> Marialuisa Zegretti, Giuseppina Schirò

titolo originale: Riflessioni sul complesso di San Pancrazio a Roma tra VI e VII secolo, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 51-58.

Il presente contributo è frutto della rielaborazione di una parte della ricerca dottorale, in corso presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di Roma in co-tutela con l’Università La Sapienza di Roma, finalizzata all’indagine del complesso romano di San Pancrazio, al II miglio della via Aurelia, dalla Tarda Antichità all’Alto Medioevo1. In questa sede si presentano i risultati relativi allo sviluppo del polo cultuale nei secoli VI e VII.

Le fonti e l’iscrizione musiva di Onorio I

La vexata quaestio della posizione della tomba del martire trova il suo humus nel dossier di fonti che, a diverso titolo, tramanda le vicende del quattordicenne Pancrazio, vittima a Roma, con ogni probabilità, della persecuzione dioclezianea (284-305). Nella capitale, infatti, il giovane orfano arrivato dalla Frigia, a seguito dello zio Dionisio, abbracciò la fede cristiana e fu condannato alla decapitazione; le sue spoglie, abbandonate sulla via Aurelia, furono poi raccolte e deposte «in sepulcro novo» dalla matrona Octabilla2. La prima attestazione cultuale rivolta al nostro martire si conserva nel Martirologio Geronimiano (V sec.), che ne commemora il dies natalis il 12 maggio, lungo la via Aurelia miliario secondo3. A cavallo fra il V ed il VI sec., l’area funeraria diventa oggetto di un intervento di monumentalizzazione ad opera di papa Simmaco (498-514), committente della «basilica sancti Pancratii» provvista anche di un impianto balneare, sulla scorta di quanto noto per il santuario paolino sull’ostiense4.
L’operazione simmachiana descritta dal Liber Pontificalis, riproposta in modo generico dal Fragmentum Laurentianum (inizi VI sec.) che attribuisce al papa altre attività presso l’area cimiteriale, come si evince dal testo «nonnulla etiam cymeteria et maxime sancti Panctatii renovans plura illic nova quoque construxit»5, consente di inserire il polo di S. Pancrazio in quel processo di progressiva configurazione del profilo santuariale dello spazio funerario. In tale prospettiva si pone anche la realizzazione di un balneum, che denota un’attenzione specifica ai servizi assistenziali in risposta ai bisogni dei fedeli e dei pellegrini in visita al complesso. Al contempo, il potenziamento delle funzioni liturgiche e pastorali dei loca sancta attraverso l’impegno di Simmaco promuove il ruolo di rinnovatore del vescovo di Roma6. La basilica realizzata sull’Aurelia pone, però, come si dirà più avanti, alcuni problemi interpretativi circa l’iniziale rapporto fra l’impianto architettonico e la tomba del martire, risolti solo in parte da Onorio I al principio del VII secolo.
La devozione per S. Pancrazio, nel corso del VI sec., è in crescita tanto da collegarsi alle mutate strategie di occupazione dell’area lasciando tracce persistenti nel paesaggio. Ciò emerge chiaramente dalla notizia di una πύλαι Παγκρατιάναι trasmessaci da Procopio, nella cronaca della guerra greco-gotica (535-553)7. La conversione agio-toponomastica della porta Aurelia affida al nostro martire il compito di intercessore nella difesa della città, analogamente a quanto attestato per i SS. Pietro e Paolo, S. Lorenzo, declinando così in chiave cristiana l’antica e indiscussa sacralità del perimetro murario8. E ancora a proposito della conquista simbolica dello spazio, degno di nota è il dato del Liber Pontificalis che registra nel 566 d. C. una litania «ad sanctum Pancratium», guidata da papa Pelagio I e dal generale Narsete in direzione della Basilica vaticana di San Pietro9.
Durante il pontificato di Gregorio Magno, quando l’intero suburbio romano vive una stagione vitale, in riferimento all’indotto liturgico e devozionale creatosi attorno ai poli martiriali, anche il nostro complesso riceve importanti attenzioni dal papa, che lo inserisce nel circuito delle basiliche della liturgia stazionale10. Per la celebrazione del dies natalis di Pancrazio, infatti, viene pronunciata in basilica un’omelia a commento del passo evangelico di Giovanni11, consacrandola così a spazio di preghiera comunitario e confermando il progressivo rafforzamento della funzione pastorale delle chiese martirali suburbane, in evidente “concorrenza” con la rete ecclesiastica cittadina.

1. Colgo l’occasione per ringraziare sentitamente i tutors di questa ricerca, il Prof. V. Fiocchi Nicolai e la Prof. Donatella Nuzzo che con costante attenzione seguono l’evolversi della ricerca.
2. Acta Sanctorum, ed. Bollandisti, 3ª ed., Parisiis et Romae 1863-1887, Maii III, p. 21
3. Acta Sanctorum, , Novembris. II, 69.
4. Le Liber Pontificalis. Texte, introduction et commentaire, L. Duchesne (a cura di), I-II, Paris 1886-1892, I, p. 262; R. Krautheimer, Pancrazio, in V. Frankl, S. Corbett, A. Frazer (a cura di), Corpus Basilicarum Christianarum Romae. Le basiliche cristiane antiche di Roma (Sec. IV-IX), III, Città del Vaticano 1971, pp. 154-175; G. N. Verrando, La chiesa di S. Pancrazio e le sottostanti regioni cimiteriali, in “Archivio della Società Romana di Storia Patria”, CXIII, 1990, pp. 31-82, in part. pp. 31-40. Per uno sguardo complessivo sull’opera costruttiva del pontefice cfr. V. Fiocchi Nicolai, Strutture funerarie ed edifici di culto paleocristiani di Roma dal IV al VI secolo, Città del Vaticano 2001, pp. 113-118.
5. Le Liber Pontificalis, I, p. 46.
6. Fiocchi Nicolai, Strutture funerarie cit. pp. 113-118.
7. Bellum gothicum, I, 28, 19, in Procopii Caesariensis opera omnia, recognovit J. Haury, Lipsiae 1962-1964.
8. L. Pani Ermini, Santuario e città fra tarda antichità e altomedioevo, in Santi e demoni nell’alto medioevo occidentale (secoli V-XI), Atti della XXXVI Settimana di studio del Centro Italiano di studi sull’Alto Medioevo (Spoleto 1988), Spoleto 1989, pp. 837-877, in part. pp. 863-867, 875-876.
9. Le Liber Pontificalis, I, p. 303.
10. V. Saxer, L’utilisation par la liturgie de l’espace urbain et suburbain. L’exemple de Rome dans l’antiquité et le haut moyen-âge, in N. Duval (a cura di), Atti dell’XI Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana (Lyon, Vienne, Grenoble, Genève et Aoste, 21-28 septembre 1986), Città del Vaticano 1989, pp. 917-1032.
11. Gregorii I papae, Registrum epistolarum, edidit D. Norberg (Lettere, in Opere di Gregorio Magno, a cura di V. Recchia, 1-4, Roma 1996-1999); Gregorii I papae, Homiliae in Evangelia, Lib. II, Homil. XXVII, in Patrologiae cursus completus. Series Latina, J. P. Migne (a cura di), I-CCXXI, Paris 1844-1855, in part. LXXVI, col. 1204.

 

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