Mara Giordano

in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 399-407

La pubblicazione di nuovi e aggiornati studi topografici ha restituito il valore storico e archeologico di Camigliano, un comune situato nella porzione settentrionale della provincia di Caserta, che in età romana era collocato all’estremo limite del territorio della colonia latina di Cales, l’ager Calenus. Confinante con i comuni di Pastorano, Bellona, Vitulazio, Formicola, Pontelatone e Giano Vetusto, il territorio camiglianese si estende su una superficie di sei chilometri quadrati e, con la sua frazione Leporano, oltre alle testimonianze archeologiche vanta alcuni edifici religiosi di grande interesse storico-artistico (Di Niola 2016a; 2016b).

Di notevole importanza è la chiesa madre dedicata a San Simeone Profeta, centro religioso di Camigliano, edificata nel punto di intersezione tra Via Rocco, Via S. Simeone e Via Guglielmo Marconi. L’attuale edificio denuncia caratteri rinascimentali, ma al suo interno sono presenti alcuni elementi che indicano la fondazione della chiesa in età tardomedievale. Si tratta dell’antico campanile, collocato vicino all’abside, attualmente inagibile, e di un frammento di affresco ancora incorporato in una delle pareti interne dello stesso campanile, riemerso con i lavori della casa parrocchiale. Ad essi si aggiunge un capitello erratico collocato sul lato destro della navata, in una nicchia nei pressi dell’ingresso.

Cercare di definire con sicurezza un periodo abbastanza circoscritto per queste tracce artistiche risulta abbastanza complesso a causa delle numerose lacune della documentazione, dovute alla suddivisione diocesana del territorio che include Camigliano nella giurisdizione spirituale della Diocesi di Teano-Calvi e Leporano nella Diocesi di Capua.

Secondo Giuseppe Cenname, uno studioso locale, Camigliano subì l’influsso delle diocesi di Calvi e di Capua nuova in seguito all’invasione saracena di Capua antica nel IX secolo. Nel X secolo, mentre Atenolfo fondava il Principato Longobardo Capuano, diviso in quattro “terre”, di cui una comprendeva Bellona, Vitulazio, Camigliano e Treglia, i centri di Camigliano e Giano si prefigurarono come due agglomerati urbani autonomi [1]. Tale autonomia iniziò a vacillare con l’arrivo dei Normanni, soprattutto quando Ruggero II rase al suolo la città di Capua e le famiglie del luogo furono costrette a rifugiarsi nei paesi limitrofi (Cenname 1988, pp. 35-38; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea… 2001, pp. 33-38). E’, quindi, nel secondo quarto del XII secolo che può datarsi l’origine del “Nuovo Camigliano”, con l’arrivo di cinque famiglie – Rocco, Parisi, Varacchi, Rotoli e Falchi – che diedero vita al nuovo casale.

Nel privilegio di papa Alessandro III del 1174, in cui si confermavano le diocesi di competenza del vescovo di Capua, Alfano, sono menzionate tre chiese in loco Camillani, la chiesa di Sant’Angelo, la chiesa di Santa Maria e la chiesa di San Nicola. Queste tre chiese furono poi riconfermate in un altro privilegio del 1208 dall’arcivescovo Rainaldo di Capua (Granata 1766, p. 22; Cappelletti 1866, pp. 72, 83). In realtà, la chiesa di Santa Maria, la chiesa di Sant’Angelo e la chiesa di San Nicola [2] sorgevano tra Camigliano e Leporano. Camigliano viene ricordato sinteticamente da Pacichelli come casale della città di Capua (Pacichelli 1703, p. 165), ma la presenza di diversi Rioni e zone diocesane differenti nel comune (Granata 1766, pp. 20-22, 25; Penna 1833, pp. 9, 222-227), nel quale oltre a Camigliano e Leporano si annoverava un tempo anche Falchi (oggi solo una strada), fa comprendere quanto indefiniti fossero i confini fra le diverse zone.

 

[1] Giuseppe Cenname riporta un atto di donazione del 1048 in cui i principi longobardi, Pandolfo IV e Pandolfo V, diedero ad Adelmondo la terza parte del territorio che da Triflisco giungeva fino ai monti sopra Giano e Camigliano (Cenname 1988, pp. 35-36; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea … 2001, p. 33). Arcangelo Di Bernardo e Salvatore Iovino posticipano erroneamente lo stesso atto al 1140 come prova del passaggio di status di Camigliano da “Pago” a “Casale” (Di Bernardo 2000, p. 6; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea … 2001, p. 91). Nelle fonti storiche capuane è ricordato un atto del 1034 con cui Pandolfo IV donava ad Adelmondo “la terza parte di Montemalcone, molti paghi, e tutta quella parte di terra, che poi acquistò il nome di Terra Capuana” (Rinaldo 1755, cit. p. 82).
[2] E’ possibile che si tratti della chiesa di Santa Maria a Grotta o del Rosario a Camigliano o del santuario di Santa Maria ad Rotam Montium a Leporano per le quali si potrebbe pensare ad una datazione più antica (De Cesare 1778, cc. 19-23; Di Bernardo 2000, pp. 26-31; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea … 2001, pp. 54-56; Di Niola 2016b, pp. 145-146). La chiesa di sant’Angelo potrebbe essere identificata con la Grotta di San Michele, detta anche Sant’Angelo ad Guttam, che rientrava nella giurisdizione del parroco di Falchi (De Cesare 1778, cc. 24-28; Cenname 1988, pp. 29-30; Di Bernardo 2000, pp. 20-21; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea … 2001, pp. 45-46; Di Niola 2016b, p. 152). L’ultima chiesa citata è la chiesa parrocchiale di San Nicola in Falchi, ubicata tra Camigliano e Leporano (Strada Vicinale Fachi-Leporano), di incerta datazione (De Cesare 1778, cc. 28-29; Di Bernardo 2000, pp. 32-35; Camigliano… dalle origini alla nuova realtà europea … 2001, pp.56-58).

In foto: San Simeone Profeta, facciata della chiesa.

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