Chiara Santini

titolo originale: Produzione e circolazione ceramica nell’altomedioevo (VI-XI secolo) nel mediovaldarno fiorentino: nuove interpretazioni da vecchi dati, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 370-375.

La conoscenza materiale dell’altomedioevo toscano: problemi e prospettive

L’incremento della quantità e della qualità delle indagini nel settore dell’archeologia urbana ha permesso, in particolar modo in Toscana, di approfondire la conoscenza e l’evoluzione degli aspetti urbanistici e topografici che investirono le città tra tardoantico ed altomedioevo1.
Più complessa è invece la conoscenza degli aspetti che riguardano la città altomedievale come centro di produzione, in particolar modo ceramica, a causa, principalmente, dei rinvenimenti numericamente molto ridotti, raramente relativi a piani d’uso2. Inoltre, è frequente la difficoltà a ricondurre i materiali ad orizzonti stratigrafici di VIII-IX secolo, cioè al periodo centrale dell’altomedioevo, per cui è molto più facile comprendere le dinamiche produttive e gli aspetti materiali relativamente agli estremi temporali dell’altomedioevo (cioè ai secoli VI-VII e X-XI). Vi sono in particolare due complessi ceramici, cronologicamente e culturalmente collocabili alle estremità del periodo d’interesse, che sono in grado di offrire una particolare leggibilità tecnologica, morfologica e decorativa: si tratta dei boccali recuperati da pozzi d’acqua dal Palazzo dei Vescovi di Pistoia (VI-VII secolo)3 e da Piazza Garibaldi a Fiesole (X-XI secolo)4. L’interesse rivolto a questi complessi ceramici deriva dalla possibilità di ciascun nucleo di essere rappresentativo, rispettivamente, delle sopravvivenze produttive tardoantiche e dell’esaurimento di queste ultime, indice di una successiva evoluzione ceramica verso tendenze più tipicamente bassomedievali5.
Quindi, un confronto tra i due complessi, accostato all’analisi di altri dati materiali ceramici editi ed inquadrabili in precisi orizzonti stratigrafici, facilita la comprensione degli aspetti materiali e quindi produttivi, distributivi, sociali e culturali e le trasformazioni degli assetti economici del mediovaldarno fiorentino; particolare attenzione si è quindi rivolta a quei centri, come Fiesole, Firenze, Pistoia, e Prato, tra i quali vennero a definirsi rapporti e contatti determinanti la definizione di un nuovo e vitale mercato.

Aspetti materiali, sociali, culturali ed economici delle ceramiche altomedievali

In un’analisi di tipo diacronico, il VI secolo appare come una svolta nelle produzioni ceramiche dell’area gravitante attorno al mediovaldarno; quest’area rimase tra le più ricettive nei confronti delle importazioni  che in ogni caso avevano iniziato a diminuire già dal secolo precedente6; parallelamente, in questo periodo, si assiste alla definizione territoriale della Tuscia -Langobardorum, facente riferimento alla presenza di centri urbani, come Pistoia e Fiesole7, per i quali venne riconosciuta la specifica funzione di città, poiché posti a controllo di vie di comunicazione strategiche; questa situazione favorì la continuità e la vitalità di centri urbani per i quali non vi fu una piena crisi dei caratteri produttivi delle ceramiche tardoantiche, probabilmente perché i nuovi dominatori cercarono di affidarsi ad officine locali ancora in vita dalla tardoantichità. Questo costituì probabilmente il presupposto per cui le produzioni ceramiche del periodo, non di rado, risultano integrare elementi morfologici, tecnici e decorativi dalle produzioni tardoromane e germanica.
Tale integrazione rende spesso difficile la definizione di contesti produttivi legati a specificità culturali “romane” o “longobarde”, e ciò è favorito dalla completa assenza, nel territorio preso in esame, di ceramica longobarda8. Un’ottima leggibilità di questa situazione è offerta dai contesti ceramici pistoiesi e fiesolani. Il complesso di boccali recuperati dal pozzo d’acqua del Palazzo dei Vescovi a Pistoia (come anche quelli fiesolani di X-XI secolo), mette in risalto il particolare aspetto di polivalenza delle forme ceramiche altomedievali e di come ciò determinasse una lunga durata di queste ultime per tutto il periodo in questione: da forme da mensa e cucina ad attingitoi o elementi di drenaggio dei pozzi9. Nel presente contributo ci si soffermerà, di conseguenza, su forme ceramiche chiuse (brocche, boccali, orcioli) che, a partire soprattutto dal VII secolo, sembrano dominare il quadro ceramico formale del contesto territoriale della Toscana interna10. La definizione dei materiali pistoiesi data da N. Rauty quali «preziosa e rara testimonianza del periodo longobardo a Pistoia»11 merita, quindi, una rivalutazione: la presenza sull’ansa di uno degli esemplari di un bollo impresso a crudo «formalmente simile alle crocette funerarie longobarde»12 poteva essere funzionale ad indicare una proprietà e allo stesso tempo anche una realtà produttiva fortemente influenzata da una specifica committenza; inoltre la presenza di un trattamento delle superfici a stralucido rimanda più direttamente ad ambiti tecnologici tipici della ceramica longobarda ma, questo tipo di lavorazione, viene comunemente ereditata dalle produzioni ceramiche altomedievali, che nel contesto pistoiese trovano riferimenti produttivi locali13.

  1. Per una sintesi dei diversi temi e approcci riguardanti tale ambito cfr. C. Citter, Archeologia delle città toscane del Medioevo (V-XV secolo). Fotogrammi di una complessità, Mantova 2012.
  2. Come emerge da un’analisi dei principali contesti del mediovaldarno. In particolare per Firenze F. Cantini, C. Cianferoni, E. Scampoli, R. Francovich (a cura di), Firenze prima degli Uffizzi, Firenze 2007; per Pistoia Vannini, Le produzioni postclassiche, in G. Vannini (a cura di), L’antico palazzo dei vescovi a Pistoia. II* I documenti archeologici, Firenze 1987, pp. 419-430; per Fiesole G. De Marinis 1990; per Pistoia Vannini 1987; per Prato G. Poggesi, A. Wentkowska (a cura di), La ricerca archeologica nell’area del Palazzo Vescovile di Prato, Firenze 2008.
  3. G. Vannini, L’antico palazzo dei Vescovi a Pistoia, vol. II, 1, Indagini archeologiche, Firenze 1985, p. 173 e Vannini 1987.
  4. R. Francovich, G. Vannini, Le ceramiche medievali del museo civico di Fiesole, Firenze 1989.
  5. G. Vannini 1987, p. 424 e Francovich, Vannini 1989, p. 11.
  6. F. Cantini, Produzioni ceramiche e dinamiche commerciali nel territorio toscano (III-metà VIII secolo): l’area interna, in E. Cirelli, F. Diosono, H. Patterson (a cura di), Le forme della crisi. Produzioni ceramiche e commerci nell’Italia centrale tra Romani e Longobardi (III-VIII sec. d.C.), atti del Convegno (Spoleto-Campello sul Clitunno, ottobre 2012), Bologna 2015, pp.183-190.
  7. A. Biondi, M. De Marco, Longobardi a Fiesole: un osservatorio archeologico per la Toscana dei secoli VI-VIII, in III Ciclo di Studi Medievali, Firenze, 8-10 settembre 2017, Arcore 2017, pp. 159-175.
  8. A Pistoia è stato rinvenuto un unico frammento di forma chiusa con trattamento a stralucido nero “più vicino al tipo “longobardo” (Vannini 1987, p. 800, n.4686). La ceramica longobarda si caratterizza, in genere, per forme da mensa con impasti micacei e decorazioni a crudo realizzate con stampigliature geometriche o con steccature a stralucido (S. Lusuardi Siena, La ceramica longobarda, in S. Lusuardi Siena (a cura di), Ad mensam: manufatti d’uso da contesti archeologici fra tarda antichità e medioevo, Udine 1994, pp. 55-56). Allo stato attuale degli studi non sembra possibile individuare con sicurezza sul territorio italiano la presenza di centri produttivi di ceramica longobarda, fatta eccezione per il contesto bresciano, recentemente riconfermato in G.P. Brogiolo, S. Massa, B. Portulano, M. Vitali, Associazioni ceramiche nei contesti della prima fase longobarda di Brescia-S. Giulia, in G.P Brogiolo, S. Gelichi, (a cura di), Le ceramiche altomedievali (fine VI-X secolo) in Italia settentrionale: produzione e commerci, VI seminario sul Tardoantico e l’Altomedioevo in Italia centrosettentrionale, Monte Barro-Galbiate aprile 1995, pp.143-168. È stata comunque ormai superata la tesi dell’esclusivo legame dei reperti italiani con importazioni pannoniche.
  9. G. Vannini 1987, p. 424.
  10. Ciampoltrini parla infatti dell’esistenza di un «sistema binario dell’orciolo e dell’olla» (Ciampoltrini 1998, p. 299).
  11. N. Rauty, Dall’alto Medioevo all’età precomunale, 406-1105, in Storia di Pistoia, Firenze 1998, p. 111.
  12. G. Vannini 1987, pp. 422-423. Non si sono ancora rinvenuti ancora confronti dall’edito di un bollo simile.
  13. Per forme prevalentemente chiuse (per gli esempi Vannini 1987, pp. 379 e 800).

In foto: Alcuni degli orcioli del complesso della cosiddetta “tomba da Germinaia” con foto di dettaglio delle bocche trilobate. Si possono osservare le ridotte dimensioni dei materiali, dal corpo globulare e dal piede non distinto (documentazione fotografica originale).

 

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