Ilaria Ottria

titolo originale: Esegesi etimologica e interpretazione allegorico-morale nelle Mythologiae di Fulgenzio: la Fabula Scyllae (Fulg. Myth. II 9), in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 161-167.

Cenni introduttivi

La caduta dell’impero romano d’Occidente nel 476 d.C., provocata dalla rivolta militare guidata da Odoacre, sancisce l’inizio di una nuova epoca, causando la rottura di quell’unità politica e culturale che aveva trovato il suo punto di riferimento nella città di Roma. Tale dissoluzione determina una suddivisione dell’impero in diverse regioni (Italia, Africa, Spagna), ed è pertanto all’origine di quella molteplicità di identità locali che sarà uno dei tratti distintivi del Medioevo.
Nonostante questo profondo cambiamento dell’assetto territoriale, politico e sociale, il Tardoantico non può assolutamente essere definito un periodo secondario dal punto di vista culturale; da una parte, tra la fine del IV e l’inizio del V secolo operano gli ultimi grandi rappresentanti della letteratura pagana (i poeti Claudiano e Rutilio Namaziano), dall’altra, è estremamente intensa in ambito scolastico l’attività dei grammatici, che rivestono un ruolo essenziale di mediazione fra la cultura classica e quella medievale. Al mondo della scuola è legata la produzione (databile alla prima metà del V secolo) dei due eruditi Macrobio e Marziano Capella, entrambi originari dell’Africa romana, e dalla stessa regione provengono anche Fulgenzio e Prisciano, che scrivono fra V e VI secolo e proseguono, consolidandola, l’illustre tradizione degli studi grammaticali latini1.
Se l’attività di Prisciano di Cesarea è considerata fondamentale nella storia della grammatica, grazie alla piena conoscenza del suo trattato in diciotto libri intitolato Institutiones grammaticae e di alcune opere minori, la figura e la produzione di Fabio Planciade Fulgenzio restano, in buona parte, un universo ancora da esplorare. Identificato talvolta con il vescovo Fulgenzio di Ruspe, difensore della religione cristiana nell’Africa occupata dai Vandali2, egli è l’autore di testi destinati a esercitare una notevole influenza sull’atteggiamento medievale nei confronti dei poeti e prosatori classici. Mi riferisco ai Mythologiarum libri tres e all’Expositio virgilianae continentiae secundum philosophos moralis3, due opere nelle quali l’esposizione in prosa si alterna con qualche brano poetico; questa modalità “prosimetrica”, propria dell’antica satira menippea, era già stata adottata da Marziano Capella4.
Ai fini del presente discorso è necessario concentrare l’attenzione sui Mythologiarum libri tres, una raccolta di cinquanta fabulae interpretate in chiave allegorica allo scopo di individuare significati cristiani; anche l’Expositio virgilianae continentiae contiene una lettura allegorica del poema virgiliano, ma sono soprattutto le Mythologiae a costituire un interessante esempio di recupero della tradizione classica. Oltre a riprendere un numero elevato di miti pagani, infatti, Fulgenzio attinge ampiamente alla produzione degli autori antichi e ne trae gli exempla utili a corredare la sua esposizione5. Malgrado la materia rielaborata nelle Mythologiae sia estremamente varia e complessa, è possibile riconoscere alcuni meccanismi ricorrenti, che fungono da linee direttrici dell’analisi fulgenziana; questi meccanismi corrispondono, sostanzialmente, alla derivazione etimologica, all’interpretazione allegorico-morale e all’uso frequente di citazioni letterarie. Tali procedimenti esegetici vengono messi in atto nello stesso tempo e si richiamano a vicenda, dando origine a una fitta rete di collegamenti interni a ciascuna fabula. I meccanismi interpretativi adottati dall’autore non determinano quindi una progressione ordinata e lineare; «al contrario, – scrive Martina Venuti – essi si fondono in un continuo intreccio nel quale, in una sorta di circolo ermeneutico prolungato, ogni elemento risulta funzionale all’altro»6.
Lo scopo del presente contributo è applicare tale chiave di lettura al mito di Scilla; tale fabula, benché sia di estensione minore rispetto ad altre, riproduce perfettamente il modo di procedere dell’autore e consente di identificare alcuni nuclei tematici essenziali, su cui si basa la riflessione morale sottesa all’intero testo.

1. Se nel I sec. d.C. era la Spagna la provincia d’origine delle figure di maggiore rilievo della letteratura latina (Seneca, Lucano, Quintiliano, Marziale), in età tardoantica è l’Africa a occupare un ruolo di primo piano, dopo aver già dato i natali a importanti personaggi del II-III secolo d.C.: Apuleio era di Madaura, nell’odierna Algeria, e Frontone di Cirta, l’attuale Costantina, probabilmente la stessa patria dell’apologeta Minucio Felice. Originario della stessa regione è anche Agostino, nato nel 354 d.C. nella città algerina di Tagaste. Si ricordi che sempre dall’Africa provengono alcuni degli esempi più antichi di atti di martiri e di passioni (gli Acta Martyrum Scillitanorum e la Passio SS. Perpetuae et Felicitatis); su quest’ultimo punto e sulla storiografia latina d’Africa del V secolo, cfr. G. Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica, Roma 1993, pp. 213-227.
2. Sul contesto storico-culturale, cfr. F. Bertini, Autori latini in Africa sotto la dominazione vandalica, Genova 1974. L’identificazione con Fulgenzio di Ruspe è oggi respinta, sebbene sia stata sostenuta da vari studiosi (cfr. e.g. P. Courcelle, Les Lettres Grecques en Occident de Macrobe à Cassiodore, Paris 1948, p. 206 n. 6; Id., Late Latin Writers and their Greek Sources, translated by H.E. Wedeck, Cambridge 1969, p. 220; D. Romano, Studi Draconziani, Palermo 1959, p. 47, n. 122; P. Langlois, Les œuvres de Fulgence le Mythographe et le problème des deux Fulgence, «Jahrbuch für Antike und Christentum» 7, 1964, pp. 94-105; A. Isola, Sul problema dei due Fulgenzi: un contributo della Vita Fulgentii, «Auctores Nostri» 1, 2004, pp. 103-117). Per una sintesi del dibattito critico, si vedano: G. Pennisi, Fulgenzio e la Expositio sermonum antiquorum, Firenze 1963, pp. 11-61; G. Hays, The Date and Identity of the Mythographer Fulgentius, «Journal of Medieval Latin», 13, 2003, pp. 163-252; M. Venuti, Il prologo delle Mythologiae di Fulgenzio. Analisi, traduzione, commento, Dottorato Università di Parma, 2009, pp. 84-92.
3. A suo nome è giunta anche l’Expositio sermonum antiquorum, trattatello di erudizione filologica in cui viene spiegato il significato di una sessantina di vocaboli rari. A Fabio Planciade Fulgenzio è comunemente attribuito anche il Liber absque litteris de aetatibus mundi et hominis, una storia del mondo a partire dalla creazione, malgrado i codici assegnino tale opera a un certo Fabio Claudio Gordiano Fulgenzio.
4. I brani poetici in questione corrispondono a tre brevi componimenti inframezzati alla prosa nelle prefazioni delle Mythologiae e dell’Expositio virgilianae continentiae; cfr. S. Mattiacci, ‘Divertissements’ poetici tardo-antichi: i versi di Fulgenzio Mitografo, «Paideia» 57, 2002, pp. 252-280. Sul prologo delle Mythologiae e sui suoi rapporti con la satira menippea, cfr. J.C. Relihan, Ancient Menippean Satire, Baltimore-London 1993; Id., Satyra in the Prologue of Fulgentius’ Mythologies, in C. Deroux (ed.), Studies in Latin literature and Roman history, IV, Bruxelles 1986, pp. 537-548; M. Venuti, Fulgenzio e Satira, in L. Cristante e T. Mazzoli (a cura di), Il calamo della memoria V. Riuso di testi e mestiere letterario nella tarda antichità, Trieste 2013, pp. 187-198.
5. Sulle fonti di Fulgenzio, cfr. B. Baldwin, Fulgentius and his Sources, «Traditio» 44, 1988, pp. 37-57. Tra gli autori classici a cui egli attinge, una posizione di rilievo è occupata da Omero, Petronio, Apuleio. Si vedano al riguardo: A. Bisanti, Le citazioni omeriche di Fulgenzio, in AA.VV., Studi di Filologia Classica in onore di Giusto Monaco, IV, Palermo 1991, pp. 1483-1490; V. Ciaffi, Fulgenzio e Petronio, Torino 1963; S. Mattiacci, Apuleio in Fulgenzio, «Studi Italiani di Filologia Classica» n.s. 1, 2003, pp. 229-256. Il grande debito di Fulgenzio nei confronti delle Metamorfosi ovidiane, sistematicamente richiamate nel prologo delle Mythologiae, è messo in luce da M. Venuti, Allusioni ovidiane nel prologo delle Mythologiae di Fulgenzio, in L. Cristante e S. Ravalico (a cura di), Il calamo della memoria IV. Riuso di testi e mestiere letterario nella tarda antichità, Trieste 2011, pp. 51-64.
6. Cfr. M. Venuti, La materia mitica nelle Mythologiae di Fulgenzio. La Fabula Bellerofontis (Fulg. myth. 59.2), in M. Gioseffi (a cura di), Uso, riuso e abuso dei testi classici, Milano 2010, p. 72. L’analisi condotta in questo contributo riguarda la Fabula Bellerofontis, la prima del terzo libro, ma il modo di procedere descritto corrisponde a uno schema fisso, pertanto comune all’intero testo (fatta eccezione per il prologo, che costituisce una sezione autonoma), sebbene i meccanismi citati non siano sempre compresenti in ciascuna fabula.

In foto: “Fulgenzio” (dettaglio), Le Mans, BM, m. 214, f. 13.

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