Maria Stella Graziano, Camilla Rosati

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 344-351.

Introduzione

L’insula IX della regio IV di Ostia è, ormai da quasi un decennio, oggetto di indagine da parte del Progetto Ostia Marina1 (Fig. 1). Trattandosi di un’area parzialmente scavata nel secolo scorso, ma fortunatamente sfuggita ai grandi sterri dell’E422, offre un campione stratigrafico di notevole interesse per l’archeologia urbana ostiense. Nel corso dei primi decenni del II secolo d.C. il quartiere si trasformò da area polifunzionale a quartiere termale, rimanendo attivo fino ad almeno il V secolo d.C. In epoca adrianea furono costruiti una serie di edifici a carattere termale e caseggiati; alcuni di essi, prima delle indagini del Progetto Ostia Marina erano sconosciuti o solo parzialmente indagati: è il caso, per esempio, delle Terme del Sileno, una struttura che si sviluppava in un’area stimabile intorno ai 2.000mq3. Nel corso della seconda metà del IV secolo d.C. 4 l’edificio subì significative ristrutturazioni: la vasca dell’ambiente 7, pertinente al frigidarium, fu colmata e trasformata in un ambiente di rappresentanza dotato di un pregiato pavimento sectile in marmi policromi5. Nell’area orientale dell’isolato è situata la Caupona del dio Pan6, costruita attorno alla metà del III secolo d.C. e attiva durante tutto il secolo successivo, quando divenne sede di una setta mitraica7. Confinante con questo edificio, verso meridione, è il Caseggiato delle due scale, situato a ridosso dell’antica via costiera. La struttura fu edificata in epoca adrianea e nel corso della sua lunga vita subì una serie di radicali rimaneggiamenti8. Tra la fine del IV secolo d.C. e gli inizi del secolo successivo, furono effettuate ristrutturazioni che compresero il rifacimento del pavimento dell’ambiente 99 e il restauro del tetto del vano scoperto nr. 10; ancora alla fine del IV secolo d.C., nell’area sud-orientale dell’edificio, venne costruito un piccolo impianto termale, denominato Terme dello Scheletro10. La continuità d’uso della struttura si protrasse fino ad almeno la prima metà del V secolo d.C., quando gli ambienti 1, 2 e 4 furono destinati ad attività artigianali11 (Fig. 1).

 

I contesti

I materiali di seguito esaminati provengono dagli ambienti 1, 2, 4 e 10 del Caseggiato delle due scale (Fig. 1). Le stratigrafie selezionate sono risultate particolarmente interessanti per lo studio delle fasi tardoantiche del quartiere ed offrono una serie di punti di riflessione riguardo i modi e i tempi di occupazione di questo suburbio marittimo. Sono stati presi in considerazione due differenti periodi: le fasi di occupazione di V secolo d.C. degli ambienti citati e una serie di strati rimescolati da sistematiche spoliazioni di epoca moderna documentate negli stessi vani12. I livelli più antichi sono contraddistinti da una fase di frequentazione della struttura costituita da rialzamenti progressivi dei piani per lo svolgimento di attività artigianali13. Questi rialzamenti, caratterizzati da sottili strati di argilla e limo con ceneri e carboni, sono stati indentificati negli ambienti 1, 2 e 4 e contenevano al loro interno un’elevata quantità di monete bronzee. La data di emissione del nucleo identificato si colloca, allo stato attuale dello studio, tra la metà del IV secolo e gli inizi del secolo successivo14. Allo stesso periodo è ascrivibile l’ultima fase di frequentazione dell’ambiente 10 dove, al di sotto del crollo del tetto, era presente un possente strato ricco di cenere e abbondante materiale ceramico. Negli ambienti 1, 2 e 4 del Caseggiato delle due scale sono state inoltre individuate attività di spoliazione della struttura, testimoniate dalla presenza di numerosi muretti a secco e relative colmate di terra; l’attività degli spoliatori, ricostruibile seguendo a ritroso la formazione dei muretti di contenimento, fu sistematica e seguì un percorso che si snodava all’interno dell’edificio.

 

I materiali

Lo studio dei materiali ha permesso di inquadrare l’ultima fase di frequentazione degli ambienti 1, 2, 4 e 10 del Caseggiato al pieno V secolo d.C. Per quanto riguarda il periodo delle spoliazioni i reperti rinvenuti sono tutti residuali; lo studio ha tuttavia evidenziato come questi siano in larga parte databili al pieno V secolo d.C. È pertanto plausibile ipotizzare che buona parte dei materiali trovati in questi strati giacesse, prima dello smantellamento della struttura, nello stesso ambiente o in aree subito limitrofe ad esso15. Nella presente analisi, il numero minimo degli esemplari è calcolato sulla base degli orli, ad esclusione delle lucerne dove sono conteggiate le parti significative16.

1. Le ricerche si concentrano in particolar modo nelle Insulae IX, X e XI di Ostia. Per un’introduzione alle attività del progetto nelle sue fasi iniziali v. M. David, A. Pellegrino, M. Turci, G.A. Orofino, Ostia (Roma), in “Ocnus”, 17, 2009, pp. 198-202; M. David, Il suburbio costiero ostiense attraverso la lente del Progetto Ostia Marina. L’insula IV, ix tra passato e futuro, in C. De Ruyt, T. Morard, F. van Haeperen (a cura di), Ostia antica. Nouvelles études et recherches sur les quartiers occidentaux de la cité (Roma, 2014), Roma 2018, pp. 31-44.
2. V. Scrinari, Gli scavi di Ostia e l’E42, in M. Calvesi, E. Guidoni, S. Lux (a cura di), Utopia e scenario del regime. 2. Urbanistica, architettura, arte e decorazione, Venezia 1987, pp. 179-188.
3. M. David et al., Ostia (Roma),, pp. 198-200; M. David, Un nuovo complesso edilizio pubblico a Ostia antica. Prime annotazioni sulle Terme del Sileno, in “Ocnus”, 21 (2013), pp. 229-236.
4. M. David, M. Carinci, M.S. Graziano, S. De Togni, A. Pellegrino, Nuovi dati e argomenti per Ostia tardoantica dal Progetto Ostia Marina, in Mélange de l’école française de Rome, 126/1, 2014, pp. 177-180.
5. M. David, A. Pellegrino, S. De Togni, M. Turci, Un nuovo sectile policromo dalle Terme del Sileno nel Quartiere fuori Porta Marina a Ostia, in C. Angelelli (a cura di), Atti del XVII Colloquio AISCOM (Cremona, 2012), Roma 2013, pp. 705-716.
6. M. David, S. De Togni, G.P. Milani, A. Pellegrino, J. Ferrandis Montesinos, M. Carinci, Nuovi mosaici pavimentali dalla caupona del dio Pan a Ostia Antica, in C. Angelelli, D. Massara, F. Sposito (a cura di), Atti del XXI AISCOM (Reggio Emilia, 2015), Roma 2016, pp. 359-368.
7. M. David, D. Abate, S. De Togni, M.S. Graziano, D. Lombardo, A. Melega, A. Pellegrino., Il pavimento del nuovo Mitreo dei marmi colorati a Ostia Antica, in C. Angelelli, D. Massara, F. Sposito (a cura di), Atti del XXI AISCOM (Reggio Emilia 2015), Roma 2016, pp. 369-377.
8. M. David, M. Carinci, S. De Togni, M.S. Graziano, D. Lombardo, G.P. Milani., Pavimenti tra Adriano e Teodosio a Ostia antica: note analitiche e modalità costruttive, in C. Angelelli, A. Paribeni (a cura di), Atti del XX Colloquio AISCOM (Roma 2015), Roma 2015, 603-612.
9. M. David, S. De Togni, M.S. Graziano, Sectilia Ostiensia. Nuove scoperte per la conoscenza delle botteghe dei marmorari a Ostia Antica, in C. Angelelli et al. (a cura di), Atti del XXII Colloquio AISCOM (Narni, 2017), Roma 2018, 351-359.
10. S. De Togni, M. Carinci, C. Pappalardo, Uso e riuso dei marmi nei pavimenti delle Terme dello Scheletro a Ostia, in C. Angelelli et al. (a cura di), Atti del XXII Colloquio AISCOM (Narni, 2017), Roma 2018, 361-370.
11. M. David et al., Nuovi dati e argomenti per Ostia , pp. 180-185.
12. Sono stati documentati interi cantieri di spoliazione, caratterizzati dall’uso di muretti a secco di contenimento realizzati contro terra con gli stessi materiali derivati dal crollo degli edifici. Questa tecnica è stata documentata anche in altri edifici del quartiere ed è databile all’epoca tardo-medievale e moderna. Cfr. M. David, A. Pellegrino, S. De Togni, J. Ferrandis Montesinos, M. Turci, Un nuovo mosaico pavimentale adrianeo dalle Terme del Sileno di Ostia. Anticipazioni in corso di scavo, in C. Angelelli, Atti del XIX AISCOM (Isernia, 2013), Roma 2014, 337-343, in part. p. 338 e nota 3.
13. Pochi elementi permettono di individuare quali fossero le attività svolte in questi ambienti. Probabilmente si trattava di officine a carattere metallurgico; sono state infatti rinvenute numerose colature di piombo a supporto di questa ipotesi.
14. Le monete attualmente leggibili coprono un arco cronologico che va da Costanzo II a Arcadio. Lo studio è ancora in corso.
15. A conferma di ciò, sono stati trovati molti attacchi tra i reperti dei due periodi.
16. Per la fase di V secolo d.C. si tratta di 3792 frammenti ceramici, così distribuiti: anfore: 49%; ceramiche comuni da mensa, dispensa e da fuoco: 32%; terra sigillata africana: 10%; ceramica da cucina africana 4,6%; ceramica comune africana: 0,9%; lucerne: 0,80%; altre classi residuali: 2,7%. Nelle stratigrafie delle spoliazioni sono attestati 955 frammenti di cui: anfore: 69%; ceramiche comuni da mensa, dispensa e da fuoco: 18%; terra sigillata africana: 7,8%; ceramica da cucina africana 4,7%; lucerne: 0,30%; altre classi residuali: 0,2%.

In foto: Ostia antica, regio IV, insula ix.  Planimetria generale.

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