Giulia Spallacci

 in “III Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 8-10 Settembre 2017, pp. 529-543

Zara è il capoluogo della regione dalmata. La città compare nei documenti medievali con il nome di Jadra da cui deriva il nome croato del Mar Adriatico: Jadran. Questo ci indica l’importanza di tale città all’interno della Dalmazia nel corso del Medioevo e dell’epoca moderna. Ancona invece si pone come l’unico porto naturale dell’Adriatico occidentale, ruolo che le permette di porsi come centro di distribuzione e transito per il commercio del Centro e Nord Italia. Le due città si divido tra loro per soli 144 km, quindi la geografia favorisce uno scambio privilegiato tra queste due città. Nel corso del Tardo Medioevo le stesse, subiscono le mire espansioniste di Venezia, interessata al controllo delle rotte commerciali adriatiche che avevano come punto nevralgico le due città dell’Adriatico centrale. Nel XIII-XIV secolo gli scontri con Venezia delle due, sono all’ordine del giorno e portarono Venezia a costituire trattati per limitare in maniera sempre maggiore l’azione commerciale delle stesse, circoscrivendola al solo contesto adriatico1. Le città adriatiche però non subirono ciecamente, ma cercarono di rispondere creando alleanze commerciali in grado di aiutarle a mantenere una posizione di autonomia commerciale. La risposta che diedero a Venezia trova manifestazione negli accordi commerciali tra Ancona e Zara, utili a creare uno spazio di azione commerciale autonoma.
La trattatistica commerciale tra Ancona e Zara copre un arco temporale che si dispiega dal XIII al XVI secolo ed esprime la capacità delle due città di creare spazi di azione commerciale indipendente, a dispetto dell’invadenza politica e commerciale di Venezia. Nel corso dello studio sui trattati commerciali tra Ancona e Zara, però si è osservata la necessità di riportare ordine nelle conoscenze su tali relazioni, avendo riscontrato errori di valutazione e giudizio.
Per tale verifica dobbiamo tenere in considerazione che gran parte della documentazione pubblica di Zara, conservata nel suo Archivio di Stato (Državni Arhiv u Zadru), appartiene al periodo della dominazione veneta, ossia troviamo documentazione soprattutto a partire dal 1409. La documentazione pubblica più antica è scarsamente rappresentata e può comunque essere fatta risalire al 1361, ossia il periodo conseguente al passaggio sotto il regno d’Ungheria2. Lo stesso avviene per Ancona la cui documentazione pubblica non risale oltre la seconda metà del XIV secolo. Questo ci porta a constatare la difficoltà di individuare documenti che testimonino contatti commerciali tra le due città anteriori al XIV secolo, riducendo la possibilità di confronto tra la documentazione dorica e zaratina.
Il trattato più antico ci è noto grazie alla citazione di Giovanni Lucio, storico dalmata di Traù attivo nel XVII secolo3: egli associa il trattato sottoscritto tra Ancona e Traù nel 1236 a quello redatto successivamente con Zara nel 12484. Purtroppo non abbiamo altri elementi di riferimento se non la testimonianza dello stesso storico che, richiamando i continui traffici tra Zara e Ancona, afferma che il trattato garantisce libera circolazione nei rispettivi territori5.
Al 1258 risale il primo documento noto, il cui testo è stato edito nel Codex Diplomaticus Regni Croatiae, Dalmatiae et Slavoniae6: questo accordo ha soprattutto lo scopo di proteggere le rispettive città dalle frodi dei mercanti che, nel tentativo di evitare il pagamento dei pesanti dazi, rivendicavano privilegi non dovuti. Il trattato inoltre va a definire anche le modalità di giudizio, in caso di contenzioso. Mancherebbe nel testo l’indicazione di un precedente trattato che avrebbe avuto lo scopo di regolamentare le modalità di relazione tra le due città: infatti un accordo per combattere la frode presuppone la presenza di un precedente accordo che regolamenti l’attività commerciale reciproca, che ovviamente il sistema della frode va ad intaccare, dando così valore alla testimonianza di Giovanni Lucio7.
Siamo inoltre in un periodo in cui Zara è dominata da Venezia ma senza quel pressante controllo politico che si avrà solo dopo il 1409, quando la città tornò sotto il controllo politico veneto, dopo la parentesi ungherese iniziata nel 1358. Il trattato del 1258 può essere considerato una prima forma di avvicinamento tra Ancona e Zara, vista la loro comune ostilità verso Venezia: siamo infatti nel periodo che porta Ancona a soccombere al potere economico di Venezia, come attesta il trattato del 1264, che aveva posto limiti stringenti al commercio di Ancona8. Dobbiamo quindi pensare ai trattati tra le città adriatiche, come strumenti utili per creare una rete di sostegno contro la pressione commerciale svolta da Venezia.

 

1. Monumenta spectantia historiam Slavorum meridionalium, Academia Scientiarum Et Artium Slavorum Meridionalium ed., vol. I-LII, Zagabria 1868-1979 (d’ora in poi MSHSM), I, doc. XVIII, a.1187; MSHSM, I, doc. XXX, a.1204; MSHSM, I, doc. XCVI, a.1247; MSHSM, I, doc. XCVII, a.1248; MSHSM, I, doc. CIV, a. 1251; MSHSM, I, doc. CCCCXX, a.1313; MSHSM, I, doc. CCCCLII, a. 1316; MSHSM, I, doc. DLXX, a.1332; MSHSM, II, doc. DCLXXIII, a. 1347; Jackson T.G., Dalmatia the Quarnero and Istria, Oxford, 1887, p. 114, Israel U., Schmitt O.J. ed., Venezia e Dalmazia, Roma, 2013, pp. 14-25.
2. Državni Arhiv u Zadru (d’ora in poi DAZD), Curie maior ciuilium communis Jadrae, 22, 1-7, 1361-1407.
3. GIOVANNI LUCIO, Historia di Dalmatia in particolare delle città di Traù, Spalatro e Sebenico, Venezia, 1674,p. 36.
4. Statuti di Traù, Monumenta historica-juridica Slavorum meridionalum, Academia Scientiarum Et Artium Slavorum Meridionalium ed., voll. 1-12, Zagabria 1877-1938 (d’ora in poi MHJSM), X, 1236, r. LVIII; Codex diplomaticus regni Croatiae, Dalmatiae et Slavoniae, Academia Scientiarum et artium Slavorum meridionalium ed., voll. 18, Zagabria, 1874-1990, (d’ora in poi CD), IV, doc. X appendice doc. IV; Peruzzi A., Storia di Ancona, Pesaro, 1835, I, p. 380.
5. Scotti G., Le colonie croate sull’altra sponda dell’Adriatico. Gli sbarchi degli Schiavoni, in Rivista dalmatica, 2009, pp. 42-45.
6. CD, vol. V, doc. DCV, il documento originale è conservato nell’archivio dell’Accademia di scienze croata; Peruzzi A., Storia di Ancona…, II, p. 6. Nel XIX secolo la storiografia croata conobbe un fervente sviluppo, grazie anche all’istituzione di enti come l’Accademia jugoslava delle scienze e delle arti (Jugoslavenska akademija znanosti i umjetnosti) fondata nel 1866 che, al seguito dello sviluppo delle storiografie nazionali di questo secolo, favorì lo studio e la pubblicazione di una lunga serie di raccolte diplomatiche che raccolgono i diplomi prodotti dalle comunità slave nel corso dei secoli medievali, tra cui troviamo i Monumenta spectantia historiam Slavorum meridionalium e il Codex diplomaticus regni Croatiae, Dalmatiae et Slavoniae, che seguono la scia della più nota raccolta di diplomi Monumenta Germaniae Historica (il primo volume fu stampato nel 1826). In Italia l’intera collezione è di difficile accesso e quelle poche biblioteche che ne sono in possesso, hanno solo alcuni volumi. Bisogna ringraziare per questo l’informatica che ha permesso di superare questo scoglio. La Croazia, da diversi anni, ha avviato un intenso progetto di digitalizzazione del proprio patrimonio storico mettendolo a disposizione di tutti, in rete. La stessa Accademia croata delle scienze ed arti (così denominata dopo la proclamazione dell’autonomia croata dalla Jugoslavia) ha promosso, dal 2009, un importante progetto di digitalizzazione di tutta la sua attività editoriale: http://dizbi.hazu.hr/index.php Tali banche dati sono ancora in parte in Croato, ma per tutte è prevista la fruibilità delle stesse anche in lingua inglese.
7. Libri statutorum civitatis Ragusii 1272, in MHJSM, vol. IX, l. VI, r.15.
8. LUZZATTO G., I più antichi trattati tra Venezia e le città marchigiane, in Nuovo archivio veneto, nuova serie, v. XI, 1906, doc. XII.

In foto: Particolare del testo originale ASAN, ACAN, patti ordini e capitoli diversi, 1, statuti della dogana e patti con diverse nazioni, 1345-1476, c.11r – Per concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo-Archivio di Stato di Ancona.

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