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NUME (NUovo MEdioevo), Gruppo di Ricerca sul Medioevo Latino, nasce a Firenze nel 2015 con l'obiettivo di accrescere, promuovere e diffondere la conoscenza del patrimonio culturale medievale, in tutte le sue declinazioni, con particolare attenzione all'area europea occidentale. A questo scopo, in collaborazione con istituzioni pubbliche e private, nonché con professionisti e studiosi in Italia ed Europa, pubblica articoli scientifici di settore, organizza periodicamente convegni dedicati, porta avanti progetti interdisciplinari, cura la pubblicazione di collane scientifiche, fornisce supporto e servizi alla ricerca.

 

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NUME (NUovo MEdioevo), Research Group on Latin Middle Ages, was born in Florence in 2015 aiming to enhancing, promoting and spreading the knowledge of the medieval cultural heritage in all its forms, with particular attention to the Western European area. To this end, in collaboration with public and private institutions, as well as with professionals and scholars in Italy and Europe, publishes scientific articles, regularly organizes conferences dedicated, carries on interdisciplinary projects, publishes scientific series, provides support and services to research.


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Chiesa di Santa Maria de Naranco, Oviedo (Spagna), IX secolo (Wiki Commons License)
Chiesa di Santa Maria de Naranco, Oviedo (Spagna), IX secolo (Wiki Commons License)
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SEGNI DEL POTERE, VISIONI DI SALVEZZA: CARLO MAGNO, AQUISGRANA E LE TRE ‘CAPITALI CRISTIANE’

Cappella Palatina, Aquisgrana, interno (Creative Commons license)
Cappella Palatina, Aquisgrana, interno (Creative Commons license)

Leonardo Marchetti

in "II Ciclo di Studi Medievali, Atti del Convegno", Firenze 27-28 Maggio 2017, Monza 2017, pp. 28-55.

 

 

Acme dell’architettura carolingia, la cappella palatina di Aquisgrana-Aachen-Aix la Chapelle è forse una delle più celebri chiese d’Occidente, certamente un’opera architettonica capace di tradurre ed esaltare nella pietra e nel mattone, una ad una, tutte le linee programmatiche della politica di Carlo Magno rileggendo ciascuna di esse attraverso la fascinazione gerosolimitana del mondo franco infine coronato dalla imperialis dignitas christiana.

 

Luogo di assoluta ed esclusiva rappresentatività, il santuario della memoria stessa del sovrano franco con la tomba le reliquie, nella cappella di Aquisgrana è ancora possibile penetrare il codice architettonico, l’ordinatio e la dispositio delle singole parti dell’edificio, ed intravvedere in controluce l’intrinseco desiderio carolingio di compendiare e in qualche modo possedere in un’unica struttura i tre centri della cristianità: Roma, Costantinopoli, Gerusalemme, le ‘tre capitali cristiane’, per citare ‒ parafrasandolo ‒ Richard Krautheimer[1]. Una costruzione ‘trinitaria’ dalla carica semiotica ed estetica a tal punto eccezionale ed evidente per i territori legati al luogo in cui venne realizzata da comunicarsi nella stupefazione dell’immaginario politico-culturale dell’Impero (e franco e germanico), specialmente nelle regioni reno-mosane, come un modello prevalente da scomporre e ricomporre in citazioni mimetiche e/o mitetiche delle eterogenee emergenze strutturali, politiche e religiose connaturate alla costruzione chiesastica[2]; non ultima la capacità della cappella, opus mirabilis, di innestarsi nel caleidoscopio delle devozioni cristiano-latine da e verso Gerusalemme figurando tra le prime architetture altomedievali evocative del complesso del Santo Sepolcro[3]. Aspetto non secondario nella funzione archetipica riconosciuta alla Palatina, almeno fino al XII sec., quando con la rinnovata e sempre crescente circolazione di pellegrini alla volta della Terra Santa la mediazione architettonico-concettuale gerosolimitana della cappella di Aquisgrana, non più sufficiente né politicamente necessaria, venne gradualmente superata da altri exempla e soprattutto dal ricorso diretto agli originali[4].

 

Un processo ancora lontano dalla città regale e poi imperiale di Carlo, l’ambita capitale dell’impero cristiano, il centro di quell’organismo aspro e intenso, il regnum Francorum, che a suo modo intese confrontarsi con il perdurante e impreteribile primato della βασιλεύουσα πολις, Costantinopoli, νέα Ίερυσαλήμv, e con il suo inquilino, l’Autokrator d’Oriente, legittimo erede e successore degli imperatori romani, il capo dell’ecumene cristiana, Occidente compresovi. 

 

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