Maria Paola Bulla

in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 376-381.

Sabra al-Mansūrya: accenni storici e scavi archeologici

Fondata nel 947 dal califfo fatimida Al-Mansour, la città fu edificata secondo una planimetria circolare ad immagine di Bagdad, e circondata da mura in mattoni spesse 5 m1, al cui interno furono edificati i vari edifici residenziali e la moschea2. La città ben presto offuscò il potere della vicina Kairouan, determinando persino una migrazione di mercati e botteghe artigiane3.
A sancire la fine dello splendore di Sabra furono le invasioni hilaliane del 1060, a seguito delle quali la città venne completamente distrutta, divenendo una fonte di approvvigionamento di materiali da costruzione per gli abitanti di Kairouan4.
I primi sondaggi sul sito vennero effettuati nel 1921 da G. Marçais; successivamente S. M. Zbiss, nel 1950, con interventi più estesi mise in luce i resti di un palazzo attribuito ai fatimidi e B. Chabbouh eseguì degli altri sondaggi su tutta l’estensione del sito. Le pubblicazioni di questi interventi furono solo dei rapporti preliminari. Il sito fu inoltre soggetto a ruberie e modificazioni (vi si scavarono persino delle trincee durante la guerra) delle quali non si ha notizie nelle fonti scritte5.  Dal 1972 al 1982 altri scavi furono effettuati da un’equipe franco- tunisina guidata da B. Chabbouh e M. Terrasse e anche questi interventi rimangono in buona parte inediti6.  Dal 2003 il programma di ricerca continua sotto la direzione di P. Cressier e M. Rammah, i quali hanno effettuato nuovi sondaggi ma anche ripreso lo studio della documentazione e dei materiali delle precedenti campagne di scavo7. Questi ultimi hanno inoltre riportato alla luce i resti della fornace per la ceramica e dei due piccoli forni per la fritta rinvenuti durante gli scavi degli anni ’708, permettendo di confermare le ipotesi che la città fosse uno dei centri di produzione di ceramica islamica in Tunisia. Le varie campagne di scavo hanno permesso di precisare che la città non possedeva una pianta circolare, come sostenuto dalle fonti scritte, ma bensì ellissoidale con assi che misuravano 1350 e 1050 m, che il palazzo rinvenuto a sud-est del sito, legato al potere califfale, è di sicura fondazione fatimide9 e che l’installazione della fornace è tardiva, probabilmente avvenuta durante l’ultima fase di occupazione del sito (prima del 1050)10. Tra i vari materiali archeologici rinvenuti l’attenzione degli archeologici si è soffermata su una produzione di ceramica policroma in verde e bruno o su fondo giallo o su smalto bianco11. Queste ceramiche si inseriscono come continuità delle produzioni di Raqqāda, attraverso l’utilizzo delle medesime palette di colore e delle stesse forme, rappresentandone un’evoluzione nell’ambito decorativo12.

 

La fornace di Sabra al- Mansūrya

La fornace ritrovata a Sabra ha permesso di confermare le ipotesi, da tempo sostenute dagli archeologi13, che la città fosse effettivamente uno dei centri produttivi più importanti dell’Ifriqyia.
L’installazione della fornace in una delle sale del palazzo fatimide, segnando un cambiamento d’uso della struttura, sembra rispecchiare una disgregazione dei centri urbani in seguito alle invasioni hilaliane14. Le strutture messe in luce riguardano un forno a barre per la ceramica e due piccoli forni per la fritta15. I manufatti ritrovati nel sito, composti da scarti di fornace e ceramiche finite, sono stati sottoposti, insieme a frammenti di barre e “suole” del forno, ad analisi petrografiche, mineralogiche e chimiche che hanno permesso di caratterizzare archeometricamente le produzioni di Sabra16. Le produzioni della fornace, testimoniate dagli scarti di lavorazione, sono  sicuramente le smaltate monocrome, turchesi e bianche, realizzate con le stesse materie prime e le stesse tecniche di produzione; le analisi hanno riguardato altre categorie ceramiche non presenti tra gli scarti della fornace: i lustri metallici e le invetriate dipinte in verde e bruno, per queste ultime la produzione se non locale, da altri atelier, è sicuramente regionale17.

  1. A. Ben Amara, M. Schvoerer, G. Thierrin-Michael e M. Rammah, Distinction de céramiques glaçurées aghlabides ou fatimides (IXe- XIe siècles, Ifriqiya) par la mise en évidence de différences de texture au niveau de l’interface glaçure-terre cuite, in “ArchéoSciences” (rivista in linea), 29, 2005, URL: http://archeosciences.revues.org/index458.html, p. 36.
  2. L. Hadda, Nella Tunisia medievale, Napoli 2008, p. 104.
  3. El-Bekri, Description de l’Afrique septentrionale, ed. e. in “Journal asiatique”, 12-14, Algeri, 1858-1859, p. 58 (trad. fr. di W. Mac Guckin de Slane).
  4. M. Terrasse, Recherches archéologiques d’époque islamique en Afrique du Nord, in “Comptes-rendus des séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres”, 120e année, n. 4, 1976, p. 591; M. Rammah, La céramique des Xe et XIe siècle “Sabra al-Mansuriyya”, in Couleurs de Tunisie: 25 siècles de céramique, Paris 1994, p. 97.
  5. M. Terrasse, Recherches archéologiques cit., pp. 591- 592.
  6. S. Gragueb, J. C. Treglia, C. Capelli et Y. Waksman, Jarres et amphores de Sabra al-Mansuriya (Kairouan, Tunisie), in P. Cressier e E. Fentress, La céramique maghrébine du haut Moyen âge (VIIIe-Xe siècle): état des recherches, problèmes et perspectives, Rome 2011, p. 402.
  7. P. Cressier e M. Rammah, Sabra al-Mansuriya. Une nouvelle approche archéologique, in “Comptes-rendus des séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres”, 150e année, N. 1, 2006. pp. 613-633; P. Cressier e M. Rammah, Première campagne de fouilles à Sabra al-Mansūriya (Kairouan,Tunisie), in “Mélanges de la Casa de Velázquez” (rivista in linea), n. 34-1, 2004, pp. 401- 409.
  8. Nota 11 in A. Louhichi, Un mode cuisson de céramique du bas Moyen Age inédit en Ifriqiya: Le four à barres de Mahdia, in “Africa”, XXI, 2007, p. 177.
  9. P. Cressier e M. Rammah, Sabra al-Mansuriya cit., pp. 617- 619.
  10. J. Thiriot, Filiation possible du four à table de la Chine à l’Europe via la Tunisie et l’Espagne, in “Albisola” (Atti dei Convegni Internazionali della Ceramica), XLII, 2009, p. 89.
  11. A. Daoulatli, La céramique médiévale en Tunisie: état de la recherche (IXe-Xe siècles), in “Africa”, XIII, 1995, p. 192.
  12. A. Louhichi, Céramique Islamique de Tunisie, Ecole de Kairouan, Ecole de Tunis, Tunis 2010, pp. 34- 35; M. Rammah, La céramique des Xe et XIe siècle cit., p. 98.
  13. A. Daoulatli, La céramique ifriquiyenne du IXe au XVe siècle, in Colloque international de Valbonne: “La Céramique Médiévale en Méditerranée occidentale. Xe-XVe siècles”, atti del convegno (Valbonne 1978), Paris 1980, p. 198.
  14. A. Louhichi, Céramique Islamique de Tunisie cit., p. 35.
  15. Nota 11 in A. Louhichi, Un mode cuisson de céramique cit., p. 177; P. Cressier e M. Rammah, Sabra al-Mansuriya cit., p. 625.
  16. R. Cabella, C. Capelli, S. Gragueb, J. C. Treglia, Y. Waksman, Il contributo delle analisi di laboratorio allo studio delle ceramiche nordafricane: l’esempio di Sabra al-Mansuriya (dati preliminari), in P. Cressier e E. Fentress, La céramique maghrébine cit., p. 221.
  17. Ivi, p. 231.

    in foto: Falconiere a cavallo, S. Cassiano di Controne (LU), © Sailko.

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