Marilena Panarelli

in “Palermo cuore del Mediterraneo”, Atti del Convegno, Palermo 1 Ottobre 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 43-49.

‹‹In quel tempo Re Guglielmo un palagio abbastanza alto e con molta arte costrutto, fece innalzare presso Palermo, che Lisa appellò, che di bei pometi e ameni giardini circondò, che per diversi acquidotti e peschiere rende dilettoso››[1]. Con tali parole il cronista Romualdo Salernitano intese celebrare la maestosità della Zisa e del suo giardino reale, fatta costruire da Guglielmo I al tramonto del XII secolo: già da queste brevi righe emerge la maestosità della Zisa; una grandezza che riguardava non solo il palazzo in quanto tale, ma anche ciò che lo circondava, e cioè il complesso di parchi e giardini che si estendeva per diversi ettari.
Scopo del presente lavoro è quello di tentare una breve e parziale ricostruzione del giardino della Zisa. Tuttavia, prima di procedere, occorre dichiarare l’umile prospettiva che questo studio si propone di scorgere: non può essere suo intento quello di riferirsi alla struttura del castello della Zisa, su cui pure le giuste competenze si sono espresse; l’intento dovrà essere invece quello di ricostruire, per quanto possibile, le strutture del giardino, le coltivazioni ivi praticate e gli annessi sistemi di irrigazione. Tuttavia, data la scarsità delle fonti e la difficoltà di ricostruire uno spazio oggi in parte urbanizzato, il presente studio non può che presentarsi come un primo debole tentativo di offrire solo alcune delle possibili coordinate attraverso cui una ricerca più approfondita dovrà dirigersi. Per offrire un quadro quanto più completo sarebbe infatti necessaria una accurata ricerca di fonti, accompagnata da un lavoro interdisciplinare, capace di far interagire più competenze, quali l’archeobotanica e la storia dell’agricoltura, del paesaggio e dell’architettura.
E ancora, prima di entrare nel vivo della questione è forse utile delineare l’importanza e il significato di uno studio di tal fatta. Nella salvaguardia dei beni culturali troppo spesso i giardini e in generale gli spazi coltivati hanno avuto una posizione di secondo piano, forse a causa del loro intrinseco stato di reversibilità, della loro architettura “non tracciata su pietra” o della loro labile struttura che vien meno quando scompare la loro coltivazione. Tuttavia, si è oggi finalmente giunti alla consapevolezza che il giardino custodisce un altissimo valore storico, poiché proprio in tale spazio una civiltà ha avuto primamente modo di progredire; a tal proposito possiamo riprendere le parole di M. Vatta che offrono importanti suggestioni al presente lavoro: ‹‹Il giardino rappresenta la natura nella città, in un incontro reso possibile dalla mediazione dell’architettura. Luogo simbolico, e non di rado mistico, esso non disdegna l’umiltà della piantumazione funzionale, e anzi, accanto alla leggiadria dei colori e delle piante ornamentali – colori, profumi, forme – si offre spontaneamente alla praticità dei frutti e delle verdure commestibili››[2].
L’obiettivo di restituire a un luogo il suo valore storico deve essere dunque perseguito dentro e fuori gli spazi fortificati e, nel particolare caso del giardino della Zisa, dietro la ricostruzione e, per così dire, il  “restauro” del suo giardino potrebbe nascondersi non solo un motivo decorativo o storico-artistico, ma anche un motivo più fortemente legato alla storia della tecnica e dell’agricoltura: un giardino dalla tal valenza storica potrebbe allora diventare la dimora di antiche varietà botaniche non più diffuse, il luogo di memoria delle tecniche che hanno permesso lo sviluppo economico della Conca d’oro; un luogo dunque la cui ricostruzione ha da essere ripensata nei dettagli per offrire la testimonianza di uno degli aspetti più importanti dell’incontro della cultura araba con quella normanna.
La Zisa, occorre ricordarlo, sorgeva nel Parco del Genoard, un parco imponente fuori le mura di Palermo, fatto realizzare in epoca normanna. Il parco, come è stato già sottolineato[3], è un elemento fondamentale della cultura normanna: è il luogo della caccia, del combattimento con la natura selvaggia, simbolo di una sfida alla pari con la natura. Dunque, proprio nel più imponente parco normanno sorge la Zisa, il cui nome di origine araba è tradotto più o meno unanimemente con l’appellativo “la splendida”. In essa l’elemento normanno – quello del parco, appunto – deve fondersi con l’elemento arabo per eccellenza, rappresentato dal giardino irrigato da rivoli e canali. Il concetto tipicamente normanno di parco viene così a tramutarsi, a declinarsi diversamente, dopo aver incontrato il giardino arabo sapientemente coltivato, dove la tecnica agricola ha raggiunto il suo culmine. Dal punto di vista della storia del paesaggio e dell’urbanistica è questo un momento che non può essere trascurato, in cui il paesaggio, forgiato per secoli dagli arabi, viene rinvigorito dall’elemento normanno che, quasi a metafora delle scelte politiche, non intende sopprimere l’assai fertile passato islamico, ma piuttosto lo ingloba e ne assimila i costumi. La concezione di un giardino minuziosamente progettato, vivacizzato da peschiere e rigagnoli, che tuttavia, man mano che si distanzia dal castello, si disperde in un parco adatto alla caccia, offre spazio sia a suggestioni simboliche sia a considerazioni meramente pratiche. Questa struttura che gradatamente passa dal coltivato al selvatico evoca una precisa concezione del potere: il luogo del potere è cioè un microcosmo autosufficiente, un luogo in cui la natura è sia addomesticata, piegata cioè alle necessità materiali dell’uomo, sia libera e selvaggia, luogo ideale per la caccia, in cui la forza dell’uomo si forgia in un duello alla pari con essa. È questo il punto di vista dunque dal quale si intende ricostruire il giardino della Zisa, quello cioè di un graduale passaggio dal coltivato al selvatico.

[1] Romualdus Guarna, Cronica (1121-1178), in Cronisti e scrittori sincroni napoletani, vol. I, Napoli 1845, p. 30b §10-15.
[2] M. Vitta, Il paesaggio. Una storia fra natura e architettura, Torino 2005.
[3] G. Caronia, La Zisa di Palermo, storia e restauro, Roma-Bari 1982, p. 24.

in foto: Veduta d’insieme della Zisa, Palermo.

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