Massimiliano David, Alessandro Melega

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 21-28.

 

I culti tradizionali nel IV secolo d.C. Linee di ricerca
Tra il III e il V secolo d.C. il mondo romano vide la diffusione di una grande molteplicità di culti di varia ispirazione, provenienza e natura; tra questi possiamo ricordare i culti locali del Mediterraneo, i culti greco-romani “ufficiali”, i culti misterici, il culto imperiale, ecc.[1] I pioneristici studi di Friedrich W. Deichmann[2] e Garth Fowden[3] sulla fine dei templi classici, basati perlopiù su una generale impressione scaturita dalle fonti letterarie[4], hanno a lungo influenzato le ricerche sull’argomento. Sulla scia di un clima di rinnovamento intellettuale, diversi studi successivi[5], più agganciati al dato archeologico, hanno evidenziato la necessità di non generalizzare nell’analisi del fenomeno, il quale si presenta variato con forti specificità locali. Allo stesso modo, come sottolineato da Béatrice Caseau[6], fondamentale risulta separare gli ambiti urbano e rurale, dove lo sradicamento delle tradizioni cultuali classiche e dei relativi luoghi sacri ebbe luogo in modo altamente variegato. In questa sede si intende accennare al particolare fenomeno della miniaturizzazione dei templi e dei sacraria non cristiani costruiti ex novo nel corso del IV secolo d.C.
M.D.

La miniaturizzazione dei templi in ambito urbano
In ambito urbano, due importanti testimonianze, frutto di recenti indagini, provengono da Ostia antica: si tratta rispettivamente del più piccolo dei due templi presenti nella palaestra delle Terme del Foro, indagato dall’équipe dell’Università del Kent[7], e del cosiddetto Mitreo dei Marmi Colorati, scoperto nel quartiere fuori Porta Marina durante le campagne di scavo del Progetto Ostia Marina dell’Università di Bologna[8]. Molte furono le modificazioni occorse in epoca tardoantica nell’area della palaestra delle Terme del Foro, tanto da renderla una sorta di estensione del foro stesso, utile a svolgere anche funzioni religiose e amministrative, in aggiunta a quelle più propriamente atletiche[9]. Tra queste operazioni trovò posto la realizzazione di un piccolo tempio accanto ad uno di maggiori dimensioni, datato attraverso i bolli laterizi al II secolo d.C.; il tempietto venne eretto adattando una precedente fontana (3,6x3,8m), costruita in mattoni e blocchi di travertino al di sopra di una fondazione in cementizio e blocchetti di tufo, e rivestita in marmo bianco[10]. Le operazioni di conversione funzionale della fontana in tempio consistettero nel riempire il bacino interno con malta fino al livello delle murature e nell’aggiungere due gradini frontali in pietra, oltre ad alcuni elementi strutturali in facciata, probabilmente utili al sostegno di colonne. La decorazione marmorea esterna venne ripristinata dove necessario. In fronte al piccolo edificio, in asse con esso, fu posta una pietra squadrata, come sostegno di un altare, mentre all’interno della cella, ricavato sul fondo tagliando la muratura del preesistente bacino, trovò posto l’alloggiamento per la base della statua di culto. La pavimentazione presentava una decorazione geometrica irregolare a piastrelle marmoree, come indicano i piccoli frammenti superstiti[11]. La datazione è stata ipotizzata sulla base di alcune considerazioni: la presenza di diversi elementi riutilizzati, in particolare nel rivestimento marmoreo, tra cui anche una lastra iscritta, ha portato a supporre una cronologia posteriore alla metà del III secolo d.C.; si può anche supporre che il mosaico pavimentale che circonda il tempietto e ne lambisce l’altare risalga al più tardi ai primi decenni del IV secolo d.C. Ciò fornirebbe un terminus ante quem per la conversione funzionale della struttura in esame, collocabile dunque tra la metà del III e il IV secolo d.C.[12].

Il tempietto preso in esame risulta ad oggi l’unico edificio di culto non cristiano così tardo ad Ostia. Le sue minute proporzioni permettono di parlare di miniaturizzazione dei templi classici costruiti ex novo in epoca tardoantica. Tale fenomeno trova alcuni confronti puntuali ad Argo e Cirene.
Gli scavi condotti nel 1980 dall’École Française nell’agorà di Argo portarono a chiarire che il piccolo tempio romano (1,8x4,2m) sorto nel settore occidentale venne realizzato interamente con materiale di reimpiego nel corso del IV secolo d.C.; esso andò ad impostarsi su una preesistente fondazione in pietra, la quale doveva sostenere un monumentale gruppo statuario di età ellenistica, i cui resti vennero anch’essi reimpiegati nella realizzazione della base della statua di culto[13].
Riguardo a Cirene, il terremoto che colpì la città nel 365 d.C. dovette essere la causa di una ripresa dell’attività edificatoria, seppur limitata, nell’area del santuario di Apollo, presso la Terrazza della Myrtousa. A questa fase le indagini hanno riferito due piccoli templi, riconducibili per dimensioni all’esempio ostiense: il tempietto di Apollo Citaredo (5,5x7,8m), dotato di piccolo pronao e cella, andò ad occupare parte della cosiddetta Loggia dell’Alloro, utilizzando interamente materiale di spoglio, in parte proveniente anche dal vicino Apollonion; il tempietto di Zeus Ombrios (4,7x7m) venne eretto sopra l’antico Donario Dorico, con la realizzazione di una nuova facciata in blocchetti litici irregolari e di una nuova parete di fondo, più avanzata della precedente. In essa venne ricavata una nicchia cultuale, sul cui intonaco vennero letti alcuni graffiti relativi ad invocazioni a Zeus[14].
Tali edifici testimoniano l’ampia vitalità e diffusione dei culti non cristiani a Cirene ancora tra la fine del IV e il V secolo d.C.[15].
A.M.

1. K. Demarsin, ’Paganism’ in Late Antiquity: Thematic Studies, in L. Lavan, M. Mulryan (a cura di), The Archaeology of Late Antique ‘Paganism’ (Late Antique Archaeology, 7, 2009), Leiden-Boston 2011, p. 3.
2. F. Deichmann, Frühchristliche Kirchen in antiken Heiligtümen, in “Jahrbuch des (kaiserlich) Deutschen archäologischen Instituts”, 54, 1939, pp. 105-36.
3. G. Fowden, Bishops and temples in the Eastern Roman Empire 320-435, in “The Journal of Theological Studies”, 29, 1978, pp. 53-78.
4. Cfr. R. Lizzi Testa, Legislazione imperiale e reazione pagana: i limiti del conflitto, in P. Brown, R. Lizzi Testa (a cura di), Pagans and Christians in the Roman Empire: The breaking of a dialogue (IVth-VIth Century A.D.), Proceedings of the International Conference at the Monastery of Bose (October 2008), Vienna-Zurigo-Parigi 2011, pp. 467-491.
5. Cfr. R.P.C. Hanson, The Transformation of Pagan Temples into Churches in the Early Christian Centuries, in “Journal of Semitic Studies”, 23, 1978, pp. 257-267; J. Vaes, ’Nova construere sed amplia vetusta servare’: la réutilisation chrétienne d’édifices antiques (en Italie), in N. Duval, F. Baritel, P. Pergola (a cura di), Actes du XIe congrès international d’archéologie chrétienne (Lyon, Vienne, Grenoble, Genève, Aoste, 21-28 septembre 1986), Roma 1989, pp. 299-319; B. Ward-Perkins, Reconfiguring Sacred Space: from Pagan Shrines to Christian Churches, in G. Brands, H.G. Severin (a cura di), Die spätantike Stadt und ihre Christianisierung (Symposion vom 14. bis 16. Februar 2000 in Halle/Saale), Wiesbaden 2003, pp. 285-290.
6. B. Caseau, The Fate of Rural Temples in Late Antiquity and the Christianisation of Countryside, in W. Bowden, L. Lavan, C. Machado (a cura di), Recent Research on the Late Antique Countryside (Late Antique Archaeology, 2), Leiden-Boston 2004, pp. 105-144.
7. Cfr. L. Lavan, Public Space in Late antique Ostia: Excavation and Survey in 2008-2011, in “American Journal of Archaeology”, 116, 4, 2012, pp. 649-691; L. Lavan, Chronology in Late Antiquity: a Lesson from the Palaestra, in M. Cébeillac-Gervasoni, N. Laubry, F. Zevi (a cura di), ricerche su Ostia e il suo territorio, Atti del Terzo Seminario Ostiense (Roma, École française de Rome, 21-22 ottobre 2015), Roma 2018, pp. 400-439; A. Gering, L. Lavan, Das Stadtzentrum von Ostia in der Spätantike. Vorbericht zu den Ausgrabungen 2008-2011, in “Römische Mitteilungen” 117, 2011, pp. 503-504.
8. Cfr. M. David, Una caupona tardoantica e un nuovo mitreo nel suburbio di Porta Marina a Ostia antica, in “Temporis Signa”, IX, 2014, pp. 31-44; Id., Osservazioni sul banchetto rituale mitraico a partire dal Mitreo dei Marmi colorati di Ostia antica, in G. Cuscito (a cura di), L’alimentazione nell’antichità, Atti della XLVI settimana di studi aquileiesi (Aquileia, 14-16 maggio 2015) (Antichità Altoadriatiche, LXXXIV), Trieste 2016, pp. 173-184; Id., Il nuovo mitreo dei marmi colorati sulla via della Marciana a Ostia Antica, in M. Cébeillac-Gervasoni, N. Laubry, F. Zevi (a cura di), Ricerche su Ostia e il suo territorio, Atti del Terzo Seminario Ostiense (Roma, École française de Rome, 21-22 ottobre 2015), Roma 2018, pp. 375-399; M. David, D. Abate, S. De Togni, M.S. Graziano, D. Lombardo, A. Melega, A. Pellegrino, Il pavimento del nuovo Mitreo dei Marmi Colorati a Ostia antica, in C. Angelelli, D. Massara, F. Sposito (a cura di), Atti del XXI Colloquio dell’Associazione Italiano per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Reggio Emilia, 18-21 marzo 2015), Tivoli 2016, pp. 369-376.
9. L. Lavan, Public Space cit., pp. 686-687.
10. L. Lavan, Public Space cit., p. 664; cfr. P. Pensabene, Ostiensium marmorum decus et decor: studi architettonici, decorativi e archeometrici, Roma 2007, pp. 273-275.
11. L. Lavan, Public Space cit., pp. 664-665; cfr. L. Lavan, Chronology in Late Antiquity cit., pp. 419-421 e Y. Hori, L. Lavan, The Potential of Laser Scanning for the Study of Roman Building, in L. Lavan, M. Mulryan (a cura di), Field Methods and Post-Excavation Techniques in Late Antique Archaeology (Late Antique Archaeology, 9), Boston-Leiden 2015, pp. 645-646.
12. A sostegno di tale ipotesi si ricorda anche la sistemazione di vari bacini rettangolari contestualmente alla stesura del mosaico della palaestra, utili verosimilmente alla raccolta di acqua piovana e forse relativi ad alcuni problemi legati all’approvvigionamento dell’acqua e alla perdita della fontana in favore del tempio; cfr. L. Lavan, Public Space cit., pp. 665-666 e L. Lavan, Chronology in Late Antiquity cit., pp. 418-419.
13. M. Piérart, Rapport sur les travaux de l’École française ed Grèce en 1980. Argos II, Agora: zone ouest, in “Bulletin de Correspondance Hellénique”, 105, 1981, p. 906; M. Piérart, G. Touchais, Argos: une ville grecque de 6000 ans, Paris 1996, pp. 84-85; cfr. L. Lavan, The end of the temples: towards a new narrative?, in L. Lavan, M. Mulryan (a cura di), The Archaeology of Late Antique ‘Paganism’ (Late Antique Archaeology, 7, 2009), Leiden-Boston 2011, pp. XLV-XLVII e L. Lavan, Public Space cit., p. 687.
14. S. Stucchi, Architettura Cirenaica, Roma 1975, pp. 443-444; S. Ensoli Vittozzi, Indagini sul culto di Iside a Cirene, in A. Mastino (a cura di), L’Africa romana, Atti del IX convegno di studio (Nuoro, 13-15 dicembre 1991), Sassari 1992, p. 241; G. Sears, The Fate of the Temples in North Africa, in L. Lavan, M. Mulryan (a cura di), The Archaeology of Late Antique ‘Paganism’ (Late Antique Archaeology, 7, 2009), Leiden-Boston 2011, pp. 236-237; cfr. L. Lavan, The end of the temples cit., pp. XLV-XLVII.
15. S. Stucchi, Architettura Cirenaica cit., p. 444; S. Ensoli Vittozzi, Indagini sul culto di Iside cit., p. 241; sul cd. Tempietto del Mosaico a Petali, di dimensioni maggiori rispetto agli altri (7,4x10,6m), ma comunque riferibile alla medesima fase edilizia, v. S. Stucchi, Architettura Cirenaica cit., pp. 444-445.

In foto: Cirene, Santuario di Apollo sulla cd. Terrazza della Myrtousa, con indicazione dei tempietti di Apollo Citaredo e di Zeus Ombrios (immagine tratta da S. Stucchi, Architettura Cirenaica cit., tav. fuori testo; elaborazione A. Melega)

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