Antonio Alfano

titolo originale: Archeologia del paesaggio nei territori delle diocesi normanne di Cefalù e Monreale. Due realtà a confronto, in “Palermo cuore del Mediterraneo”, Atti del Convegno, Palermo 1 Ottobre 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 89-98.

Introduzione

Si presenta in questa sede un’analisi sulla geografia del popolamento intercalare di due aree molto differenti dal punto di vista geografico e geologico, che hanno avuto dinamiche storiche diverse, sebbene all’interno del periodo del Regno Normanno di Sicilia. Entrambi i territori ricadono all’interno della provincia di Palermo, sulla costa tirrenica, a controllo di vie di attraversamento interregionali sulle quali si è distribuita una fitta rete di abitati, in molti casi divenuti abitati moderni e dove la ricerca archeologica sta portando alla luce testimonianze sempre più interessanti[1].
Cefalù con la sua Cattedrale ruggeriana e Monreale con quella guglielmina, aprono e chiudono l’esperienza del Regno di Sicilia, diventando poli attrattori e punti di organizzazione sociale di una Sicilia abitata da genti di diverse etnie e religioni ed in cui non sono mancate turbolenze politiche nonostante il lascito ereditario degli splendidi edifici religiosi e civili di cui oggi l’umanità può godere[2].
La presentazione dei dati sarà leggermente differente, poiché del territorio di Cefalù conosciamo soprattutto le fonti documentarie, mentre per quello di Monreale ampie porzioni di territorio sono state sottoposte a ricognizione intensiva e sistematica, mentre il dato delle fonti scritte è riferibile in massima parte al periodo del Regno di Guglielmo II.

La diocesi di Cefalù ed il suo territorio[3]

La prima attestazione documentaria di Cefalù come sede vescovile risale all’VIII secolo quando risulta suffraganea della metropolita Siracusa, capitale della Sicilia bizantina[4]. L’unico nome attestato di un vescovo è Niceta, che era stato presente a Costantinopoli durante la riunione per l’VIII concilio ecumenico nell’869[5]. Sempre nel IX secolo è attestato un anonimo topotereta di città in qualità di capo del contingente militare distaccato dell’armata centrale di Costantinopoli. L’importanza di questa figura è duplice e legata sia ai rapporti con l’impero che al ruolo centrale della Sicilia.
Topotereti di città sono attestati infatti solo in Tracia e nel thema di Sicilia, luoghi di importanza militare strategica che necessitavano di un tipo di difesa particolare. Il ruolo cruciale di Cefalù e del suo territorio sulla costa tirrenica a metà strada tra Palermo e Messina, suggerisce inoltre una specifica volontà di controllo[6]. La costituzione della diocesi è da ricercare negli eventi iniziali del secolo VIII quando, intorno al 732-733 d.C., avviene una riorganizzazione ecclesiastica dell’Italia del sud per volontà dell’imperatore Leone III Isaurico. Com’è noto il sovrano sottrae l’Italia del sud e l’Illirico all’autorità dei pontefici romani e pone le due regioni sotto l’influenza del patriarcato di Costantinopoli. Sia in Calabria che Sicilia l’imperatore è promotore di “un’attiva politica di fondazione episcopale” ed è molto probabile che la diocesi di Cefalù sia nata in quegli anni[7]. Questo, secondo il Prigent, rimanda ad un modello di vescovado fortificato ed a vocazione strategica noto anche in Tracia ed Asia Minore cui si aggiungerebbe la presenza dei topotereti[8]. Con l’inizio dell’invasione arabo-musulmana diversi cronisti ci presentano Cefalù quale centro fortificato strategicamente importante sia per il controllo della costa che per l’area delle Madonie.

[1] Per l’area madonita: R. M. Cucco, Topografia storica del comprensorio tra il fiume Imera settentrionale e il fiume Torto, Notiziario Archeologico della Soprintendenza di Palermo, 21/2017.; R. Graditi, S. Vassallo, Il “Borgo” di età medievale e moderna del castello di Roccella (Campofelice di Roccella), Notiziario Archeologico della Soprintendenza di Palermo, 25/2017; R. Graditi, S. Vassallo, Il Castello dei Ventimiglia di Geraci Siculo, Notiziario Archeologico della Soprintendenza di Palermo, 31/2018. Ringrazio in questa sede anche la dott.ssa Alessandra Canale, che sta affrontando uno studio su alcune porzioni del territorio e con la quale ho avuto modo di discutere alcune caratteristiche del popolamento rurale tra tardoantico e medioevo.
[2] A. Molinari, Paesaggi rurali e formazioni sociali nella Sicilia Islamica, Normanna e Sveva (secoli X-XIII), in Archeologia Medievale, XXXVII, 2010, pp. 229-245; Id., La Sicilia Tra XII e XIII Secolo: Conflitti “Interetnici” e “Frontiere” Interne, in La Transgiordania nei secoli XII-XIII e le “frontiere” del Mediterraneo medievale, G. Vannini, M. Nucciotti (a cura di), Oxford 2012, pp. 345-360.
[3] Il testo riprende in forma abbreviata quello già pubblicato nel 2016: A. Alfano, La diocesi di Cefalù tra alto e basso medioevo: dati storici ed archeologici a confronto, in Notiziario Archeologico della Soprintendenza di Palermo, 2/2016.
[4] R. M. Bonacasa Carra, Quattro note di Archeologia Cristiana in Sicilia, Palermo 1992, p. 66; F. Maurici, Sicilia Bizantina. Gli insediamenti del palermitano, in Archivio Storico Siciliano, XX, s. IV, 1994, p. 38 e nota 97; G. Parthey, Hieroclis Synecdemus et Notitiae grecae episcopatum, Berlin 1866, Notitia 1, p. 76, n. 582;  Notitia  3, p. 129, n. 717; Notitia  8,  p. 171, n. 248; Notitia  9, p. 186, n. 157.
[5] P. F. Kehr, D. Girgershon, Italia Pontificia, X, Calabria-Insulae, Zürich 1975, p. 362. Tale notizia risulta molto interessante in considerazione del fatto che la città era già caduta in mano musulmana da un decennio. Sempre nel IX secolo è noto un anonimo topotereta di Cefalù: V. Prigent, Note sur le topotèrètès de cité en italie mèridionale durant les siècles obscurs, in Studies in Byzantine Sigillography, J. C. Cheyenet, C. Sode (a cura di), 9, 2006, p. 149.
[6] La funzione principale dei contingenti militari guidati da un topotereta di città fu, per la Sicilia, quella di difendere gli interessi italiani dell’impero. La creazione di queste figure è inoltre legata alle prime incursioni degli arabo-musulmani: V. Prigent, Note sur le topotèrètès cit., p. 155.
[7] V. Prigent, La Sicile byzantine, entre papes et empereurs (6ème-8ème siècle), in  D. Engels, L. Geis et M. Kleu. (ed.), Zwischen Ideal und Wirklichkeit: Herrschaft auf Sizilien von der Antike bis zur Frühen Neuzeit, Stuttgart 2009, pp. 223-225.
[8] V. Prigent, L’évolution du réseaux Épiscopal sicilien (VIIIe-Xe siècle), in A. Nef, F. Ardizzone (a cura di), Les dynamiques de l’Islamisation en Méditerranée centrale et en Sicile: Nouvelles propositions et découvertes récentes,, Roma-Bari 2014, p. 96.

in foto: Castelli, abitati e luoghi per il culto noti nel territorio diocesano di Cefalù (X-XII secolo).

 

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