Lucrezia Campagna1

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp.  339-343

L’analisi e lo studio dello sviluppo di Roma durante il periodo medievale sono diventati oggetto, negli ultimi anni, di un rinnovato interesse da parte sia degli archeologi, sia degli storici, il cui obiettivo comune è la comprensione delle trasformazioni che coinvolsero la città nei secoli successivi al collasso dell’Impero Romano. Dal punto di vista archeologico, infatti, l’esponenziale aumento dei dati provenienti dalle fasi medievali dei molteplici siti studiati e in corso di studio ha fortemente contribuito alla ricostruzione dell’aspetto e dell’uso della città nel corso del Medioevo2; allo stesso tempo, brillanti lavori di sintesi storica sono riusciti a mettere in relazione i numerosi dati archeologici con le fonti scritte, creando una visione d’insieme piuttosto chiara, sebbene non definitiva e in continuo aggiornamento3. Nell’ambito di questa nuova stagione di studi focalizzata su Roma medievale, riveste sicuramente particolare importanza l’analisi del materiale ceramico, dato che si tratta del ritrovamento archeologico più comune; dunque, è quanto mai fondamentale essere in grado di utilizzare al massimo il suo potenziale informativo, come si cercherà di dimostrare in questo breve contributo.

Dal punto di vista delle possibilità offerte dallo studio dei reperti ceramici, è nota la loro importanza per la comprensione storica dei siti oggetto di analisi; lo strumento principale è rappresentato, senza dubbio, dai repertori tipologici, che permettono il riconoscimento e la periodizzazione dei numerosissimi frammenti che si rinvengono nelle stratigrafie. Nonostante l’indiscussa importanza di tale approccio, negli ultimi anni l’attenzione si è rivolta anche ad altre modalità di analisi, che permettono di ampliare lo spettro di informazioni che il reperto ceramico può restituire: in particolare, partendo dagli studi di Clive Orton4, la questione su come quantificare i reperti ceramici è stata portata avanti fino ad anni recentissimi5.  Il punto cruciale è sicuramente la possibilità di sfruttare al massimo il potenziale informativo del reperto ceramico: come dimostrato in un recente volume sulla ceramica proveniente dagli scavi dei Fori Imperiali6, un approccio più matematico e sistematico permette di confrontare in modo piuttosto semplice dati diversi, provenienti da differenti contesti, agevolando dunque il lavoro di sintesi storica. Infatti, individuando determinati parametri, come ad esempio gli indici di frammentazione della ceramica o le percentuali delle classi residuali, è possibile ragionare non solo sulla formazione dei depositi archeologici, ma anche sulle vicende topografiche stesse che coinvolsero determinate aree della città. Ad esempio, lo studio dei contesti ceramici provenienti dai recentissimi scavi all’interno dell’Anfiteatro Flavio ha permesso di definire cronologicamente specifici momenti di vita all’interno del monumento antico7; in particolare, l’analisi comparata dei vari contesti ceramici ha permesso di differenziare le varie attività, chiaramente supportate dal dato stratigrafico. In ultima sede, l’analisi delle fonti scritte relative all’uso del Colosseo in epoca medievale ha completato lo studio dei vari contesti, confluendo in una raffinata ricostruzione storica riguardante il riutilizzo degli ambienti dell’anfiteatro. Dunque, è auspicabile indirizzare lo studio ceramico verso tale tipo di sintesi storico-archeologica, cercando di confrontare e mettere a sistema il maggior numero possibile di dati provenienti da contesti coevi. Infatti, le potenzialità di un lavoro di questo tipo sono, al momento, inesplorate, almeno per quello che riguarda le produzioni medievali di Roma, mentre è evidente la necessità di integrare dato storico e dato archeologico – come ad esempio è ampiamente dimostrato e sostenuto da Chris Wickham8. In questo senso, la ceramica assume un valore storico senza precedenti, in quanto oggetto della quotidianità e spia della società che la produce: il rapporto tra le varie classi ceramiche nel corso dei secoli centrali del Medioevo può verosimilmente contribuire a restituire informazioni rispetto alla densità abitativa di determinate aree rispetto ad altre; inoltre, come già dimostrato in particolari contesti, l’associazione di determinate classi fini con altri tipi di materiali, come ad esempio il vetro, può indicare la presenza di contesti sociali di livello medio-alto9. Infine, è da sottolineare l’importanza della ceramica come indicatore produttivo ed economico10: le varie trasformazioni tecniche e qualitative brevemente analizzate possono infatti essere associate a similari cambiamenti dei vasai, come ad esempio spostamenti di maestranze piuttosto che introduzione di novità mutuate da zone più o meno limitrofe, facendo assumere a questi artigiani il ruolo di personaggi attivi nel sistema economico della società romana medievale. Quest’ultima, d’altronde, appare estremamente dinamica e vitale, contrastando totalmente le ormai antiquate visioni più pessimistiche, più focalizzate sugli elementi negativi e di contrasto con la più fiorente età imperiale.

1. Il presente lavoro è da considerare in relazione con la tesi di dottorato dell’autrice (University of Birmingham, in corso di elaborazione), il cui tema principale sono  le produzioni ceramiche e l’economia di Roma tra VIII e XIV secolo.
2. A livello generale cfr. R. Meneghini, R. Santangeli Valenzani, Roma nell’Altomedioevo. Topografia e urbanistica della città dal V al X secolo, Roma 2004. Per quanto riguarda un esempio di scavi archeologici di contesti medievali cfr. R. Meneghini, R. Santangeli Valenzani (a cura di), Roma. Lo scavo dei Fori Imperiali 1995-2000. I contesti ceramici, Roma 2006, e R. Meneghini (a cura di), I Fori dopo i Fori – La vita quotidiana nell’area dei Fori Imperiali dopo l’Antichità, Roma 2017.
3. In part., per le più recenti sintesi su Roma nel medioevo, cfr. J. C. Maire Vigueur, L’altra Roma – Una storia dei romani all’epoca dei comuni (XII-XV secolo), Torino 2011, e C. Wickham, Medieval Rome: stability and crisis of a city, 900-1050, Oxford 2014.
4. C. Orton, P. Tyers, A. Vince, Pottery in Archaeology, Cambridge 1993, pp. 203 -218.
5. M. Ceci, R. Santangeli Valenzani, La ceramica nello scavo archeologico. Analisi, quantificazione e interpretazione, Roma 2016.
6. M. Ceci (a cura di), I contesti ceramici dei Fori Imperiali, Oxford 2013, pp. 1-11.
7. Una prima analisi dei recenti scavi archeologici nell’Anfiteatro Flavio è stata pubblicata in R. Rea, S. Romano, R. Santangeli Valenzani (a cura di), Colosseo. Un’icona. Catalogo della mostra (8 Marzo 2017-7 Gennaio 2018), Milano 2017, pp. 68-77; un secondo volume riguardante in modo specifico gli ultimi scavi (2012-2017) ed i materiali archeologici è in corso di stampa presso la medesima casa editrice (uscita prevista per Aprile/Maggio 2018).
8. C. Wickham, Medieval Rome, pp. 111-181.
9. Si rimanda al caso studiato per le domus solarate scavate nel Foro di Nerva: R. Santangeli Valezani, Strade, case e orti nell’alto Medioevo nell’area del foro di Nerva, in MEFRM 111, 1999 pp. 163-169 e R. Santangeli Valenzani, Abitare a Roma nell’alto medioevo, in L. Paroli, L. Vendittelli (a cura di), Roma dall’antichità al medioevo II. Contesti tardoantichi e altomedievali, Roma 2004, pp. 41-61; per i materiali ceramici cfr. I. De Luca, Ritrovamenti dei secoli IX-X dai Fori di Cesare e di Nerva, in R. Meneghini, R Santangeli Valenzani (a cura di) Lo scavo dei Fori Imperiali 1995-2000. I contesti ceramici, Roma 2006, pp. 93-108.Il presente lavoro è da considerare in relazione con la tesi di dottorato dell’autrice (University of Birmingham, in corso di elaborazione), il cui tema principale sono  le produzioni ceramiche e l’economia di Roma tra VIII e XIV secolo.
10. In part., il tema della ceramica come indicatore di produzione è stato affrontato in G. Rascaglia, J. Russo, La ceramica medievale di Roma: organizzazione produttiva e mercati (VIII-XV secolo) in A. Molinari, R. Santangeli Valenzani, L. Spera (a cura di), L’Archeologia della produzione a Roma (secoli V-XV), Atti del Convegno, (Roma, 27-29 marzo 2014), Bari 2015, pp. 189-218.

In foto: alcune forme in maiolica arcaica. Boccale con becco a pellicano (n. 1, h cm 15,9; diam. orlo cm 11,5), ciotola carenata (n. 2, h cm 5; diam. orlo cm 12), catino con ritratto femminile (n. 3, h cm 6; diam. orlo cm 30) e catino con stemma araldico (n. 4, h cm 8,2; diam. orlo cm 14,4); datate tra metà XIV secolo (n. 1) e fine XIV-inizi XV secolo (n. 3). Da R. Meneghini, I Fori dopo I Fori cit., pp. 100-104.

 

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