> Domenica Tataranni

titolo originale: Commercio locale e contatti marittimi in Alife altomedievale: la testimonianza delle anfore, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 352-356.

I materiali presentati in questo contributo provengono dallo scavo del criptoportico romano di Alife, finanziato con fondi POR e realizzato negli anni 2007-2008 dal gruppo di lavoro coordinato dal prof. Marazzi della cattedra di Archeologia Medievale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Il monumento fu costruito in età augustea con funzione di sostruzione di una villa urbana e fin dal II secolo d.C. è divenuto un luogo di scarico di materiali ceramici ed edilizi che, attraverso i successivi accumuli, testimoniano le trasformazioni avvenute nel tempo nell’edificio soprastante e nell’intera città1. Di grande interesse per la ricostruzione dell’economia e dei commerci di questo settore della Campania settentrionale interna sono i frammenti dei contenitori da trasporto: oltre a una quantità rilevante di prodotti locali, sono presenti tipologie di anfore provenienti da tutto il  bacino del Mediterraneo occidentale ed orientale, adibite principalmente al trasporto di garum e di vino e distribuite in un arco cronologico esteso dal I al VI/VII secolo d.C.
Tra questi materiali, assumono particolare rilievo, benché numericamente non cospicui, alcuni frammenti di anforette a fondo piano, finora non altrimenti attestate, rinvenuti in stratigrafie di V/VI secolo d.C. e riconducibili, in base alle caratteristiche morfologiche e del corpo ceramico, a due distinte tipologie.

Nel primo tipo, denominato Alife 5, sono stati raggruppati frammenti di anfore contraddistinte da orlo svasato, con profilo esterno modanato da scanalature, anse a sezione ovale con solcatura longitudinale, inclinate verso il basso, collo dal profilo a imbuto, con marcato restringimento in corrispondenza dell’attacco superiore delle anse. Allo stesso contenitore sono attribuibili anche un fondo a base concava, ombelicata, e alcuni frammenti di pareti costolate. L’impasto ceramico, sostanzialmente omogeneo nonostante le variazioni di colore2, presenta forti analogie con quello di prodotti locali attestati nelle stratigrafie sottostanti, e induce a ipotizzare anche per queste anforette la provenienza da officine locali.
Malgrado l’assenza di confronti puntuali con tipologie già note, si riscontrano notevoli somiglianze tra l’anfora tipo Alife 5 e contenitori provenienti da vari contesti datati dal VI all’VIII secolo d.C., classificati dagli studiosi come “varianti” o “forme affini” o “succedanee” delle Keay LII: si segnalano, tra queste, le anfore “simili alle Keay LII” rinvenute in contesti di metà VI-inizi VII secolo di Casali di Nocciano, in Val Pescara, attribuite ad una produzione locale o adriatica3; la “Keay LII/variante” dal sito di Salto del Lupo, Comacchio, frequentato tra VI-VII sec., e la “Keay LII/ forma affine” segnalata a S. Maria in Padovetere4; l’anfora “tipo Keay LII tardiva” da contesto di VI-VIII sec. di Comacchio5; le anfore tipo “Crypta Balbi 2/S. Antonino 50”, inquadrate tra i tipi tardi “succedanei” delle Keay LII6; le varianti tarde delle Keay LII rinvenute nel deposito di VII secolo della Crypta Balbi7; un gruppo di anfore da trasporto prodotte nella baia di Napoli, ma con legami formali con le Keay LII, rinvenute in strati di fine V-inizi VI secolo di S. Carminiello ai Mannesi8.

  1. D. Olivieri, D. Ferraiuolo, L’evoluzione urbana medievale vista attraverso gli scavi del criptoportico romano, in F. Marazzi, (a cura di), Civitas aliphana. Alife e il suo territorio nel medioevo, Cerro al Volturno 2015, pp. 225-242.
  2. L’impasto ceramico delle anforette Alife 5 è duro e compatto, di colore variabile dal rosso-marrone al beige, grigio nel nucleo, con inclusi tondi bruni e marroni, ingobbio rosso sulle superfici interna ed esterna o rosso-violaceo su quella interna, o nerastro su quella esterna.
  3. E. Siena, D. Troiano, V. Verrocchio, Ceramiche della Val Pescara, in L. Saguì (a cura di), Ceramica in Italia: VI-VII secolo. Atti del Convegno in onore di John Hayes (Roma, 11-13 maggio 1995), Firenze 1998, pp. 665-704, in part. pp. 687-689, fig. 23.
  4. C. Corti, Importazioni e circolazione lungo il corso del Po tra IV/V e VII/VIII secolo, in S. Gelichi, C. Negrelli (a cura di), La circolazione delle ceramiche nell’Adriatico tra Tarda Antichità e Altomedioevo, III Incontro di Studio Cer.Am.Is. sulle ceramiche tardoantiche ed altomedievali (Venezia, 24-25 giugno 2004), Mantova 2007, pp. 237-256, in part. p. 245, fig. 3.8 e p. 251, fig. 9.3.
  5. C. Negrelli, Vasellame e contenitori da trasporto tra tarda antichità ed altomedioevo: l’Emilia Romagna e l’area Medio-Adriatica, in S. Gelichi, C. Negrelli (a cura di), La circolazione delle ceramiche cit., pp. 297-330, in part. p. 321, fig. 17.5.
  6. G. Murialdo, Le anfore da trasporto, in T. Mannoni, G. Murialdo (a cura di), S. Antonino: un insediamento fortificato della Liguria bizantina, Bordighera 2001, pp. 225-296, in part. p. 295 e p. 294, fig. 19, 238-240.
  7. L. Saguì, Il deposito della Crypta Balbi: una testimonianza imprevedibile sulla Roma del VII secolo, in L. Saguì (a cura di), Ceramica in Italia cit., pp. 305-330, in part. p. 322, fig. 11.
  8. P. Arthur, Local pottery in Naples and northern Campania in the sixth and seventh centuries, in L. Saguì (a cura di), Ceramica in Italia cit., pp. 491-510, in part. p. 500, fig. 7, 5-8.

In foto: Museo Archeologico dell’antica Allifae, Alife (CE).

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