Elisa Erioli

(titolo originale, I costruttori bolognesi nella quotidianità tra Duecento e Quattrocento, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 489-502)

 

Diventare maestro: l’apprendistato e l’Arte del muro

La cerimonia d’entrata nella Società rappresentava, per il giovane che intendeva intraprendere la professione di muratore, un momento dal forte carico simbolico e ricco di aspettativa, poiché lo introduceva, generalmente all’età di vent’anni circa, nel mondo adulto. Il ragazzo indossava il mantello della Società sul quale era ricamato lo stemma, costituito da un mattone, una cazzuola e un martello, e al termine della celebrazione religiosa pronunciava il giuramento di fedeltà riportato, come prima rubrica, in tutti gli statuti duecenteschi. Oltre al pagamento della quota associativa il neo maestro, termine dall’evocativo significato legato alla trasmissione del sapere, all’esperienza empirica e all’autorevolezza, era tenuto all’obbligo non scritto di offrire una buona colazione ai soci per rinsaldare i legami con i nuovi compagni [1].

L’apprendistato, come illustrato nella normativa dell’Arte e nel contratto tra Bonfiglio del fu Stefano del borgo del Pratello e il maestro Gerardino di San Giovanni, doveva durare 5 anni. Dall’imbreviatura nel notaio Manfredo da Sala risulta, differentemente dagli statuti, che durante tale periodo il discepolo prestava servizio al maestro consegnandogli, probabilmente per i primi due anni, metà del costo del proprio lavoro, dal quale poteva astenersi solo per i 30 giorni dedicati alla battitura del grano e per gli 8 della vendemmia. Da parte sua Gerardino prometteva di istruire correttamente il ragazzo all’Arte, insegnandogli a rispettare la professione e accompagnandolo sui cantieri. Bonfiglio era tenuto, inoltre, a versare 12 bolognini l’anno (la normativa dell’Arte ne prevedeva 20), da consegnare nel giorno di Santo Stefano insieme a due focacce e due capponi e a non abbandonare il maestro senza autorizzazione per seguirne altri. Il giovane si impegnava a versare un’ulteriore somma di 30 bolognini per ottenere, al termine del periodo di permanenza con l’artigiano, ma probabilmente già prima, il pagamento dell’intero salario [2].

Non sempre l’apprendistato seguiva un percorso lineare. Gasparo Nadi, il muratore vissuto nel corso del Quattrocento autore del Diario giunto sino ai giorni nostri, dopo la morte del padre, intraprese a 18 anni il tirocinio per l’apprendimento di una professione. Nel mese di aprile del 1436 fece alcuni tentativi presso un lavoratore della lana, un barbiere e, infine, a causa dei costi eccessivi, la madre lo affidò a Cristoforo de Zani della cappella di Santa Lucia, per apprendere l’Arte del muro. Come nel contratto visto in precedenza, il giovane era tenuto a stare presso il maestro per 5 anni, mentre la madre si accordò per un costo totale di 40 lire più le spese, maggiormente oneroso rispetto a quanto previsto due secoli prima. A partire dal 1440, poco prima della fine del suo apprendistato, Gasparo cominciò a lavorare in autonomia spostandosi a Ferrara per seguire un anno l’ingegnere Piero Bon Braxedela a servizio del marchese Niccolò III d’Este, per il quale realizzò l’arca funeraria in Santa Maria da Belfiore [3].

L’allontanamento dal maestro negli ultimi mesi del tirocinio era una pratica abbastanza diffusa tra gli apprendisti e, come mostrano gli statuti, permessa negli ultimi sei mesi di apprendimento. I maestri temevano tale consuetudine, in parte perché a partire dal Trecento i giovani erano assimilati sempre più a manodopera a basso costo molto conveniente, in parte poiché, avendo appreso i saperi e i segreti dell’artigiano, ne rischiavano una diffusione tra i concorrenti. Un rapporto troppo stretto con il proprio mentore, infine, poteva danneggiare il giovane poiché, in una professione legata alla stagionalità, era facile per il soggetto più debole dover ricorrere a prestiti per far fronte alla minaccia derivante dall’inattività, accrescendo il debito, a volte contratto, con l’insegnante [4]. Tale condizione sembra emergere dalla dichiarazione d’estimo del 1296 di Venturino di Giovanni che, nullatenente, risultava avere un debito ancora aperto di 10 lire con il proprio maestro Zaccaria copritore di case [5].

1. Gaspare Nadi, entrato nell’Arte il 7 novembre 1456, fu tenuto al pagamento di una buona colazione dal costo di 13 soldi cfr., G. Nadi, Diario bolognese, a cura di C. Ricci, A. Bacchi della Lega, Bologna 1969, p. 38. E. Erioli, Falegnami e muratori a Bologna nel Medioevo: statuti e matricole (1248-1377), Bologna 2014, pp. 72-74. Per un inquadramento generale su Gasparo Nadi cfr., A. Buitoni, Il Diario di Gasparo Nadi e l’arte a Bologna nella seconda metà del Quattrocento, in «Strenna Storica Bolognese», 61 (2011), pp. 48-91; R. Dondarini, Gasparo Nadi, capomastro bolognese, in I portici di Bologna e l’edilizia civile medievale, a cura di F. Bocchi, Casalecchio di Reno (Bo) 1990, pp. 135-147.
2. iN questo caso il discepolo era tenuto a comunicare al maestre, entro 8 giorni, i lavori eseguiti in autonomia in città e fuori cfr., Archivio di Stato di Bologna, Atti dei Notai del distretto di Bologna (secc. XIII-XIV) 1.2 regg. di Manfredo di Enrichetto da Sala (d’ora in poi ASBo, Atti dei Notai, Manfredo da Sala), (1252-54), c. 6r. Cfr., R. Greci, Corporazioni e mondo del lavoro nell’Italia padana medievale, Bologna 1988, pp. 157-217. Per un inquadramento sui contratti tra artigiani nei registri di Manfredino da Sala cfr., J.-L. Gaulin, Affaires privées et certification publique: la documentation notarile relative au crédit à Bologne au XIIIe siècle, in Notaires et crédit dans l’Occident méditerranées médiéval, a cura di F. Menant e O. Redon, Roma 2004, pp. 55-95.
3. Nadi, Diario bolognese cit., pp. 6-8, 10-12.
4. Erioli, Falegnami e muratori a Bologna cit., pp. 75-77; Ead., I falegnami in città. lavoro, bottega e patrimonio tra fine Duecento e inizio Trecento, in Nella città operosa. Artigiani e credito a Bologna fra Duecento e Quattrocento, a cura di R. Rinaldi, Bologna 2016, pp. 97-121: 115-117.
5. ASBo, Ufficio dei Riformatori degli Estimi, Estimi (d’ora in poi ASBo, Estimi), s. II, b. 44 (1296-1297), Porta Stiera, S. Maria Maggiore, c. 632r. Il maestro Zaccaria del fu Rolandino risulta estimato nello stesso quartiere cfr., ASBo, Estimi, s. II, b. 43, Porta Stiera, S. Maria Maggiore, c. 91r.

In foto: Relatio de innovatione ecclesie sancti Gemeniani, Modena, Archivio capitolare, Ms.O.II.11, c.1v.

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