informazioni sulle tecniche e tipologie costruttive, e di delineare le sequenze edilizie che hanno portato alla conformazione degli impianti urbanistici dei borghi.
La Val Cavallina è una tra le valli meno estese della provincia di Bergamo, e da sempre è considerata una zona di passaggio, perchè si configura come un corridoio naturale attraversato dal fiume Cherio che accoglie nella sezione alta il lago d’Endine, oltre il quale si apre la strada verso la Val Camonica. Nei borghi di questo territorio sono presenti diversi edifici fortificati bassomedievali in cui sono state identificate sequenze stratigrafiche utili per avanzare proposte affidabili di cronotipologia di aperture e murature, finalizzate ad inquadrare l’evoluzione delle tecniche costruttive e le modalità di occupazione del territorio in epoca antica.

Le dinamiche insediative

La distribuzione degli insediamenti in Val Cavallina fu condizionata dalla presenza delle vie di comunicazione, in quanto la buona accessibilità era un fattore imprescindibile per la costruzione di nuovi insediamenti: la valle era attraversata dalla direttrice stradale che portava da Bergamo all’area camuna e usata fin dall’epoca romana (2), per poi essere sfruttata in epoca medievale per gravitare sull’alto Sebino (3). La distribuzione topografica per la collocazione degli insediamenti medievali sfruttò i terrazzi morfologici, ubicati a diverse altezze e considerati ottimali per la costruzione di ampi villaggi al riparo dalle esondazioni del fiume Cherio e del lago a fondo valle (4). Gli insediamenti di più piccole dimensioni furono ubicati in contesti montani sopra il crinale; la zona della bassa valle era invece “sbarrata” dal rilievo collinare del Colle Niardo, su cui sorgeva il castello poi confluito sotto il controllo di Trescore (5).
Il territorio della Val Cavallina compreso tra Entratico ed Endine Gaiano dipendeva originariamente dalla pieve di San Lorenzo sita a Cavellas (Casazza) attestata per la prima volta in un documento del 774 (6); nel 1186 il centro pievano è attestato a San Lorenzo di Mologno, attuale frazione di Casazza, posta più a monte e dove nel XII secolo s’impianta l’insediamento medievale (7).
Per gli edifici fortificati della Valle Cavallina ci sono fonti documentarie disomogenee: i castelli, infatti, sono attestati dal X secolo (Castello di Monasterolo 989) (8) e dall’XI secolo (castrum di Endine 1012 (9) e castello di Terzo 1142 (10), per i quali, di contro, non restano evidenze materiali del periodo indicato, ma solo modifiche di epoca bassomedievale, mentre per le torri non ci sono fonti documentarie specifiche, anche se rimangono le evidenze materiali dalla fine del XII secolo.
In epoca bassomedievale la Val Cavallina, così come la stessa città di Bergamo, è teatro di faide familiari, di cui resta notizia nel Diario di Castello Castelli (11), di epoca posteriore alle evidenze architettoniche più antiche conservate nell’area in oggetto. Le informazioni di Castello Castelli, per quanto cronachistiche, consentono di delineare il clima bellicoso, che si sviluppa a partire dal periodo podestarile, tra le famiglie che miravano al controllo del territorio, specialmente nelle valli bergamasche più periferiche e dunque naturalmente portate ad una “autogestione” del potere (12). In Val Cavallina emerse dapprima la famiglia dei Terzi, attestata in media valle già del XII secolo (13), e dal XIII secolo i Suardi, originari di Bergamo (14): le faide familiari si consumarono prevalentemente nella media e bassa valle, perché più a nord era forte la presenza dei Solto che controllavano il passaggio verso l’Alto Sebino (15).
Un riscontro diretto di questo clima “belligerante” si trova proprio nelle architetture fortificate della valle, dove, dall’inizio del XIII secolo, furono innalzare numerose torri di cui ancora oggi si può leggere l’assetto planivolumetrico originario. Tali strutture fortificate sorsero molto prima del controllo del territorio bergamasco da parte di Venezia, che venne sancito nel 1428: i nuovi occupanti imposero dapprima l’abbassamento intenzionale delle strutture considerate pericolose, e forse anche il parziale abbandono di alcune di esse (16). Questi interventi non solo confermano che la costruzione di tutti gli edifici di difesa/offesa sia da collocare entro l’inizio del XV secolo, ma anche che queste demolizioni hanno cancellato i sistemi di copertura antichi e spesso anche le aperture originarie, sostituite nel tempo o tamponate per realizzarne di nuove, in spacco, nei paramenti murari. Lo studio stratigrafico delle torri consente di definire le sequenze costruttive e di ragionare sulla progressiva diffusione degli edifici fortificati in questa porzione della provincia (17).

 

1. Tale contributo è estratto dal mio progetto dottorale dal titolo Edilizia medievale in Val Cavallina e nel Sebino bergamasco: studio cronotipologico degli elementi architettonici e dei paramenti murari, a.a. 2014/2015, tutor Prof. Sannazaro.
2. L’innesto stradale tra la zona immediatamente vicina alla bassa valle (Carobbio degli Angeli e Gorlago) e che attraverso Trescore portava alla Valle Cavallina, dava origine ad un percorso diretto fino alla Valcamonica, attestato sin dall’età romana (Tozzi 1972, p. 92; Fortunati 1992, pp. 117-141).
3. Questo era un territorio di transito anche in età altomedievale come attestato nelle fonti documentarie: nel testamento di Taido del 774 (CDL, 774 maggio; Cortesi 1988, pp. 323-326) e nella Charta Manifestationis di Aucunda dell’830 (Cortesi 1988, pp. 21-22); De Marchi 2006, pp. 65-71; Pagani 1994, pp. 56-57; si veda oltre.
4. La scelta per il posizionamento di questi paesi era condizionata dall’esposizione favorevole e dalla disponibilità di superficie da coltivare o destinata a prato. Il tratto mediano della Valle Cavallina è caratterizzato da un terrazzo morfologico di origine glaciale -che occupa tutta l’area da Grone a Trescore- che era sopraelevato e piuttosto pianeggiante, favorì l’ubicazione degli insediamenti al riparo dalle possibili esondazioni del fiume Cherio; Entratico, Luzzana, Berzo San Fermo e Terzo sfruttarono queste condizioni naturali per la predisposizione dell’abitato in luoghi asciutti e ben esposti (Pagani 1994, pp. 38-39; Plebani 1999, pp. 19-34).
5.  Zonca 1986, pp. 11-12.
6.  Cortesi 1988, pp. 323-326.
7. Medolago, Spinelli 2006, pp. 201-232.
8. La prima citazione di Monasterolo risale ad una donazione del 989, in cui viene menzionato come castro Monasteriolo, e ugualmente in un documento di poco successivo del 1022 in cui Ragimondo del fu Auberto da Mozzo fece dono alla chiesa di Bergamo di un possedimento sito nel territorio infra castro Monasteriolo, rimandando dunque ad un sito di carattere fortificato (Rispettivamente Cortesi 1988, doc. 159a, pp. 261-263 e Cortesi, Pratesi 1995, doc. 60, pp. 108-109). Va comunque segnalato che Gianmaria Labaa mise in dubbio che la prima citazione della fine del X secolo fosse da ascrivere a Monasterolo del Castello, ma aveva ricondotto la citazione della pergamena a Monasterolo di Robecco sull’Oglio in provincia di Cremona (Labaa 1990, nota 2, p. 81). Anche Vincenzo Marchetti sosteneva che le citazioni nei documenti del 989 e del 1022, così come nel privilegio del 1156 di Federico Barbarossa a Gerardo, vescovo di Bergamo, dove si menziona in curtem de Monasterolo, non potessero essere ricondotte strettamente alla località oggetto della ricerca, ma ad altri borghi chiamati Monasterolo (come Monasterolo di Levate, di Robecco d’Oglio o di Vaprio d’Adda); Marchetti 1990, p. 121.
9.  In una cessazione del 1012 si fa riferimento alla cessione di due case all’interno del castrum di Endine (Cortesi, Pratesi 1995, p. 81).
10. Del Castello dei Terzi si ha documentazione scritta a partire dal XII secolo: la citazione del castello viene tradizionalmente ricollegata da Celestino Colleoni -e poi dal Ronchetti- all’evento distruttivo da parte di Federico Barbarossa del 1168. Questa tradizione non è storicamente documentata, e la prima citazione del castello risale al 1142, quando fu registrata una vendita in loco Tertie redatta dentro il complesso fortificato. Il castello dei Terzi, di cui oggi non rimangono tracce, fu successivamente menzionato nei documenti del 1174 e del 1178 in relazione all’Abbazia di Vallalta (si veda Spinelli 1982; Castra bergomensia 2004, p. 552 e relativa bibliografia).
11. Il Chronicon Bergomense guelpho-ghibellinum di Castello Castelli è una raccolta disorganica di notizie sulla storia bergamasca tra il 1378 e il 1407 considerato fondamentale per la conoscenza delle vicende del territorio alla fine del XIV secolo, vista la quasi totale assenza di altre cronache contemporanee. Il periodo preso in esame è fra i più tumultuosi della storia di Bergamo e del suo territorio, caratterizzato da lotte intestine tra guelfi e ghibellini, oggetto costante delle ambizioni viscontee. Il Chronicon inizia con la descrizione dell’assalto al castello di San Lorenzo, avvenuto l’11 maggio 1378 a cui lo stesso autore dichiara di aver partecipato, e s’interrompe il 5 agosto 1407, quando già si profilava la signoria esercitata dal condottiero Pandolfo Malatesta, per conto di Giovanni Maria Visconti (Mazzi 1925, Silini 2005).
12. Menant 1993, pp. 89-91, pp. 497-498.
13. I Terzi legittimarono le loro nobili origini basandosi su una leggenda (si veda Menant 2007, p. 720, n. 44); le fonti riportano che nel 1108 Eirardus da Terzo aveva fondato il monastero di San Pietro di Terzo in Val Cavallina; si affermarono in Val Cavallina e sul territorio della media valle ampliando il dominio costituito grazie ai rapporti di vassallaggio con il vescovado e attraverso le usurpazioni dei beni di quest’ultimo, e si inserirono nel gruppo dirigente cittadino cui fornivano consoli e anche un vescovo, influenzando le iniziative di potere sul territorio (Menant 2007, pp. 720-726).
14. Menant 2007, pp. 728-729; in merito all’origine della famiglia Suardi si rimanda a Rossi 1995, pp. 114-116.
15. Il lignaggio dei Sumate di Solto sembra emergere grazie all’investitura episcopale, in modo atipico nel panorama feudale di Bergamo e della Lombardia in generale (si veda Menant 1993, pp. 644-645; Menant 2007, p. 726; Gualeni 2012, pp. 161-163).
16. Belotti 1959, III, p. 141 e sgg; Castra Bergomensia 2004, p. 287.
17. Una proposta cronotipologica delle tessiture murarie e delle aperture bassomedievali è stata proposta nella mia tesi dottorale di prossima pubblicazione (si veda Matteoni 2014/2015).

In foto: Berzo San Fermo, torre in Cantoni di Sotto, paramento in pietre sbozzate e ciottoli

 

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