Massimiliano David, Eleonora Rossetti

titolo originale: Dai vici alle pievi in Italia settentrionale. Il caso del territorio di Mediolanum in epoca tardoantica, in “IV Ciclo di Studi Medievali”, Atti del Convegno, Firenze 4-5 Giugno 2018, Arcore (MB) 2018, pp. 86-92.

 

 

 

 

 

Premessa

Nel panorama degli studi sugli insediamenti rurali di età romana e tardoromana sono emersi negli ultimi anni nuovi e importanti contributi. L’interesse per i vici1, che insieme a edifici rustici, ville e mansiones costituivano le unità essenziali del sistema insediativo rurale antico, è infatti progressivamente aumentato. Gli studiosi hanno definito in modi diversi questi centri: petits villages2, agglomerati secondari3, nuclei abitativi compatti4, termini tutti che pongono l’accento su una tipologia insediativa rurale ben distinta dal popolamento sparso per ville e fattorie, caratterizzata da strutture non necessariamente elementari e priva dello statuto giuridico di urbs. Tali centri, sorti nel territorio di un’urbs, spesso sono in corrispondenza di una strada, di un passo o di un guado, che ne condizionano forma e struttura. Fatica tuttavia ad emergere una vera e propria Archeologia degli agglomerati secondari5, fatte salve alcune fortunate eccezioni6. Si è creata in effetti una forte difformità (ormai non più solo localistica) degli studi, particolarmente fiorenti in alcune aree e meno in altre, che genera un’immagine alterata della diffusione ed evoluzione di tali insediamenti. Affrontare lo studio dei vici implica un approccio interdisciplinare non limitato all’aspetto prettamente archeologico. Questi centri costellano il territorio e hanno una straordinaria capacità di persistenza nel tempo, con significative fasi di epoca tardoantica7. Spesso si tratta di insediamenti preromani oppure di siti sviluppatisi in conseguenza della rete infrastrutturale di marca romana, con continuità di vita fino ai nostri giorni. Il presente contributo offre un primo approccio a questa problematica nell’ambito di una ricerca dottorale in corso presso l’Università di Roma Sapienza sui centri vicani dell’Italia settentrionale nel loro sviluppo in epoca tardoantica.

 

I vici nella Tabula Peutingeriana e nelle altre fonti itinerarie

Il primo problema che si pone nello studio degli insediamenti minori è quello della loro identificazione sul territorio. A tal fine ai dati archeologici ed epigrafici, spesso determinanti, occorre affiancare l’analisi degli itinerari antichi, sia picta sia adnotata, ovvero quelle fonti che riportano città e luoghi di sosta utili al viaggiatore. Tra i più importanti itinerari sono certamente la Tabula Peutingeriana (Vienna, österreichische Nationalbibliothek), itinerarium pictum copiato da un amanuense nel XIII sec., che riproduce le strade del mondo conosciuto da Roma nei primi decenni del V sec. d.C.; l’Itinerarium Antoninum, un itinerarium adnotatum tardoantico redatto in epoca severiana e successivamente aggiornato, e l’Itinerarium Burdigalense o Ierosolimitanum, un itinerarium adnotatum da Burdigala (Bordeaux) a Gerusalemme e ritorno datato attorno al IV sec. d.C. Sulla base dell’incrocio dei dati forniti dagli itinerari è stata predisposta e cartografata in questa sede una lista di tutti i centri sede di insediamento vicano in Italia settentrionale, escludendo tutti i centri urbani e gli idronimi. Dal computo dei nomi di luogo presenti nella sezione dedicata all’Italia settentrionale nella Tabula Peutingeriana è emerso un dato significativo: il 46% può essere ascritto a vici, anche se ovviamente è assai parziale e fortemente selettivo. Infatti per ogni città si possono calcolare un numero oscillante tra i 35 e i 65 vici. Il record archeologico risulta fondamentale per l’identificazione degli antichi centri vicani e per la comprensione del loro sviluppo. Alla prova della verifica archeologica i siti esaminati dimostrano notevole capacità di autoconservazione e, in taluni casi, di crescita nei secoli della Tarda antichità. Ogni singolo insediamento va poi testato alla prova dei processi di Cristianizzazione che, a partire dal V secolo, si materializzano in tutte le aree dell’Italia settentrionale in forme diverse, rallentate soprattutto nelle aree alpine o in quelle depresse8.

  1. Fest., Verb. sign, glossa vicus; Isid. Etym., XV, 2, 6-11, Serv., Comm. Verg. Aen., 9.605. Per uno studio sulle fonti cfr. E. Todisco, I vici rurali nel paesaggio dell’Italia romana, Bari 2011.
  2. G. Bottazzi, Maccaretolo di S. Pietro in Casale (Bologna) dall’agglomerato romano agli insediamenti medievali, in Cremonini (a cura di), Maccaretolo un pagus romano della pianura, Bologna 2003, pp. 107-171.
  3. M. Mangin, J.P. Petit, Les agglomérations secondaires. La Gaule Belgique, les Germanies et l’Occident romain, Paris 1994, p. 3.
  4. C. Letta, Nuove prospettive per lo studio di vici e pagi nell’Italia centrale appenninica, in E. Ceccaroni, A. Faustoferri, A. Pessina (a cura di), Valerio Cianfarani e le culture medioadriatiche, atti del Convegno (Teramo-Chieti 27-29 giugno 2008), Firenze 2012, pp. 66-69, p. 68.
  5. G. Cantino Wataghin, V. Fiocchi Nicolai, G. Volpe, Aspetti della cristianizzazione degli agglomerati secondari, in R.M. Bonacasa Carra, E. Vitale (a cura di), La cristianizzazione in Italia tra tardoantico e altomedioevo, atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Agrigento 20-25 novembre 2004), p. 88.
  6. Centri vicani oggetto di campagne di scavo sistematiche sono Angera e Bedriacum; cfr. G. Sena Chiesa, Angera romana: il vicus e l’indagine di scavo, Angera romana: scavi nell’abitato 1980-1986, Roma 1995, pp. XXXI-LXIX.; Ead., Cinquant’anni di ricerche a Calvatone-Bedriacum: da Mirabella Roberti agli scavi dell’Università Statale di Milano, in “Annali Benacensi”, XIII-XIV (2007), pp. 217-241.
  7. «[…] In contrasto con quanto viene generalmente indicato come una gravissima crisi territoriale già in età post-costantiniana»; Sena Chiesa, Agglomerati insediativi minori, in Abitare in Città / Leben in der Stadt. La Cisalpina tra impero e medioevo, atti del convegno (Roma 1999), Wiesbaden 2003, p. 207.
  8. M. David, Note sulla diffusione del cristianesimo nel territorio di Milano tra IV e V secolo, in La chiesa di Sant’Eusebio in Cinisello Balsamo, R. Cassanelli (a cura di), Milano 1986, pp. 18-29; M. Sannazaro, La cristianizzazione delle aree rurali della Lombardia (IV-VI sec.). Testimonianze scritte e materiali, Milano 1990.

    in foto: Mappa dell’Italia settentrionale con localizzazione dei principali centri vicani identificati sulla base dei principali itineraria (elab. E. Rossetti da David, Traversari, Melega 2014).

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