Andrea Pala, Valeria Carta

titolo originale: Appunti per lo studio delle sculture architettoniche nelle chiese romaniche della Sardegna Basso Medievale (secc. XII-XIII)1in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 433-441

 

Nella Sardegna del XII-XIII secolo si registra un’intensa attività edificatoria, il cui studio è confluito in importanti lavori di carattere generale che hanno restituito un esaustivo quadro della situazione isolana2, seguiti da diversi contributi sui singoli monumenti3. Alle più di centocinquanta chiese romaniche che conservano strutture originali ancora leggibili4 è possibile associare poche «opere di scultura autonomamente configurate, cioè capaci di instaurare con lo spazio un rapporto che le vincoli dalla stretta dipendenza dalla struttura architettonica», un tempo contenute all’interno degli edifici nella funzione di arredi liturgici (pulpiti, acquasantiere, transenne, ecc.)5. La maggior parte di queste, che verosimilmente dovevano esistere come elementi necessari al culto nello spazio sacro, sono scomparse. Aldilà dei frammenti musealizzati o fuori contesto6, dei pezzi erratici che suggeriscono la presenza di maestranze altamente qualificate in terra sarda già dal XII secolo7, la sola opera scultorea di rilievo presente nell’isola è forse il pulpito di Guglielmo, giunto a Cagliari come «venerabile reliquia»8 nel 1312 ma realizzato per la cattedrale di Santa Maria a Pisa tra il 1158 e 11629. Alcuni arredi scolpiti nel XIII secolo sono documentati solo nelle fonti epigrafiche10. Si constata così che un gran numero di sculture romaniche di arredo liturgico in pietra, bronzo o legno non sono giunte a noi, oppure si trovano allo stato di frammento. Nonostante questa incolmabile lacuna, la scultura della Sardegna medievale offre ancora molto spazio di ricerca, in particolare per le opere inquadrabili nel periodo compreso tra XI e XIII secolo che coincide con lo sviluppo nell’isola dei quattro regni giudicali di Cagliari, Arborea, Torres e Gallura11. Molto più consistente è, infatti, la quantità di scultura di apparato architettonico delle chiese medievali, posta come decorazione sia all’interno che all’esterno degli edifici12. Un primo repertorio delle decorazioni plastiche sugli oculi, rosoni e monofore è stato restituito da Roberto Coroneo e da Anna Pistuddi, con una particolare attenzione ai peducci che si spiegano lungo i terminali dei muri esterni della chiesa di Santa Maria di Uta13. Molti altri elementi di scultura architettonica dello scenario isolano meritano di essere studiati, classificati e catalogati. Posti in un’unica silloge potrebbero essere utile strumento per la ricerca sulla plastica medievale nell’occidente Mediterraneo, ma anche degli importanti indicatori per lo studio delle stesse strutture architettoniche, in particolare quando le fonti scritte sono assenti o lacunose. In questo contributo è possibile riportare soltanto pochi esempi che risultano il prosieguo di un percorso di ricerca ancora lungo, auspicabilmente proficuo. Sono senz’altro di interesse alcune decorazioni riconducibili alla fase romanica dell’ex cattedrale della diocesi Suellensis o Barbarensis, soppressa nel 1418 poi incorporata nell’archidiocesi di Cagliari14. La chiesa è oggi parrocchiale di San Pietro apostolo nel paese di Suelli, compreso nella provincia del capoluogo sardo e (insieme all’omonimo santuario) fa parte del complesso monumentale di San Giorgio, tradizionalmente riconosciuto come primo vescovo di questa diocesi15. Il titolo della cattedrale di sanctu Petru de Suelli è menzionato per la prima volta nel 1121-1129, quanto il vescovo Pietro Pintori con l’avvallo del giudice cagliaritano Mariano-Torcotorio II de Lacon Gunale, rende pubbliche le donazioni effettuate da privati per la chiesa16. Le originali strutture architettoniche del San Pietro sono state compromesse dal rinnovamento della fabbrica nei modi costruttivi gotico-catalani con volta stellare nella capilla mayor17 e dal rifacimento del suo prospetto frontale nel 186918. Questi interventi che si sono succeduti nel tempo recano sicuramente difficoltà di lettura della fase medievale. Oggi è possibile rilevare solo poche tracce dell’ornamentazione originale che si vedono ancora nella facciata, dove si nota una mensola d’imposta decorata con caulicoli, foglia d’acqua e rosetta centrale nonché la ghiera di una porzione di arco a tutto sesto scolpita col motivo a foglie d’acqua. Questi frammenti (ancora incassati nel paramento) suggeriscono l’esistenza di un portale minore preesistente alla facciata più tarda, forse esito di un «pentimento» per un progetto più ambizioso di quello concretizzato in epoca medievale19. Oltre alla possibilità di lettura di due arcate cieche presumibilmente originali, alla base della lesena è possibile riconoscere un concio di reimpiego, in posizione rovesciata, con lavorazione non finita. Anche nel prospetto meridionale possiamo avere testimonianza dell’antica chiesa sia nei conci calcarei di media pezzatura messi in opera con particolare cura, sia nella monofora archiacuta. Al di là di alcune porzioni di archetto inglobate nella muratura, in questo lato alto dell’edificio si riconosce una porzione di cornice decorata.

1. Lo scritto iniziale è di Andrea Pala, mentre a Valeria Carta si deve la redazione del paragrafo sulle Sculture antropomorfe nelle chiese sarde del XIII secolo.
2. Scano, Storia dell’arte in Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari 1907; R. Delogu, L’architettura del Medioevo in Sardegna, Roma 1953; R. Serra, La Sardegna, Milano 1989; R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Nuoro 1993; R. Coroneo, R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, Milano 2004.

3. Cfr. Coroneo, Sant’Antioco di Bisarcio (Ozieri): cattedrale ed episcopio, in A.C. Quintavalle (a cura di), Medioevo: la chiesa e il palazzo, atti del convegno (Parma 2005), Napoli 2007, pp. 289-402; N. Usai, San Pietro di Sorres en Borutta (Sassari). Aspectos y problemas de una catedral románica en Cerdena, in “Románico”, 23, 2016, pp. 40-47; A. Pala, Architecture et sculture dans la Sardaigne des XI-XII siècles, interactions entre l’Île et la terre ferme dans la cadre de l’art roman dans la Méditerranée occidentale, in “Les Cahiers de Saint-Michel de Cuxa”, XLVIII, 2017, pp. 163-178.
4. A. Pala (a cura di), Guida delle chiese romaniche della Sardegna, p. 7.
5. Coroneo, A. Pistuddi, Per il catalogo della scultura architettonica romanica in Sardegna: i peducci di Santa Maria di Uta (CA), “Studi Sardi”, XXXII, 1999, pp. 271-272.
6. A. Pala, Arredo liturgico medievale. La documentazione scritta e materiale in Sardegna fra IV e XIV secolo, Cagliari 2011, pp. 49-56, con bibliografia.
7. A. Pala, Architecture et sculture , pp. 177-178.
8. R. Coroneo, Pergamo di Guglielmo, in A. Peroni (a cura di), Il duomo di Pisa, Modena 1995, p. 599.
9. G. Tigler, La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa, I, in “Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte”, XIV, 41, 2008, pp. 30-55; G. Tigler, La conformazione originaria del pulpito di Guglielmo nel duomo di Pisa, II, in “Commentari d’arte. Rivista di critica e storia dell’arte”, XV, 42-43, 2008, pp. 5-37.
10. R. Serra, Pittura e scultura dall’età romanica alla metà del ‘500, Nuoro 1990, p. 30; R. Coroneo, Serra, Sardegna preromanica e romanica, Milano 2004, p. 287.
11. Cfr. O. Schena, La Sardegna nel Mediterraneo bizantino (secoli VIII-XI): aspetti e problemi storici, in R. Martorelli (a cura di), Settecento-Millecento. Storia, Archeologia e arte nei “Secoli Bui” del Mediterraneo. Dalle fonti scritte, archeologiche ed artistiche alla ricostruzione della vicenda storica: la Sardegna laboratorio di esperienze culturali, Cagliari 2013, pp. 48-54.
12. A. Pala, Arredo liturgico , pp. 36-37.
13. R. Coroneo, A. Pistuddi, Per il catalogo della scultura , pp. 293-337.
14. Cfr. C. Zedda, Riorganizzazione diocesana e instabilità politica. La comparsa della diocesi di Barbaria durante la prima età giudicale, in “Studi Ogliastrini”, 12, 2015, pp. 67-74.
15. B.R. Motzo, La vita e l’ufficio di San Giorgio vescovo di Suelli, in “Archivio Storico Sardo”, XV, 1924, pp. 3-26; V.M. Cannas, San Giorgio di Suelli. Primo vescovo della Barbagia orientale, Sec. X-XI, I, Cagliari 1976; A. Piseddu, San Giorgio di Suelli vescovo dell’Ogliastra nei più antichi documenti, Dorgali 1983; C. Zedda, R. Pinna, San Giorgio, l’evangelizzazione dell’Ogliastra e la nascita dei giudicati, “Biblioteca Francescana Sarda”, XII, 2008, pp. 161-182.
16. A. Solmi, Le carte volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari, testi campidanesi dei secoli XI-XIII, Firenze 1905, doc. IV, p. 285.
17. C. Maltese, R. Serra, Arte in Sardegna. Episodi di una civiltà anticlassica, Milano 1969, p. 207.
18. V.M. Cannas, S. Murgia, Cattedrale di San Giorgio di Suelli. Arte e Storia, IV, Cagliari 2000, p. 21.
19. R. Serra, La Sardegna cit., p. 355.

In foto: Siddi, San Michele Arcangelo, architrave scolpito (XIII secolo).

 

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