Beatrice Brancazi, Flora Miele

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 357-362.

Lo studio delle ceramiche da mensa rivestite di area alto laziale prodotte tra il XIII e il XV secolo ha permesso di individuare tra le loro decorazioni alcune raffigurazioni che in maniera più o meno diretta si legano all’ambito cristiano. Ben nota è del resto la tendenza medievale a leggere qualsiasi raffigurazione, letterale o figurata che fosse, come portatrice di un significato altro, suscettibile cioè ad una serie disparata di interpretazioni spesso legate all’ambito cristiano e religioso1. Nello specifico tuttavia se per alcune rappresentazioni una lettura in chiave religiosa o cristologica può essere considerata indubbia, per altre permangono di fatto forti incertezze legate alla loro stessa natura: semplice, quotidiana, costantemente visibile nell’ambiente che circonda il pittore. Per quanto difficile, tuttavia, tentare di comprendere le scelte alla base di tali figurazioni risulta necessario al fine di entrare in contatto con una visione ben lontana da quella “razionale” del mondo contemporaneo2, che da Origene in poi, caratterizza fortemente il pensiero cristiano e medievale per riflesso e che colloca la verità, “al di fuori della realtà, su di un piano che le è superiore”3.
Non ci soffermeremo in questa sede sul simbolo della croce nelle sue più disparate forme, per due ordini differenti di motivi: da una parte la sua estrema semplicità e utilità nella divisione degli spazi la rende molto presente all’interno delle rivestite bassomedievali e al tempo stesso la svuota di senso simbolico, dall’altra riteniamo che i molteplici significati che essa porta in sé all’interno di tantissime e differenti culture necessiterebbero di un intervento concentrato solo su di essa, obbligatoriamente in grado di approfondire l’importanza che tale simbolo ha per l’uomo in senso lato e le cause alla base di tale fenomeno4. Legata alla croce e in questo caso profondamente connessa al culto cristiano è invece la rappresentazione della crocefissione, per la quale, nelle raffigurazioni oggetto di questa ricerca, è possibile osservare la mancanza del corpo stesso di Cristo. Come è noto la devozione per la Croce, registrata già dal II secolo all’interno delle catacombe cristiane e rinvigorita e diffusa con Costantino, non si legò immediatamente al contesto storico in cui la croce venne utilizzata, ma fu solo nel V secolo inoltrato, per contrastare il movimento monofisita, che la chiesa ortodossa rispose con la raffigurazione della crocefissione. Bisognerà nondimeno aspettare l’VIII secolo per assistere ad un vero e proprio culto del crocifisso il quale tuttavia verrà rappresentato nella sua realtà storica e anatomica di supplizio soltanto con il Rinascimento italiano5. Una lunga evoluzione dunque e un’evidente difficoltà nell’affermazione di un’immagine che tuttavia a livello razionale viene immediatamente acquisita dal cristianesimo delle origini tanto che da Paolo in poi il mistero impenetrabile della crocefissione diviene un atto di fede (1 Tm 3,16; 1 Cor 2,7). Così ancora al tramonto del Medioevo su di un supporto quotidiano come la ceramica da mensa, il crocifisso, centrale nella rappresentazione, non ospita un corpo e non vi è un volto al di sotto della corona di spine, Cristo è il grande assente della scena e come tale viene evocato in maniera ancor più forte.
In altri casi invece il Salvatore compare sotto forma di agnello che, strettamente legato all’atto del sacrificio e ben inserito in una dimensione biblica (Gen. 44; Ex. 12,3 – 29,38; Lev. 3,7; 12,6 – Es. 16,1; 53,7 – Ger. 11,19), diviene il simbolo dell’opera redentrice di Gesù con le parole di Giovanni Battista6, prefigurato già in Isaia 53,7. In forza dell’auctoritas scritturistica l’agnello è simbolo di nascita più di qualsiasi altro animale7 e poiché Gesù è spesso associato ad un pastore esso può rappresentare anche il fedele, benché, accompagnato da croce, ancóra o aureola è sempre simbolo cristologico, definito come Agnus Dei8 ed è proprio sotto tale veste che lo rinveniamo sulle ceramiche analizzate.

 

  1. J. Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, Torino 1981, pp. 355-358.
  2. J. Vidal, Alla scoperta del simbolo in Dizionario dei simboli, M. Eliade, I.P. Couliano (a cura di), Milano 2017, pp. 8-18.
  3. M. Pastoureau, Medioevo simbolico, Bari 2007, p. 14.
  4. J. Ries, Croce, in M. Eliade, I.P. Couliano (a cura di), Dizionario dei simboli cit., pp. 137-151.
  5. E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Roma 1995, pp. 69-74.
  6. Ivi, p. 20.
  7. M.P. Ciccarese, Animali simbolici: alle origini del bestiario cristiano I (Agnello-Gufo), Bologna 2002, pp. 61-65.
  8. E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani cit., p. 21.
In foto: Drago. Cencelle XIV-XV secolo (Da S. Antonelli 2014).

 

 

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