Angelo Passuello

titolo originale: Maestranze alloctone nell’Umbria romanica (?): il caso di Sant’Eufemia a Spoleto e i suoi possibili rapporti con Verona, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 425-432.

Sant’Eufemia a Spoleto e San Lorenzo a Verona

La basilica di Sant’Eufemia sorge al centro di Spoleto, nell’area dell’episcopio[1]. Benché la tradizione la voglia eretta dal duca Teodelapio (601-653)[2], le prime notizie certe sull’esistenza dell’istituzione rimontano al X secolo e riguardano una fondazione ab imo a opera di Gundearda, quando alla chiesa fu annessa una badia di monache benedettine[3]. Nel XII secolo il nuovo cantiere della cattedrale impose ai presuli l’abbandono della propria residenza e il trasferimento nel monastero di Sant’Eufemia[4], che perse così le sue funzioni cenobitiche[5]. Nel corso dei secoli la compagine fu oggetto di svariati interventi che portarono alla suddivisione dell’invaso in due settori: quello inferiore fu riservato al culto, mentre in quello superiore furono ricavati degli ambienti funzionali al Palazzo arcivescovile. Questa situazione perdurò fino al 1907, quando fu intrapresa una vasta campagna di restauro che terminò nel 1954 e ridonò al tempio il suo originale aspetto romanico[6].

L’assetto attuale è riconducibile entro la prima metà del XII secolo: la chiesa sviluppa un impianto longitudinale su tre navate absidate ottenute dall’alternanza fra pilastri cruciformi e sostegni minori di fogge diverse, perlopiù di spoglio[7]. L’interno è contraddistinto da un accentuato verticalismo, ottenuto dalla presenza di ampie gallerie con volte duplicate a pieno sesto correnti sulle navatelle minori; una simile soluzione spaziale, eccentrica per il Romanico centroitaliano, ha indotto a considerare la basilica spoletina una diretta emanazione dell’edilizia norditaliana, in particolare di San Lorenzo a Verona. Nel 1954 Mario Salmi, allorché Sant’Eufemia venne riaperta al culto dopo il riassestamento appena concluso, illustrò con un breve e significativo discorso la rilevanza della chiesa di età romanica ed ebbe modo di illustrare come[8]:

«L’accennata proporzione ci conduce ad un preciso raffronto con una chiesa veronese, cioè col San Lorenzo, che diversi anni fa mi apparve del tutto calzante […]. Tra la chiesa di Sant’Eufemia e quella di San Lorenzo il raffronto è preciso e quindi del tutto probativo, ad onta della severa sobrietà del primo monumento dove appena nell’abside maggiore all’interno affiora la traccia di un dicromismo quasi subito abbandonato. Il raffronto mi fece quindi supporre che una qualche maestranza del Veronese fosse giunta a Spoleto ed avesse composto Sant’Eufemia. Ma quando? Il San Lorenzo si ascrive al 1110 circa e sembrerebbe che dovesse aver preceduto nel tempo Sant’Eufemia soprattutto perché la sua struttura è propria al clima padano, laddove quella della chiesa spoletina va considerata di importazione. D’altra parte né notizie storiche né i particolari scultorei ci aiutano per giungere ad una sicura cronologia […]. Ad onta dei particolari arcaistici di Santa Eufemia, il gusto verticaleggiante del complesso sottolineato nelle tre absidi e nell’interno ci suggerisce il sec. XII e non un tempo anteriore. Perciò questo dato di fatto fa concludere per una derivazione del monumento spoletino dal San Lorenzo di Verona»[9]

Questa perentoria affermazione venne immediatamente recepita negli studi successivi[10] ed è ribadita dalla quasi totalità della critica[11], come testimonia una sintomatica incursione di Renzo Pardi:

«L’influenza di Cluny II che, mediante Ferentillo, troviamo operante in Umbria nell’XI secolo, tornerà a palesarsi, a notevole distanza di tempo, nell’alzato della chiesa di S. Eufemia (già S. Giovanni) di Spoleto, sulla quale tutti sono d’accordo per una derivazione al tempio di S. Lorenzo a Verona»[12]

La chiesa di San Lorenzo a Verona presenta una pianta longitudinale a tre navate absidate ed è dotata di due cappelle laterali con absidi orientate. Il corpo principale è scandito da sostegni a ritmo alternato: pilastri compositi di forma quadrata con lesene e semicolonne addossate, e colonne monolitiche. Ampie tribune, con grandi arcate, corrono sopra le navate laterali dalla controfacciata fino a comprendere i bracci del transetto e i collaterali della basilica; l’accesso ai piani superiori è consentito da due possenti torri scalari addossate alla facciata, che ne enfatizzano il prospetto. All’interno sono presenti capitelli di diversa fattura: corinzi con foglie d’acanto spinoso nella crociera e nel presbiterio, con aquile nelle cappelle laterali e a foglie lisce nelle navate e nelle gallerie. La differente forma delle imposte manifestava visivamente la differente funzione liturgica dei luoghi in cui erano posizionati: i più raffinati, per l’appunto, erano posti nell’area sacra del presbiterio.

 

  1. Su quest’area cfr. E. Guidoni, La cattedrale di Spoleto nello spazio e nel panorama urbano medievale, in G. Benazzi, G. Carbonara (a cura di), La cattedrale di Spoleto. Storia, arte, conservazione, Milano 2002, pp. 17-23.
  2. M. Rotili, Forme di cristianizzazione dei Longobardi, in Umbria cristiana. Dalla diffusione del culto al culto dei santi (sec. IV-X), atti del convegno (Spoleto 2000), I, Spoleto 2001, p. 244.
  3. C. Bandini, Spoleto, Bergamo 1924, pp. 48-49.
  4. C. Bozzoni, G. Carbonara, Il Duomo romanico, in G. Benazzi, G. Carbonara (a cura di), La cattedrale di Spoleto , pp. 92-93.
  5. S. Nessi, La cattedrale nella storia diocesana e civile di Spoleto, in ivi, p. 67.
  6. Per qualche notizia su Sant’Eufemia a Spoleto, cfr. M. Salmi, Sant’Eufemia di Spoleto, in “Spoletium”, I, 1954, 2, pp. 3-11; J. Sydow, Sul problema di Sant’Eufemia, in “Spoletium”, IV, 1957, 1, pp. 9-11. Più recentemente, M.T. Gigliozzi, Architettura romanica in Umbria. Edifici di culto tra la fine del X e gli inizi del XIII secolo, Roma 2000, pp. 114-115; B. Sperandio, Chiese romaniche in Umbria, Perugia 2001, pp. 113-114.
  7. Gli elementi di recupero nei sostegni di Sant’Eufemia hanno fatto propendere per una datazione piuttosto precoce della struttura. Cfr. B. Toscano, Il centro urbano altomedievale e medievale, in Il ducato di Spoleto, atti del convegno (Spoleto 1982), I, Spoleto 1983, p. 535.
  8. B. Toscano, L’antico altare del Duomo di Spoleto, in G. Bordi, I. Carlettini, M.L. Fobelli, M.R. Menna, P. Pogliani (a cura di), L’officina dello sguardo. Scritti in onore di Maria Andaloro, I, I luoghi dell’arte, Roma 2014, p. 509.
  9. M. Salmi, Sant’Eufemia di Spoleto, pp. 6-7, 10.
  10. G. Martelli, L’abbaziale di S. Felice di Giano e un gruppo di chiese romaniche intorno a Spoleto, in “Palladio”, VII, 1957, 1, p. 82; J. Raspi Serra, La diocesi di Spoleto, Spoleto 1961, p. 62.
  11. A titolo esemplificativo: M.T. Gigliozzi, Architettura romanica in Umbria, p. 115; B. Sperandio, Chiese romaniche in Umbria cit., p. 113; B. Toscano, La chiesa, i suoi anni, il suo ambiente, in S. Boesch Gajano, L. Pani Ermini, B. Toscano (a cura di), La basilica di San Gregorio Maggiore a Spoleto, Milano 2002, p. 59; F. Quinterio, F. Canali, Percorsi d’architettura in Umbria, Foligno 2010, p. 164.
  12. R. Pardi, Architettura religiosa medievale in Umbria, Spoleto 2000, p. 34.

In foto: Spoleto, Sant’Eufemia, esterno. Il prospetto di facciata.

 

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