👉 Antonio Tagliente

titolo originale: Servi o milites? L’antitetica lettura del mondo longobardo meridionale nella Legatio di Liutprando da Cremona, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 161-167.

Nell’ambito della produzione mediolatina del X secolo, un posto importante è occupato dalla Legatio del vescovo di Cremona Liutprando1, opera densa e compatta che si mostra singolare tanto nel contenuto (solo in apparenza prossimo a un rapporto d’ambasciata) quanto per la sua tradizione manoscritta. Del testo, infatti, non si possiede alcun testimone medievale: originariamente contenuto soltanto in un codex pervetustus, conservato nella biblioteca della cattedrale di Trier, Cristopher Brower (1561-1617) ne trasse un apografo, giunto poi nelle mani del dotto Enrico Canisio, che lo pubblicò nell’anno 1600 ad Ingolstadt2.
La Legatio non è né «un pamphlet politique, destiné ici a montrer la noirceur des Grecs et spécialement de leur chef du moment», né «un outil de propagande, en direction ici des princes de l’Italie méridionale», come ha giustamente notato il Bougard3. L’opuscolo è, piuttosto, un prodotto letterario indirizzato ai vertici della corte sassone, volto in primo luogo a presentare, nel tipico stile dell’Autore e con una evidente attitudine polemica (sul modello dell’altra grande opera del vescovo di Cremona, l’Antapodosis), le ragioni del cocente insuccesso che contraddistinse la spedizione a Costantinopoli nel 968, richiesta personalmente ad Ottone I4, durante il fallito assedio di Bari, per cercare una soluzione diplomatica al conflitto, allora in atto, tra gli Imperi sassone e bizantino.
La parabola di redazione della Legatio è stata collocata dalla storiografia più recente in un intervallo ampio, precisamente tra l’inizio del 969 e il 9705. L’opera fornisce, tuttavia, una ricca serie di informazioni relative all’Oriente bizantino (trame politiche, tensioni dottrinali, dettagli culturali, indicazioni topografiche) che possono fungere da tratti distintivi per l’individuazione di un periodo di redazione più circoscritto, consentendo di avanzare, in questa sede, una proposta di cronologia contenuta, sulla base, dunque, di elementi interni all’opera, ma anche di naturali confronti con la produzione latina dei decenni centrali del X secolo.
Dopo l’augurio di prosperità rivolto alla famiglia imperiale, che costituisce la sezione incipitaria del testo, Liutprando dichiara di non essere riuscito prius ad inviare presso la corte sassone, che evidentemente attendeva ragguagli sull’andamento della missione costantinopolitana, «literas sive nuntium»6. L’ambasciatore avrebbe, insomma, riscontrato difficoltà nel recapitare messaggi che potessero informare sull’esito dei trattati quando era in area bizantina o deciso, qualora sia stata una scelta ponderata, di non anticipare la notizia del suo fallimento.
All’apparenza il testo, basato su impressioni e appunti maturati durante il viaggio, veicolò notizie inedite, presentando la lunga disavventura del vescovo di Cremona dall’arrivo a Costantinopoli fino all’ultima tappa della sua seconda “esperienza greca”, l’isola di Corfù (64)7, che nell’immaginario del vescovo avrà funto da degno, ultimo, tassello di un tormentato viaggio in una terra ostile, essendo il passaggio obbligato per giungere nei porti di Puglia, la zona contesa negli anni 968-969 dai due Imperi. Attraversato il mare Adriatico e sbarcato a Otranto o, più verosimilmente, a Bari all’inizio del 969 Liutprando non avrebbe trovato più ostacoli all’invio del suo resoconto.
La redazione di quest’opera dal forte accento apologetico fu ultimata quando l’ambasciatore di Ottone I era ancora lontano dalla corte imperiale8. Nel lungo e denso passo 62 (quart’ultima sezione dell’opera) l’Autore esalta la dignità apostolica della sede romana, ma conclude rapidamente il suo discorso, precisando ai destinatari della relazione, «de his satis me scripsisse sufficiat, donec…ex Grecorum ereptus manibus vos adeam; et tunc non taedeat dicere quod hic nunc piguit scribere»9.
Ulteriori passaggi dell’opuscolo rendono plausibile l’ipotesi di una stesura della Legatio anteriore all’estate del 969, poiché consentono proficui pendant con le informazioni provenienti dalle coeve fonti italiche. Le bolle papali redatte dalla cancelleria di Giovanni XIII mostrano come Liutprando, dopo essere rientrato in Italia, avesse rioccupato un’importante posizione nell’entourage imperiale. Il vescovo presenziò, in virtù del suo ruolo pastorale, alla sinodo romana svoltasi al cospetto di Ottone I e del principe di Benevento e Capua Pandolfo I Capodiferro, il 26 maggio del 96910. Questa circostanza è la prima, dopo l’arrivo in Puglia, in cui sia accertabile la presenza dell’ambasciatore presso la corte sassone: Liutprando è nuovamente parte attiva nelle dinamiche di potere della famiglia imperiale, tanto da lasciar supporre che, a quest’altezza cronologica, l’ambasciatore avesse già consegnato il resoconto e, forsanche, chiarito le ragioni del suo operato in terra bizantina, risultate a quanto pare convincenti.

  1. In merito all’autore e alla sua epoca cfr. J. N. Sutherland, Liudprand of Cremona, bishop, diplomat, historian. Studies of the Man and his Age, Spoleto 1988; G. Gandino, Il vocabolario politico e sociale di Liutprando da Cremona, Roma 1995; Liudprand de Crèmone, Œvres, présentation, traduction et commentaire par F. Bougard, Paris 2015, con le relative bibliografie.
  2. Sulle vicende del testo è fondamentale Liudprandi Cremonensis Opera omnia (Antapodosis, Homelia paschalis, Historia Ottonis, Relatio de legatione Constantinopolitana), P. Chiesa (a cura di), Turnhout 1998, pp. LXXXVII-XC, l’edizione delle opere cui si farà riferimento, nel corso del contributo, per i passi citati.
  3. Liudprand, Ĺ’vres cit., p. 44.
  4. Liudprandi Cremonensis Opera cit., 7, p. 190.
  5. Liudprand, Ĺ’vres cit., pp. 42, 542.
  6. Liudprandi Cremonensis Opera cit., 1, p. 187.
  7. Ivi, 64, p. 217.
  8. G. Gandino, Il vocabolario cit., p. 241, ha posto l’attenzione sul passo 22, che paleserebbe la «totale estraneità al luogo in cui era ospite».
  9. Liudprandi Cremonensis Opera cit., 62, p. 216.
  10. J. F. Böhmer, Regesta Imperii, II, Sächsische Zeit, 5, Papstregesten 911-1024, bearb. von H. Zimmermann, Wien-Köln-Weimar 1998, 459, pp. 141-142.

In foto: Tremisse di Liutprando.

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