Enrico Pizzoli

in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 429-441

Il monastero di S. Maria degli Angeli di Baida(1), posto a km 5 in linea d’aria da Palermo, sorge su un promontorio di pietra calcarea a m 167 sopra il livello del mare e domina, con la sua posizione, la Conca d’Oro e l’intera città.
La fondazione del monastero, nel suo assetto attuale, fu opera di Manfredi III Chiaramonte (m. 1391). Questi, prima del 1370, aveva diroccato il Castellaccio di Monreale, la fortezza monastero dipendente dal cenobio di S. Martino alle Scale, che con la sua posizione dominava la strada verso Monreale. I monaci avevano dato il loro appoggio al partito catalano cercando di cedere l’importante fortilizio agli avversari del Chiaramonte entrando così in contrasto con il potente barone.(2) Per portare pace tra il conte e i benedettini vi fu l’intervento del vescovo di Monreale e dell’abate di S. Martino alle Scale. Nonostante l’interessamento di papa Urbano V (1362-1370) Manfredi si rifiutò di riedificare il castello.(3)
Dopo tale rifiuto il conte aveva proposto all’allora arcivescovo di Palermo una permuta del feudo di Cudemi, presso Vicari, con il casale di Baida. Il 18 marzo 1371 vi fu la conferma dell’acquisizione di quest’ultimo da parte del Chiaramonte; attraverso l’atto di acquisto, stilato dal notaio, Nicolò Castrone, il conte si impegnava ad “…quoddam monasteri ordini Sancti Benedicti in honore sub vocabulo Sancatæ Mariæ de Angelis fundare….”(4) Essendo questo documento tratto da un transunto del notaio, Antonino Lo vecchio, redatto nel 1535,(5) vengono citati anche avvenimenti successivi;(6) in particolar modo una bolla di papa Urbano VI (1378-1389) del 1385 conferma tale permuta,(7) e menziona l’arcivescovo Ludovico Bonito, in carica dal 1383 al 1392.(8)
Non è chiaro a quale ordine fosse affidato il monastero: il Fazello, afferma che fu affidato ai monaci di San Bernardo,(9) notizia riportata anche dal Lello(10) e ripresa dall’Inveges.(11) Lo Janauschek la pone nel suo scritto tra le abbazie che non furono abitate da monaci cistercensi.(12) Tra i sostenitori dell’attribuzione del monastero ai monaci di San Benedetto fu il Pirri;(13) l’Amico invece dice esplicitamente che esso non fu dato ai cistercensi.(14)
La costruzione del complesso, che inglobò una chiesa più antica dedicata a S. Giovanni, dovette quindi iniziare dopo la conferma da parte del papa Urbano VI; il Fazello in particolar modo la pone nel 1388.(15) La struttura seguì strettamente le vicende della famiglia del committente tanto che alla morte di Andrea Chiaramonte (m. 1392), la fabbrica rimase incompiuta. Con la spartizione dei beni dei conti di Modica il re, Martino I il Giovane (1374-1409), diede l’abbazia in commenda ai monaci di S. Martino alle Scale.
Per tutto il Quattrocento il cenobio rimase legato al monastero palermitano, subendo periodi di abbandono.(16) Solo alla fine del XV secolo Giovanni Paternò, arcivescovo di Palermo dal 1489 al 1511, preoccupato dalle condizioni in cui versavano le strutture, rivendicò l’abbazia, grazie alla donazione del territorio, su cui sorge il complesso da parte Guglielmo II il Buono (1153-1189) alla mensa arcivescovile.
Una volta presone il possesso, l’arcivescovo si adoperò al restauro e alla realizzazione di nuovi ambienti. Nella parte settentrionale fu edificato il palazzo arcivescovile e la chiesa fu restaurata; in questa fase fu probabilmente inserito il portico,(17) e il portale tutt’oggi visibile ad opera del Vanella (fine XV secolo-1523). (18) Il Paternò, inoltre, restaurò l’antica chiesa dedicata al suo santo eponimo, facendola ristrutturare interamente dalla bottega del Gagini.(19)
Per assicurare stabilità alla restaurata abbazia, nel 1507 (20) l’arcivescovo stilò una convenzione con l’abate di S. Martino alle Scale, imponendo ai benedettini che nel cenobio non mancassero mai monaci e che questi dovessero curare sia gli uffici divini che le strutture. Nonostante ciò nel 1511, alla morte dell’arcivescovo, il monastero fu di nuovo abbandonato.(21) La struttura quindi rimase sotto la custodia della curia palermitana e sotto il patronato regio.(22) Nei secoli successivi fu soggetto alle Sacre Regie Visitazioni, le quali rendono conto dello stato delle strutture. Nel 1552 vi fu una richiesta di fondi per la riparazione di un dormitorio e di un acquedotto.(23)
Nel 1583(24) lo stato di incuria e degrado delle strutture fu tale che vi fu una richiesta all’allora arcivescovo di Palermo, Cesare Marullo (1577-1588), per lavori urgenti valutati 100 once:(25) questa non trovò accoglimento.
Nel 1596 la situazione di abbandono fu tale che Diego de Haedo, arcivescovo di Palermo dal 1589 al 1607, non riuscendo a far abitare il cenobio dai benedettini, donò la chiesa e le strutture monastiche ai Frati Minori di San Francesco.(26)
Sotto i francescani la struttura crebbe di importanza, ed iniziò ad essere abitata da un tale numero di frati che nel XVIII secolo fu necessario modificare ed ampliare i dormitori.(27) Infine nel 1686 vi fu installato il noviziato.(28)
Tra il 1755 e il 1756, su progetto di Orazio Furetto, fu rifatto l’interno della chiesa, l’arco trionfale fu tamponato e il presbiterio fu separato da un tramezzo e diviso in due piani.(29)
Nel 1810 il palazzo vescovile, ormai abbandonato, fu adibito ad ospedale per volere di Ferdinando IV di Borbone (1751-1825).(30)
Dopo l’annessione al Regno d’Italia e le leggi del 1866, il convento venne abbandonato e adibito saltuariamente a caserma. Nel 1885 infine fu riacquistato dai francescani mentre nel 1925 l’ospedale fu chiuso e la residenza arcivescovile tornò alla curia palermitana.(31) Negli anni tra il 1900 e il 1930 fu realizzata la struttura posta a sinistra della chiesa. Nel dopoguerra furono effettuati i restauri, conclusisi nel 1955,(32) che hanno riportato alla luce tratti della fabbrica di XIV secolo.
Nel 1986 sono stati rinvenuti gli affreschi ai lati dell’arco trionfale, e i due accessi che conducevano rispettivamente al chiostro, quello di sinistra, al giardino quello di destra.(33) Sempre durante questi lavori, terminati nel 1992, furono realizzati l’ambone, il battistero, il ciborio e la cattedra.(34)

1. La zona in cui sorge il complesso, ora urbanizzata, ma pressoché disabitata fino agli anni Trenta del Novecento, sembra esser stata sede di uno dei monasteri fondati da Gregorio Magno alla fine del VI secolo, nonostante le fonti lo ubichino nei pressi di Siracusa. La confusione fu forse generata dal toponimo Baida, il quale fu erroneamente fatto derivare dal greco baion, e comportò l’identificazione con il monastero siracusano di S. Pietro ad Baias. Notizie più certe si hanno sotto la dominazione araba durante la quale nella zona era presente un casale saraceno; questo fu costruito sui resti di una chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, e veniva indicato come “baydâ,” bianco, per via di un tipo di sabbia bianca presente nella zona. Per una ricostruzione storica delle fonti vd.: G. Pecorella, Per la storia della contrada e del convento di Baida, in “Archivio storico siciliano,” III, XVII, 1967, pp. 247-306. Il casale fu citato da Ibn Hawqal: “…arrivano fino al luogo detto ‘Al Baydâ sopra ad un’altura che sta ad una parasanga all’incirca dalla città. […] Per tutti concordemente la importanza i detti borghi e che le loro moschee passavano il numero di dugento…,”: Ibn Hawqal, Libro delle vie e dei reami, in M. Amari, Biblioteca Arabo-Sicula, I, Torino-Roma 1880, pp. 10-27, p. 17. E citato anche da Ibn Atîr: “‘Al Hasan[…] Giunto ad ‘Al Baydâ gli vennero all’incontro l’hakim del paese, gli ufficiali del dîwân …”: Ibn Atîr, Cronaca compiuta, in Amari, Biblioteca, pp. 353-507, pp. 417-418. Sempre grazie a Pecorella è noto che nel 1177 Guglielmo II il Buono (1153-1189), concesse all’arcivescovo di Palermo il casale di Baida, insieme ai castelli di Caccamo e Brucato, come riparazione per la costruzione della cattedrale e monastero di Monreale. È noto inoltre che l’8 aprile 1185 Gualtiero Offamilio (m. 1190) consacrò una chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista in Baida. Mentre dal Mongitore infine si deduce che Federico II (1194-1250), nel 1211, riconfermò tutti i privilegi della curia palermitana su Baida: A. Mongitore, Bullae, privilegia, et instrumenta Panormitanae metropolitanae ecclesiae, regni Siciliae primariae, Palermo 1734, pp. 88-89.
2. Caracciolo, La chiesa e il convento di Baida presso Palermo, Palermo 1938, p. 5.
3. Caracciolo, La chiesa, p. 5.

4. Pecorella, Per la storia, p. 281.
5. Caracciolo, La chiesa, p. 6, nt. 1.
6. Pecorella, Per la storia, p. 254.
7. Caracciolo, La chiesa, p. 6.
8. Pecorella, Per la storia, p. 254.
9. Fazello, Le due deche, p. 266.
10. L. Lello, Historia della chiesa di Monreale, Roma 1596, pp. 18-19.
11. Inveges, Annali della felice città di Palermo, prima sedia, corona del re, e capo del regno di Sicilia, I, Palermo 1649, p. 48.
12. Janauschek, Originum Cistercensium, Vindobonae 1877, I, p. XLVII e LI. L’autore riferisce inoltre che il Fazello reputasse il monastero filiazione di Sambucina.
13. Pirri, Sicilia Sacra, I, Palermo 1733, p.183.
14. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, Palermo 1855, p. 125. ). L’assenza di notizie riguardanti la presenza dell’Ordine francese nel sito conferma che esso non fu mai abitato dai monaci bianchi.
15. Fazello, Le due deche, p. 266.
16. Pecorella, Per la storia, p. 255-256.
17. Pecorella, Per la storia, p. 258.
18. Ibidem.
19. Pecorella, Per la storia, p. 258. La piccola chiesa in epoca imprecisata fu trasformata in salone dai Frati Minori.
20. Ivi, p. 286.
21. Ivi, p. 260-261.
22. Ivi, p. 263.
23. Ivi, p. 293.
24. Ivi, p. 294.
25. Ivi, p. 265.
26. Ivi, p. 266.
27. Caracciolo, La chiesa, p. 37.
28. Pecorella, Per la storia, p. 257.
29. Caracciolo, La chiesa, pp. 37-38.
30. Pecorella, Per la storia, p. 268.
31. Ivi, p. 268-272.
32. A. Lo Bue, La chiesa di San Giovanni Battista del convento di Baida e nuova sistemazione, in ”Retablo,” 1, 1999, 1, p. 8.
33. Lo Bue, La chiesa, 8. Recentemente sono stati seguiti altri lavori che hanno trasformato parte del convento in una struttura ricettiva.
34. Questi sono stati realizzati rispettivamente: la cupola del battistero e il ciborio da Michele Canzoneri, la cattedra, il battistero, l’altare che riutilizza la pala marmorea del Vannella e l’ambone sono di Rossella Leone mentre il cero pasquale, il leggio e il leone in marmo nero sono di Giacomo Baragli. si veda Lo Bue, La chiesa, p. 8.

In foto: Monreale, chiostro, capitello con Adorazione dei Magi (foto del Kunsthistorisches Institut in Florenz, Max-Planck-Institut)

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