Luca Finco

(titolo originale: Viabilità antica a servizio di architettura e scultura: il caso del Piemonte centrale trattato tramite statuti medievali, in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 505-527)

In epoca medievale le diverse tipologie di strada rivestono un ruolo decisivo nel favorire od ostacolare la diffusione di un materiale lapideo. Il legame con il percorso entro cava e cantiere ha valenza bilaterale, in quanto un elemento in pietra rintracciato in un edificio permette, a sua volta, di ipotizzare il tragitto sino ai luoghi di estrazione, se conosciuti. Chiese coeve con ugual litotipo negli apparati plastici si relazionano in termini di causa/effetto all’andamento fino al sito di coltivazione degli affioramenti1. Una distanza importante per il periodo tra fabbrica e area estrattiva lascia intuire un uso cercato e voluto della fornitura2. È il caso di San Lorenzo a Tigliole (AT), la cui commessa è stata trasportata per quaranta chilometri3.
Nell’area territoriale considerata si ritrovano architetture religiose simili ed ugual perizia dei magistri, connotata da conoscenza dettagliata delle caratteristiche fisiche delle materie prime, sempre le medesime, e delle loro corrette modalità d’impiego4. Escludendo i poli cittadini, in zona il picco di propagazione dell’utilizzo del materiale lapideo si raggiunge nei secoli XII e XIII, che racchiudono l’intervallo temporale del contributo.
Per verificarne la compatibilità col complesso trasporto di pietre da architettura e scultura, la viabilità medievale del centro Piemonte è stata investigata in modo multidisciplinare. Essendo scarsa e frammentaria ogni documentazione diretta, l’indagine è stata condotta attraverso parte delle fonti statutarie disponibili per i secoli dal XII al XV. Le informazioni desunte dalle norme sono state raffrontate con i dati materiali sulle architetture medievali dell’area, raccolti in precedenti ricerche personali, e con il contesto. L’analisi ha permesso la stesura di un regesto di prossima pubblicazione, del quale vengono fornite alcune anticipazioni. Datata all’interno del periodo, è stata creata una carta tematica sinottica dei risultati ottenuti o verificati, partendo dal concetto di area di strada espresso da Sergi5. In base ai riscontri la definizione dell’autore è risultata confacente al caso6. I percorsi, compresi quelli di natura sovralocale come la via di Francia, non possono identificarsi in un unico tracciato distinguibile su di una carta di dettaglio. Solo alcuni elementi rimangono quasi invariati, come le infrastrutture (ponti, porti, domus hospitales) ed i poli stradali. Rappresentano nodi viari significativi per questa analisi i centri di potere, le fabbriche romaniche e le cave, che generano ed attraggono flussi di merci e persone7.
Secondo le modalità ricorrenti negli atti pubblici e privati del tempo, il perimetro della zona, oggi identificabile con il Basso Monferrato, viene definito da crinali e fiumi, in grado di condizionare il trasporto delle pietre. Si delineano a nord e a est i confini del Po, a sud di Tanaro e Borbore, a ovest dell’altopiano di Villanova d’Asti, della valle del rio Traversola e della collina torinese oltre Casalborgone. Nell’area si individuano i rilievi collinari alla destra del Po e lungo lo Stura8. Fra i corsi d’acqua presenti si citano ancora Versa e Grana, all’epoca confini istituzionali9.
I limiti naturali circoscrivono sommariamente l’impiego della Pietra da Cantoni, una fra le formazioni locali abili per la scultura. Non suddividono, però, in modo netto le zone di pertinenza dei litotipi, giacchè quasi sempre nel paramento di un singolo edificio coesistono pietre differenti. La presenza di una certa varietà di materiale, la maggior parte del quale reperito nei pressi del cantiere e destinato ad un uso una tantum, consente di stabilire quali tipologie vengano impiegate con più frequenza. In alcuni casi, come nell’abbazia di Vezzolano (AT), l’assortimento diventa notevole10.
Risulta facile spiegare la diffusione delle pietre da architettura e scultura dai presunti siti estrattivi di Vignale e da quelli tra Murisengo e la destra idrografica del Po, area di coltivazione ancora non completamente definita. I luoghi si trovano in posizione strategica, quasi equidistanti da Asti, nel secolo XII a ridosso delle frontiere fra gli episcopi di Asti e Vercelli e fra il comune astigiano e i possedimenti dei marchesi del Monferrato.
Durante il Medioevo l’odierno Piemonte centrale non viene identificato con un appellativo11. Su di esso gravitano dinamiche di gestione dei transiti che travalicano le giurisdizioni amministrative e diocesane. I soggetti politici, laici ed ecclesiastici, sono mecenati e commissionari delle opere. Da una fase di controllo esercitato da comuni, vescovi e signori si giunge agli assetti determinati dalle dinastie di Paleologi, Savoia, Visconti ed Orléans12.

1. È per gli apparati plastici che si attuano le scelte mirate dei materiali lapidei.
2. Si pensi ai casi della Pietra di Vicenza, proveniente dai colli Berici, e del Rosso Verona, affiorante a S. Ambrogio di Valpolicella, che si compongono nei monumenti romanici della pianura padana come il battistero di Parma. Il calcare rosso ammonitico per il cantiere di Benedetto Antelami è stato spostato dalla provincia scaligera, presumibilmente via fiume, come documentato in Cronica. Salimbene de Adam. Nuova edizione critica, a cura di G. Scalia, Bari 1966, p. 759 dove si rammenta che a fine XIII sec. “Sulummodo enim de lapidibus Veronensibus baptisterium illud fiebat”.
3. L. Finco, Portali civili astigiani di epoca medievale, in «Il Platano», XLI (2016), pp. 101-102. Per il luogo di Tigliole si veda A.A. Settia, Assetto diocesano e signoria vescovile. La presenza pavese fra Astigiano e Monferrato, in Bianca Lancia d’Agliano fra il Piemonte e il regno di Sicilia, Atti del Convegno (Asti, Agliano 28-29 aprile 1990), a cura di R. Bordone, Alessandria 1992.

4. L’impiego della pietra nelle architetture medievali del Piemonte centrale tra i secc. XI e XII è soggetto della tesi di laurea dello scrivente (relatore Maurizio Gomez). Costituiscono approfondimenti i casi di studio dei contributi L. Finco, Una pietra da scultura nel basso Monferrato casalese? Studio sull’uso immemorabile, e per certi versi sorprendente, della Pietra da Cantoni, in «LRMCMST», VIII (2013) e L. Finco, Movimenti storici del paesaggio culturale astigiano attorno alle antiche chiese, in «IN_BO», vol. 7, 10 (2016). Il legame fra cultura costruttiva – maestranze – attività di cava è stato trattato dallo scrivente nell’intervento Sul valore simbolico della pietra nelle architetture religiose medievali: casistica piemontese con confronti extraterritoriali, nel convegno: Conoscere, conservare, valorizzare. Il Patrimonio Religioso Culturale. Verona, 9 marzo 2017 – Vicenza, 10-11 marzo 2017. A.K. Porter, Lombard architecture, vol. I, New Haven 1917, pp. 142-155. Porter contraddistingue come monferrina la scuola tecnica regionale alla base della formazione stilistica comune delle maestranze. Ulteriori spunti si possono trovare in G. Romano, Asti e la “scuola del Monferrato”, in Piemonte romanico, a cura di G. Romano, Torino 1994, pp. 199-214; Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, a cura di L. Pittarello, Torino 2002 (IV ed.); C. Tosco, Il Monferrato come scuola architettonica: interpretazioni critiche di un tema storiografico, in «MAS», IX (1997), 45-77; M.L. Vescovi, Monferrato medioevale”. Crocevia di culture e sperimentazioni, Trento 2012.
5. G. Sergi, Evoluzione dei modelli interpretativi sul rapporto strade-società nel Medioevo, in Un’area di strada: l’Emilia occidentale nel Medioevo. Ricerche storiche e riflessioni metodologiche, a cura di R. Greci, Bologna 2000, pp. 3-12. Definizione di area di strada: “[…] teatro di direzioni di flusso che sarebbe sbagliato precisare troppo, […] assiste a oscillazioni dello stesso percorso principale, costituisce bacino di condizionamento della strada sul territorio e sulla società locale.”
6. Diversi sono gli studi metodologici al riguardo della viabilità medievale, si possono citare M. Cadinu, Le strade medievali nel territorio periurbano tra continuità con l’antico e ridisegno moderno dei tracciati, in Archeologia delle strade. La viabilità in età medievale: metodologie ed esempi di studio a confronto, a cura di E. De Minicis, Roma 2012 (MDCDT, 2) e S. Patitucci, G. Uggeri, La viabilità nell’Italia medievale. Questioni di metodo, in La Salaria in età tardoantica e altomedievale, Atti del Convegno di studi (Rieti, Cascia, Ascoli Piceno 28-30 settembre 2001), a cura di E. Catani, G. Paci, Roma 2007. Per l’area analizzata il tema viario medievale è trattato in A. Cagnana, T. Mannoni, Archeologia e storia della cultura materiale delle strade piemontesi, in Archeologia in Piemonte, vol. III, Il Medioevo, a cura di L. MercAndo, E. Micheletto, Torino 1998; R. Bordone, Città e territorio nell’alto medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all’affermazione comunale, Torino 1980 (BSS, CC), si veda la carta di p. 309 “Le vie del commercio astigiano nei secoli XI-XII”. Gli scritti sull’argomento relativi all’epoca romana offrono suggestioni degne di nota, in quanto al tempo nell’area estrattiva fra Murisengo e Po già si cavava. Si segnalano G. Corradi, Le strade romane dell’Italia occidentale, Torino 1968 (MSI, Ser. 4), si veda lo “Schizzo stradale particolareggiato della Liguria Cispadana” (Tav. II) e A.A. Settia, Strade romane e antiche pievi fra Tanaro e Po. Venti anni dopo (nota aggiuntiva), in Chiese, strade e fortezze nell’Italia medievale, Roma 1991 (Italia Sacra, 46) con lo “Schizzo indicativo delle strade romane minori fra Tanaro e Po”. Questo lavoro è utile anche a livello metodologico: sono rilevanti, in particolare, sia lo stretto legame individuato fra il reticolo viario, le prime chiese e la pieve sia il commento dell’autore sull’analisi condotta vent’anni prima. Ibid., pp. 279-281. Dice Settia: “Ancora valido per molti suoi aspetti, il saggio […] ha il difetto originario di essere nato nel solco di un classicismo che vede l’età medievale solo come sopravvivenza del glorioso passato romano, concezione che […] finisce per agire in modo deformante e far apparire, nel caso specifico, come senz’altro romane strade che sono innanzitutto medievali benchè possano talvolta avere un’ascendenza più antica […]”. Sempre inerente al periodo romano, sono di interesse E. Zanda, Dalla metà del II secolo a.C. alla fine dell’età augustea, in Industria. Città romana sacra a Iside. Scavi e Ricerche archeologiche 1981-2003, a cura di E. Zanda, Torino 2011 e M. Zappino, E.B. Gramaglia, Il Pianalto Astigiano tra via Fulvia e via della Piana, Valfenera 2011. Per l’epoca moderna M. Battistoni, S. Lombardini, Strade e territori ai confini del Monferrato nella prima età moderna, in Cartografia del Monferrato. Geografia, spazi interni e confini in un piccolo Stato italiano tra Medioevo e Ottocento, a cura di A.B. Raviola, Milano 2007.
7. Per oltrepassare il concetto di stile nello studio delle architetture e per sottolineare lo stretto legame con il contesto storico territoriale si veda F. Zuliani, La percezione del Medioevo, in L’arte medievale nel contesto (300-1300)funzioni, iconografia, tecniche, a cura di P. Piva, Milano 2014 (II ed.).
8. Sul lato sinistro del fiume Stura gli spartiacque passano per Tonengo, Brozolo, Mombello e Pontestura, sul destro invece per Aramengo, Tuffo, Murisengo, Villadeati, Odalengo piccolo, Patro, Ottiglio e Sala.
9. Dizionario geografico storico – statistico – commerciale degli stati di s.m. il re di Sardegna, a cura di G. Casalis, Vol. XI, Torino 1843, p. 248. Negli anni i fiumi hanno ridotto in modo notevole la loro portata: il Grana nel territorio di Montemagno, che ora è guadabile agevolmente, a metà XIX sec. era largo dai 4 ai 5 mt ed esondava dopo lunghi periodi di pioggia. Nel Medioevo Versa e Grana rappresentano, con una certa approssimazione, i confini fra le diocesi di Asti e Vercelli.
10. Le due principali pietre da scultura dell’area di cava di Vignale e di quella fra Murisengo e Verrua, in uso fra i secc. XII e XIV, trovano un impiego puntuale nella fabbrica con altri litotipi di provenienza locale. Il cantiere si complessifica per la presenza di diverse fasi costruttive. Per un quadro completo sul materiale lapideo adoperato si rimanda a futuri approfondimenti. Il tema storico si avvale del recente contributo di A.A. Settia, Ritorni a Santa Maria di Vezzolano, Torino 2013 (BSS, CCXXV).
11. A.A. Settia, Nel “Monferrato” originario. I luoghi, il nome e il primo radicamento aleramico. Rettifiche e nuove ipotesi, in «RSAAAA», CXXII (2013), p. 327, 333. La dicitura Monferrato appare inadatta, perchè nel XII sec. risponde già a questo nome il marchesato aleramico. Settia identifica il marchesato del X sec. in una zona nei pressi di Valenza, compresa fra Po e Ticino. Sulle origini del nome afferma: “[…] al ferro, in quanto colore, e non al farro si debba ricondurre la denominazione tanto del primitivo Monferrato presso Valenza e dei toponimi dell’Oltrepò pavese, quanto del Monferrato torinese, per non parlare degli analoghi toponimi romanzi esistenti fuori dal territorio italiano. […]”.
12. La bibliografia di riferimento per il contesto storico è vasta. In modo non esaustivo, si rimanda ai contributi di G. Sergi, I confini del potere. Marche e signorie fra due regni medievali, Torino 1995; Bordone, Città e territorio nell’alto medioevo cit.; G. Bosio, Storia della Chiesa d’Asti, Asti 2003 (I ed. 1894); L. Vergano, Storia della città di Asti, a cura di G. Crosa, voll. I-III, Cavallermaggiore 1990; R. Merlone, Gli Aleramici. Una dinastia dalle strutture pubbliche ai nuovi orientamenti territoriali (secoli IX-XI), Torino 1995 (BSS, CCXII); F. Panero, Il consolidamento della signoria territoriale dei vescovi di Vercelli fra XI e XII secolo, in Vercelli nel secolo XII, Atti del quarto Congresso storico Vercellese (Vercelli 18-20 ottobre 2002), Vercelli 2005; G. Parusso, I rapporti tra il comune medievale albese e i marchesi aleramici nei secoli XII e XIII, in «Alba Pompeia», II (1981); G. Banfo, Da Aleramo a Guglielmo “il Vecchio”: idee e realtà nella costruzione degli spazi politici, in Cartografia del Monferrato. Geografia, spazi interni e confini in un piccolo Stato italiano tra Medioevo e Ottocento, a cura di A.B. Raviola, Milano 2007.

In foto: Albugnano (AT). Canonica di Santa Maria di Vezzolano, fronte principale (dettaglio)

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.