Alfredo García Femenia, Julio Macián Ferrandis

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 231-238.

 

Introduzione
Durante l’esplosione letteraria e culturale che viveva il regno e la città di Valenza nel XV secolo, osserviamo una grande espansione dell’uso della scrittura, che ha già perso il suo valore simbolico-religioso e non appartiene esclusivamente al patrimonio culturale del clero. La società inizia a rendersi conto che imparare questo strumento, anche a livello elementare, è fondamentale per ottenere riconoscimento e promozione sociale[1]. Ad esempio, lo sviluppo economico rende necessaria la scrittura per svolgere la gestione in alcune professioni, come nel caso degli artigiani o dei commercianti. Troviamo anche mestieri nei quali la scrittura è lo strumento essenziale, come nel caso dei notai.
In questo contesto, due personaggi dedicano le loro giornate alla produzione documentale. Il notaio Bernat Lloret, originario di Xàtiva, e il medico valenziano Jaume Roig sono consapevoli dell’importanza della scrittura, che consente l’accumulazione e la perpetuazione delle infor-mazioni, così come la sua successiva gestione[2]. Nelle aree in cui troviamo la scrittura, le informazioni hanno una diffusione precisamente semplificata che risulta fondamentale nei con-testi burocratici e amministrativi[3].
Pur essendo un medico, Roig è stato amministratore di varie istituzioni valenziane. Frutto di questa gestione sono i libri amministrativi autografi che ci sono arrivati, che possiamo confrontare con i protocolli notarili che ha fatto, manu propria, il notaio Lloret. Non solo sono due professioni distinte, ma troviamo anche differenze negli spazi in cui si muovono e nella documentazione rilasciata: l’uno sviluppa i libri contabili degli ospedali della città di Valenza; l’altro lavora come notaio a Xàtiva. Due spazi di scrittura totalmente diversi, ma allo stesso tempo, con molte somiglianze.
Il fatto di aver selezionato questi personaggi risponde a due motivi principali. Il primo è che Roig e Lloret sono stati oggetto di studio delle nostre indagini individuali. Come autore di L’Espill, la figura di Jaume Roig è stata molto analizzata dalla filologia catalana. Al contrario, il nostro studio non si concentra su questo aspetto della sua vita, ma sulla sua occupazione quotidiana, l’amministrazione degli ospedali e altre istituzioni della capitale del regno. Nonostante Roig abbia una certa reputazione nella Storia, abbiamo trovato interessante confrontare la sua relazione con la scrittura con quella del notaio Bernat Lloret, la cui biografia è poco conosciuta. Lasciando da parte la fama o l’anonimato di questi personaggi e concentrandosi sulla loro occupazione, ci sono alcuni elementi, come l’appartenenza di entrambi al regno di Valenza, il fatto di essere contemporanei (gli anni centrali del XV secolo) o i forti legami che presentano con la produzione documentale e la scrittura, che ci hanno permesso di confrontare due pratiche di scrittura, quella dell’amministrazione e quella propria dei notai.
Con le seguenti pagine, intendiamo analizzare il contesto di scrittura della documentazione scritta di Lloret e Roig. Ci occuperemo, poi, di come si sono formati nella loro professione, il motivo per cui scrivono e i risultati del loro esercizio di scrittura.

Processos, scriptures e paperots
Il notaio è uno dei professionisti più intimamente collegati alla scrittura nel seno della società medievale, specialmente nei territori mediterranei. Infatti, solo la scrittura autografa del notaio e il suo segno personale facevano sì che un semplice documento acquistasse piena validità legale. La scelta di Bernat Lloret come oggetto di studio ci permette, essendo un notaio non specializzato (che non lavora per l’amministrazione reale o comunale né si dedica alla gestione degli affari mercantili, nobili o ecclesiastici), favorisce attraverso i suoi protocolli[4] una ampia ripresentazione di tutti i settori sociali della città di Xàtiva, dai contadini musulmani ai membri del clero della collegiata o della nobiltà locale.
Già da prima della sua fondazione, i notai mantenevano un legame speciale con il regno di Valenza. Durante l’assedio della città, il re Giacomo il Conquistatore era circondato da notai della sua cancelleria, che registravano ogni donazione che il monarca faceva a coloro che lo avevano aiutato nella campagna militare e tra i nuovi coloni[5]. Una volta capitolata la città nel 1238, il re iniziò a dotare il nuovo regno con un ordine legale proprio. In termini di diritto notarile, nel 1239 è stato già concesso ai pubblici ufficiali della città il pieno potere di scrivere e segnare documenti in tutto il regno di Valenza[6].
Quella dei notai è sempre stata un’istituzione di grande interesse per i re della Corona d’Aragona, come si può notare nelle numerose disposizioni legali concesse. Nelle Consuetudines di Valenza date da Giacomo I, dopo elevate a Furs del regno nel 1261, osserviamo alcune disposizioni interessanti: possono esercitare la professione solo i laici, oltre i 25 anni, che abbiano superato un esame ufficiale; l’obbligo del segreto professionale; che i documenti avranno piena validità solo se scritti dalla mano dei notai. In un privilegio reale del 1329 è regolamentato l’esame di accesso e si stabilisce che il futuro notaio debba conoscere la grammatica latina e avere praticato l’ufficio con un notaio per almeno due anni; il re Pietro il Cerimonioso concedé un altro privilegio nel quale consentiva di scrivere alcuni documenti in volgare, obbligando allo stesso tempo i notai a registrare i documenti nei suoi protocolli entro tre mesi dalla stesura[7].

1. J.M. Cruselles, Els notaris de la ciutat de València: activitat professional i comportament social a la primera meitat del segle XV, Barcellona 1998, p. 33; A. García, Analfabetismo y alfabetización en la València de los albores del Renacimiento, in “Incipit”, VII, in preparazione.
2. J. Goody, La domesticación del pensamiento salvaje, Madrid 1985, p. 170.
3. J. Goody, La lògica de la escritura y la organización de la sociedad, Madrid 1990, pp. 117-129.
4. Valenza, Arxiu de Protocols del Collegi del Patriarca de València, 21174/Bernat Lloret, 1437-1438; 21175/Bernat Lloret, 1446-1447; 21173/Bernat Lloret, 1448. Va notato che i fogli non sono numerati.
5. F.M. Gimeno et alii, Iacobi Primi instrumenta in Archivo Sedis Valentine asservata, Valenza 2017, pp. 13-18.
6. J. Bono, Historia del derecho notarial español. I. La Edad Media, 1.1, Madrid 1972-1982, p. 329.
7. Ivi, p. 330-337.

In foto: Valenza, Arxiu de Protocols del Patriarca de València, 21173/Bernat Lloret, 1448, aprile, 5.

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.