Chiara Ribolla

titolo originale: La chiesa di San Pietro di Trobaso: indagine archeologica e contesto storico. Analisi preliminare, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 45-50.

La Chiesa, intesa come istituzione, ha rappresentato un forte legame tra il mondo classico e quello medievale; mediante l’organizzazione ecclesiastica dei territori le chiese si stabilirono nelle aree rurali introducendo non solo un culto, ma anche un elemento di stabilità e di aggregazione comunitaria in un periodo di cambiamenti socio-politici1. A tal proposito ricopre un ruolo rilevante l’elemento più piccolo della gerarchia ecclesiastica: la chiesa di villaggio, struttura che si interfacciava con la popolazione e che si occupava della diffusione e permeazione del cristianesimo negli ambiti rurali, lontani dai costanti stimoli diocesani che caratterizzavano le città2. Gli edifici religiosi, se studiati come documenti storici, possono fornirci una pluralità di informazioni: sulla società, sull’economia e sul contesto politico, diventando una spia preziosa di un’epoca3.
L’edificio in oggetto è San Pietro di Trobaso, una chiesa di villaggio collocata nel Verbano, dipendente dalla pieve di Intra4, sottoposta a sua volta al controllo della Diocesi di Novara. Lo scavo condotto nel 2002, che ha interessato la sola navata maggiore dell’edificio ecclesiastico5, ha messo in luce le fasi di costruzione ed espansione della chiesa. I dati raccolti sono stati il punto di partenza per lo studio dell’edificio e per lo svolgimento di un’analisi preliminare che lo raccordasse al contesto del Verbano.
Numerose le difficoltà riscontrate nello svolgimento della ricerca, a partire dall’impossibilità di visionare direttamente le stratigrafie, affidandosi alla sola documentazione grafica e fotografica prodotta, fino alla difficoltosa lettura delle murature in elevato a causa dei numerosi rimaneggiamenti e restauri invasivi effettuati.
Gli studi archeologici condotti nel Verbano, inoltre, mostrano lacune in termini di indagini; molti edifici non sono stati ancora interessati da scavi o dall’analisi degli elevati, il che rende arduo uno studio comparativo. Infine, la scarsità delle fonti storiche prodotte per la Vallintrasca, per l’abitato di Trobaso e per la chiesa di San Pietro ha reso più complessa la restituzione di un quadro esauriente.
Allo scopo di ottenere una più completa lettura dell’edificio, San Pietro è stata posta in relazione con l’assetto idrogeologico del territorio, con il contesto storico ed ecclesiastico e confrontata con le chiese circostanti note.
Il villaggio di Trobaso sorse in una posizione strategica alla confluenza di due valli6 e all’incrocio degli assi stradali che, dagli abitati circostanti, confluivano al capo piviere posto a Intra, determinando per Trobaso e per la chiesa di San Pietro un ruolo di controllo del territorio retrostante e di collettore dei traffici tra Intra e le Valli7. L’ipotesi della sua rilevanza nella gestione dell’entroterra è poi confermata dalla menzione della degania8 di San Pietro9, rinvenuta all’interno degli Statuti di Gian Galeazzo Visconti dati a tutte le valli intrasche nel 1393.
Il punto di partenza per lo studio della chiesa è una pergamena del 1031, che costituisce la prima menzione fin’ora nota dell’edificio. In questa due fratelli proprietari terrieri abitanti di Trobaso, donano alla pieve di Intra un campo collocato nei pressi della chiesa di San Pietro.
Le indagini archeologiche svolte e i confronti delle tessiture murarie con quelle degli edifici chiesastici del territorio sembrano confermare la datazione alla prima metà dell’XI secolo per la prima fase costruttiva della chiesa.  I tratti murari individuati corrispondono ad una struttura absidata e ad un muro di catena realizzati con ciottoli di media grandezza legati da malta poco compatta. La prima chiesa era dunque di piccole dimensioni, a navata unica, orientata E/W, terminante in un’abside emiciclica. Si può solo ipotizzare che tra l’abside e l’aula ci fosse un elemento divisorio in corrispondenza del muro di catena o che il presbiterio fosse sopraelevato10.
Dalla rilettura dei dati di scavo sembra poi poter attribuire a questa prima fase le fosse di getto e di fusione del metallo per la realizzazione della campana. Queste si collocano all’interno dell’edificio di culto e sono testimonianza di un’attività di cantiere che doveva includere anche le maestranze di vetrai, carpentieri e lapicidi11, ma dei quali non sono rimaste tracce di cantiere. Analizzando il tipo di deposito archeologico risultante, la campana è stata realizzata con la tecnica detta Biringuccio 112.

1. A. Chavarria Arnau, Archeologia delle chiese. Dalle origini all’anno Mille, Roma 2009, p. 11; G.P. Brogiolo, Archeologia e società tra Tardo Antico e Altomedioevo, in G.P. Brogiolo, A. Chavarría Arnau (a cura di), Archeologia e società tra Tardo Antico e Altomedioevo, Mantova 2007, p. 10.
2. A. Chavarria Arnau, Archeologia delle chiese cit, 12.
3. G. P. Brogiolo Archeologia e società tra Tardo Antico e Altomedioevo, p. 10; A. Augenti, Archeologia dell’Italia medievale, Roma 2016, p. 193.
4. Il rapporto di sudditanza rispetto alla Pieve di Intra è confermato nella Bolla di Innocenzo II del 1132.
5. L’indagine si è resa necessaria per l’introduzione dell’impianto di riscaldamento al di sotto del pavimento.
6. Valle Intrasca e Valle Intragna: solcate dai torrenti S. Bernardino e S. Giovanni che giungono al Lago Maggiore. G. Andenna, Unità e divisione territoriale in una pieve di valle: Intra, Pallanza e Vallintrasca dall’XI al XIV secolo, in Novara e la sua Terra, Milano 1980, p. 307; S. Carnesecchi, G. Pizzigoni, La Valle Intrasca a misura d’uomo, Novara 1979, pp. 30-31.
7. P. Spinelli., A. Vincenti, Monumenti e ambienti del territorio storico di Verbania, Novara 1969, p. 118.
8. Il termine degania è di definizione incerta, si pensa che potesse indicare forme di coordinamento diverse dai comuni di villaggi o circoscrizioni per la gestione dei beni comuni. Per approfondimenti cfr. Della Misericordia, Divenire comunità: comuni rurali, poteri locali, identità sociali e territoriali in Valtellina e nella montagna lombarda nel tardo Medioevo, Milano 2006, e M. Della Misericordia, Lo spazio politico locale in età medievale, moderna e contemporanea, in R. Bordone, P. Guglielmotti, S. Lombardini, A. Torre (a cura di), Atti del convegno internazionale di studi, Alessandria 2007, pp. 99-111.
9. La degania di San Pietro si sviluppava a Nord di Intra, delimitata dai torrenti S. Giovanni e S. Bernardino. Le località che la componevano erano: Cambiasca, Miazzina, Comero, Ramello, Caprezzo, Intragna e Unchio [G. Andenna, Unità e divisione territoriale in una pieve di valle, p. 287].
10. L’allestimento liturgico degli spazi di culto cambia nel tempo e la stratigrafia può offrire uno strumento di lettura di queste trasformazioni [C. Tosco, Prospettive convergenti: archeologia e storia dell’architettura, in A. Chavarria Arnau, M. Jurkovic, (a cura di), Alla ricerca di un passato complesso, Zagreb-Motovun, 2016, pp. 169-174].
11. A. Chavarria Arnau, Archeologia delle chiese cit, p. 206; A. Augenti, Archeologia dell’Italia medievale cit, p. 245; E. Neri, De campanis fundendis: la produzione di campane nel Medioevo tra fonti scritte ed evidenze archeologiche, Milano 2006, p. 213.
12. La tecnica, descritta nel settimo libro del De la pirotecnia, è tradotta in italiano nel volume E. Neri, De campanis fundendis cit.

In foto: navata settentrionale, fine XI-inizi XII secolo

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.

Pin It on Pinterest