> Consuelo Capolupo

titolo originale: San Guglielmo da Vercelli ed il Monasterium Sanctae Mariae Montis Virginis: storia di una fondazione benedettina in Irpinia dal XII secolo ad oggi, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 188-196.

Il fenomeno del monachesimo medievale, tra i temi più discussi nella storiografia europea degli ultimi decenni, presenta un’intrinseca varietà e complessità che ne rendono difficile ogni tentativo di schematizzazione e semplificazione. Un caso particolare è, ad esempio, quello che viene definito come «eremitismo indipendente o irregolare», secondo una definizione di Penco, ripresa anche da Vitolo1, utile per indicare con immediatezza questa esperienza monastica volta alla solitudine e priva di forme organizzate e del vincolo dell’obbedienza al capo della comunità, ma inadatta a coglierne tutte le sfumature. Il monachesimo, che vede tra i suoi primi protagonisti proprio dei religiosi eremiti ed indipendenti, conserva la sua iniziale spinta vitale per tutto il Medioevo, con dei picchi di importanza tali da renderlo uno degli elementi caratterizzanti della vita religiosa, politica, economica, sociale e culturale dell’Europa post-classica. È da considerarsi in parte superato il dualismo che vedeva contrapporsi un monachesimo latino di tipo cenobitico ad uno italo-greco a tendenza eremitica. Tale differenziazione, incentrata principalmente sul rapporto “monastero-società circostante” prevedeva due sole possibili opzioni: le grandi abbazie con estesi possedimenti e solidi legami con il potere politico, non necessariamente legate al papato, ed i piccoli, ma diffusi, insediamenti monastici, nati dall’iniziativa di modesti proprietari terrieri, incapaci dello stesso peso politico-religioso delle prime2.
Nel Sud Italia in particolare, a partire dal VI-VII secolo, l’eremitismo è da considerarsi come l’espressione tangibile della spiritualità di una società in difficoltà, che si chiude quasi su se stessa dopo la crisi politico-sociale seguita al crollo dell’impero romano ed alle prime invasioni barbariche. Ben diverso è il fenomeno, in apparenza simile, che nasce nella compagine sociale dell’XI secolo e che si pone, invece, riprendendo le parole di Violante, come una «forza di rottura nei riguardi delle istituzioni ecclesiastiche e sociali preesistenti»3: unica risposta possibile non solo alle nuove esigenze di moralismo estremistico, di spiritualità pauperistico-evangelica e di religiosità più intima, ma anche alle necessità di una società in rapido sviluppo e trasformazione e che si concretizzerà in una pluralità di forme estremamente variegate ed eterogenee4.
L’esperienza cenobitica bassomedievale, pur interessando tutto l’Occidente europeo, si è espressa con singolare forza in Italia ed in particolare nelle sue regioni meridionali. Tra queste ricordiamo la Calabria che, soprattutto nell’XI secolo, vede il radicarsi di un eremitismo di matrice italo-greca, sebbene la Von Falkenhausen non abbia escluso la probabile coesistenza di tali realtà con cenobi latini, benché non documentati prima della conquista normanna, ma immaginabili come possibili filiazioni dei nuclei di popolazione latina che abitavano la regione5. Tra le figure più importanti dello scenario monastico meridionale un posto di primo piano spetta a San Guglielmo, pellegrino-eremita originario di Vercelli che, nei primi decenni del XII secolo, si muove tra Campania e Puglia. La sua vicenda è inquadrabile, almeno per le sue prime fasi, nel contesto storico, sociale e religioso dell’eremitismo indipendente, citato in precedenza.

San Gugliemo da Vercelli: da penitente volontario a fondatore di cenobi

La Legenda de vita et obitu Sancti Guilielmi confessoris et heremite ci permette di conoscere, attraverso le tappe fondamentali della vita del Santo, l’importanza del suo operato. I due codici che tramandano la Legenda, scritta a più mani in età diverse, con, citando la Tallarico, «un chiaro intento edificatorio e giustificatorio»6, non presentano varianti di rilievo, ad eccezione del racconto di due miracoli e di alcune notazioni musicali presenti solo nell’esemplare gotico tardo e che lo differenziano da quello in caratteri beneventani. Quest’ultimo, considerato l’originale, sarebbe stato redatto agli inizi del XIII secolo, mentre la copia nel successivo7. Mongelli nella sua edizione “critica” e relativo studio storico della Legenda, ha diviso il testo in un prologo seguito da 26 capitoli: attribuendo i primi 16 e parte del successivo ad un primo biografo, monaco del Goleto, contemporaneo di Guglielmo o vissuto poco dopo la sua morte. I successivi (18-22) sarebbero, invece, stati scritti da un monaco di Montevergine, operante tra la fine del XII e gli inizi del secolo successivo; mentre il 23 ed il 24 e la radicale ristrutturazione dei capitoli 17 e 19 ed il prologo sono da attribuirsi ad un secondo monaco del Goleto, redattore definitivo della Legenda, che operò nei primi anni del XIII secolo oppure, più precisamente, durante il regno di Federico II, secondo l’ipotesi avanzata da De Palma. Gli ultimi due capitoli, infine, poiché narrano eventi avvenuti nel biennio 1257-1258, sarebbero stati composti nella seconda metà del XIII secolo8. Tale proposta, accettata da Cuozzo ed Andenna e, con lievi modifiche, da Limone, è da ritenersi filologicamente corretta9.

  1. G. Penco, L’eremitismo irregolare in Italia nei secoli XI-XII, in “Benedectina”, 32, Roma 1985, pp. 201-221; G. Vitolo, Forme di eremitismo indipendente nel mezzogiorno medievale, in “Benedectina”, 48, Roma 2001, pp. 309-323.
  2. G. Vitolo, Il monachesimo latino nell’Italia Meridionale (sec. XI-XII), in “Benedectina”, 35, Roma 1988, p. 544.
  3. C. Violante, Discorso di apertura, in L’eremitismo in Occidente nei secoli XI e XII, atti della seconda settimana internazionale di studio (Mendola, 30 agosto-6 settembre 1962), Milano 1965, p. 21.
  4. G. Vitolo, Il monachesimo latino, pp. 550-551; G. Vitolo, Forme di eremitismo cit., pp. 309-311.
  5. G. Vitolo, Il monachesimo latino , p. 550; G. Vitolo, Forme di eremitismo cit., pp. 310-311; V. Von Falkenhausen, Il monachesimo italo-greco e i suoi rapporti con il monachesimo benedettino, in C.D. Fonseca (a cura di), L’esperienza monastica benedettina e la Puglia, Galatina 1983, p. 126.
  6. M.A. Tallarico, Montevergine e la Puglia (XII-XVI secc.), in C.D. Fonseca (a cura di), L’esperienza monastica benedettina e la Puglia, Galatina 1983, p. 56.
  7. M.A. Tallarico, Montevergine e la Puglia , p. 56; P.M. Tropeano, Montevergine nella storia e nell’arte, Napoli 1983, pp. 11- 17.
  8. Tra gli studi del Mongelli, G. Mongelli, Legenda de vita et obitu sancti Guilielmi confessoris et heremite. Introduzione e Prolegomeni, in “Samnium”, 33, 1960, pp. 144-176; G. Mongelli, Legenda de vita et obitu sancti Guilielmi confessoris et heremite. Studio storico, in “Samnium”, 34, 1961, pp. 70-119; G. Mongelli, Legenda de vita et obitu sancti Guilielmi confessoris et heremite. Testo critico, in “Samnium”, 34-35, 1961-1962, pp. 144-172 e pp. 48-73; G. Mongelli, La prima biografia di san Guglielmo da Vercelli fondatore di Montevergine e del Goleto. Testo critico latino con versione italiana a fronte, Lioni 1979; E. De Palma, Intorno alla leggenda de vita et obitu S. Guilelmi confessoris et heremite, in “Irpinia”, IV, 1932.
  9. G. Andenna, Guglielmo da Vercelli e Montevergine: note per l’interpretazione di una esperienza religiosa del XII secolo nell’Italia meridionale, in C.D. Fonseca (a cura di), L’esperienza monastica benedettina e la Puglia, Galatina 1983, pp. 90-93; E. Cuozzo, Amato di Montecassino e Amato di Nusco. Contributo per una ricerca prosopografica dell’età “gregoriana” nell’Italia meridionale, in “Benedictina”, 29, Roma 1979, p. 333; O. Limone, Vita eremitica e monachesimo riformato nel XII secolo: la «Legenda de vita et obitu sancti Guilielmi confessoris et heremite», in Note di civiltà medievale, Bari 1979, pp. 83-86. Si ricorda inoltre: F. Panarelli, Scrittura agiografica nel Mezzogiorno Normanno. La vita di San Guglielmo da Vercelli, Galatina 2004. Per una sintesi degli studi precedenti cfr. R. Fixot, Un ermite en société: Guillaume de Verceil à Montevergine et sa succession (v. 1118-1142), in  C. Carozzi, D. Le Blévec, H. Taviani-Carozzi (a cura di), Vivre en société au Moyen Âge. Occident chrétien VIe-XVe siècle, Aix-en-Provence 2008, pp. 219-239.

In foto: Santuario di Montevergine, Mercogliano (AV)

 

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