> Alessandro Scalone

titolo originale: Memoria, crociata e diplomazia: un’analisi sui rapporti diplomatici tra Outremer ed Europa occidentale (1149-1189), in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 183-187.

Quello che questa breve ricerca si propone di esaminare è il legame tra crociata e memoria all’interno dei rapporti diplomatici tra il Levante franco e l’Europa occidentale durante i decenni compresi tra la seconda e la terza crociata. Il mio intento è stato quello di considerare le relazioni tra l’Oriente e l’Occidente latino in questa fase, argomento già studiato da storici quali Franco Cardini, Jonathan Phillips e Miriam Rita Tessera, alla luce del più recente interesse da parte della storiografia circa le forme di commemorazione del movimento crociato e dei Luoghi Santi nella società medievale1. Nel farlo, ho concentrato la mia analisi sul gran numero di lettere prodotte in Oltremare e sui resoconti delle ambascerie che da qui viaggiarono verso l’Europa, di cui si trova traccia in un gran numero di fonti scritte realizzate in questi anni sia in Oriente che in Occidente.
La ragione di concentrare la mia analisi su questo particolare periodo sta nell’intensa attività diplomatica intrapresa dai principati latini in Levante per far fronte alla problematica situazione politico-militare che si trovarono ad affrontare. Gli anni compresi tra la fine della seconda crociata, conclusasi con il fallimentare assedio di Damasco, e la conquista musulmana di Gerusalemme nel 1187 furono infatti testimoni della crescente minaccia rappresentata dai potentati musulmani di Siria e Egitto. Grazie alle abilità prima di Nuradino e in seguito di Saladino, questi arrivarono a costituire un fronte coeso contro il Levante franco, minacciandone la stessa sopravvivenza. Le condizioni di crescente pressione militare ai propri confini, assieme alle difficoltà economiche nel garantire un’efficace difesa del territorio, spinsero l’aristocrazia franca a intraprendere un’intensa politica diplomatica volta a incoraggiare degli aiuti esterni, soprattutto da parte dell’Europa. Con questo intento, i franchi sfruttarono per i loro appelli quella rete di contatti personali, familiari o istituzionali che facevano capo agli ordini religioso-militari, al clero levantino e alla nobiltà, rivolgendosi in particolare a figure di spicco del panorama europeo, quali il papato o la monarchia francese, in grado di fornire un’ampia diffusione alle loro richieste e incoraggiare l’Occidente ad aiutare i franchi dall’altra parte del Mediterraneo2.
Negli appelli veniva dato ampio spazio alle difficoltà dei cristiani latini in Oriente e con essa al pericolo che gravava sui Luoghi Santi, richiedendo per questo un immediato contributo militare ed economico da parte dell’Occidente. Il principale scopo delle lettere e delle delegazioni era quello di far leva sulla forte emotività che queste notizie dovevano suscitare nell’ascoltatore, assieme all’apprensione per il futuro della Terra Santa. Era quindi messa in evidenza l’importanza dei Luoghi Santi, la cui salvaguardia era intesa come una comune responsabilità cristiana. Con l’intento di legittimare e di rafforzare questo messaggio, nelle richieste erano commemorate le vicende del passato biblico, mitico e storico della Palestina e della Siria, come quelli relativi al movimento crociato e al Levante franco. Nelle richieste, gli eventi della prima crociata e della conquista di Gerusalemme erano considerati attraverso una linea di continuità storica in cui l’Oriente latino era accomunato con i regni veterotestamentari, come quello di Davide, e identificato con l’eredità lasciata da Cristo ai sui fedeli, celebrando allo stesso tempo il ricordo delle passate generazioni di crociati che per primi presero parte alla sua creazione e alla sua difesa. È importante considerare come questi richiami al passato non avevano meramente un carattere retorico, ma si fondavano anzi su numerose espressioni letterarie, cerimoniali, liturgiche e artistiche realizzate in Occidente all’indomani della prima crociata, in cui era rievocata la memoria sacra e storica dei Luoghi Santi e da cui la stessa propaganda della Guerra Santa di questo secolo traeva ispirazione. Ciò lascia intendere come il legame tra l’Europa e la Terra Santa non si fondasse unicamente sul valore spirituale di quest’ultima, ma anche attraverso il suo immaginario comune e il ricordo del suo passato3.

  1. F. Cardini, Le crociate tra il mito e la storia, Milano 1971; v. anche J. Phillips, Defenders of the Holy Land, relations between the Latin East and the West, 1119-1187, Oxford 1996; M. R. Tessera, Orientalis Ecclesia. Papato, Chiesa e regno latino di Gerusalemme (1099-1187), Milano 2010; N. Paul, To follow in their footsteps. The cusades and the Familiy memory in the High Middle Ages, Londra 2012; N. Paul, S. Yeager (a cura di), Remembering the Crusades. Myth, Image and Identity, Baltimora 2012.
  2. Recueil des Historiens des Gaules et de la France, M. Bouquet (a cura di), voll. XV, XVI, Parigi 1878; Regesta Regni Hierosolymitani, 1097-1291, Reinhold Röhricht (a cura di), Innsbruck 1893-1904.
  3. R. C. Smail, The international status of the Latin Kingdom of Jerusalem, 1150-1192, in P. M. Holt (a cura di), The Eastern Mediterranean Lands in the peiod of the Crusades, Warminster 1997, pp. 23-43.

In foto: Battaglia, Amiens, BM, ms. 483, f. 46v.

 

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