> Pamela Gennari

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 266-272.

Il manoscritto nouv. acq. fr. 1693 della Bibliothèque Nationale de France tramanda una versione anepigrafa in volgare antico francese dei “Dialogi” di san Gregorio Magno (540-604 d.C.)1. Certamente vergata entro la prima metà del Duecento, essa è la prima di due versioni in prosa2, oggi ancora inedite, composte tra il XIII e il XIV secolo, facenti parte di un corpus di sette redazioni in prosa e in versi che, trasmesse da oltre cinquanta codici3, testimoniano la fortuna del testo patristico latino nella cultura in volgare della Francia medievale.
B.n.F. nouv. acq. fr. 1693 (d’ora in poi F) è un membranaceo di 82 carte in cui il testo trascritto si snoda su due colonne per carta, ciascuna delle quali doveva essere numerata nell’angolo superiore esterno di ambo i lati; tuttavia, tale numerazione è incompleta a causa di una probabile rifilatura successiva. Una vistosa lacuna (dovuta all’asportazione della lettera capitale di inizio libro) è visibile nella prima carta i cui righi 1-8/9 sono illeggibili. La mise en page è regolare, mentre i fascicoli sono composti in numero variabile di fogli. Una sola mano ha vergato il testo in una scrittura gotica libraria molto regolare e di modulo piccolo, con aste proporzionate e poco pronunciate, per un effetto di insieme armonico e geometrico.
Il testo, contenuto da cc. 1r a 82v, è sprovvisto di qualsiasi decorazione o miniatura, eccezion fatta per le lettere capitali che indicano l’inizio di ciascun libro e per i nomi rubricati degli interlocutori. Il volume è conservato in una moderna “demi-réliure” in pelle verde scuro e cartone marmorizzato, sul dorso della quale viene riportato il titolo del manoscritto: “Dialogues de Saint Grégoire”. Il carattere inedito della redazione è confermato anche dall’assenza di una letteratura critica di riferimento.
Come nel modello latino (da ora indicato con L), F si compone di quattro libri divisi in un numero variabile di capitoli rubricati, nei quali si alternano (segnalate anch’esse da rubriche) le voci di Gregorio (narratore e magister di teologia e morale) e quella, minoritaria, di Pietro.
Il I libro racconta le vite di 12 santi, mentre il III le vicende di una trentina di “viri Dei”; entrambi sono accomunati dall’uso didattico degli “exempla”, con cui l’autore tenta di dimostrare come si possa, con la fede, vincere il Maligno.
Il II libro è certamente quello di maggior rilevanza storica e biografica poiché rappresenta la prima testimonianza attendibile della vita di San Benedetto da Norcia: fantastici e panegirici sono i toni con cui si narrano le gesta del santo e si affiancano allo scopo pedagogico del testo.
Infine il libro IV: distanti dal progetto iniziale, i primi nove capitoli trattano dell’immortalità  dell’anima, dopodiché si riprende la narrazione di fatti con l’intento di esemplificare alcune teorie esposte all’inizio del libro. Quasi fosse un’appendice postuma, aggiunta in un secondo momento, il libro IV rappresenta un punto di rottura nell’ensemble del corpus testuale4, rispetto ai primi tre libri che invece procedono congiuntamente.

  1. L’opera fu composta per offrire risposte alle domande “esistenziali” che le popolazioni italiche del tempo, sottoposte alle incursioni longobarde e al regno del goto Totila si ponevano di fronte alla precarietà sociale, alla carestia, alla povertà e alla violenza quotidiane.
  2. L’altra versione in prosa è tràdita da undici relatori integrali e presenta al suo interno una struttura più articolata per mezzo del complicato sistema di rubriche inserite dal copista. Cfr. E. Burgio, Schede bibliografiche sulla tradizione delle versioni antico-francesi dei “Dialogi” di Gregorio Magno in P. Chiesa, I “Dialogi” di Gregorio Magno. Tradizione del testo e antiche traduzioni, Firenze 2003 pp. 83-125, §§ 4.2.1; 4.2.2.
  3. 3. Le sette versioni, come elencate in E. Burgio, Schede bibliografiche , §§ 4.2.1; 4.2.2, sono: Paris, B.n.F., fr. 24764, datato entro l’inizio del XIII secolo e qualificato come repertorio omiletico-morale; Carpentras, B.M. 465 che conserva una compilazione databile ante 1212 delle Vies des Pères; Arras, B.M. 851, contenente un leggendario, tra i più antichi, che conserva venticinque leggende; Paris, B.n.F., fr. 23122; Paris, B.n.F:, fr. 24766, testimone in cui si conserva la versione in 24000 ottosillabi composta dal chierico Angier; B.n.F., nouv. acq. fr. 1693; Paris, B.n.F., fr. 911, è uno dei tanti codici che trasmettono la Istore en brief prinse sur le Dyalogue saint Gregoire, della seconda metà del Quattrocento.
    4. Cfr. F. Clark, «The authorship of the Gregorian Dialogues: an Old controversy renewed», in Heythrop Journal, XXX, 1989, pp. 257-272 e Ibidem, «The renewed debate on the authenticity of the Gregorian Dialogues», in Augustinianum, XXX, 1990, pp. 75-105. A. de Vogüé, «Grégoire le Grand et ses “Dialogues” d’après deux ouvrages récents» in Revue d’histoire Ecclésiastique, LXXXIII, 1988, pp. 281-348. Meyvaert, «The enigma of Gregory the Great’s Dialogues: a response to Francio Clark», in Journal of Ecclesiatical history, XXXIX, 1988, pp. 335-381.

In foto: Troyes, BM, ms. 0158, f. 003

 

Reset della password
Per favore inserisci la tua email. Riceverai una nuova password via email.